Mercoledì, 23 Giugno 2021
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Applaudito al “Verdi” il “Don Chisciotte” ucraino

I ballerini del Teatro di Lviv conquistano il pubblico triestino che benevolmente sorvola su alcune pecche dello spettacolo

È strano che uno dei più popolari ed accattivanti balletti classici quale “Don Chisciotte” (ossia “Don Quixote”) – composto da Aloisius Ludwig Minkus sul libretto di Marius Petipa ispirato ad un episodio del capolavoro di Cervantes – nell'arco di quasi sessant'anni sia stato rappresentato solo tre volte al Teatro Verdi. La possibile causa, tuttavia, potrebbe esserne il proverbiale disinteresse del pubblico triestino nei confronti dell'arte tersicorea, perlomeno quando tra i protagonisti mancano i nomi di massima caratura.

In tale ottica, dopo le edizioni proposte dal London Festival Ballet nel 1961 e dal Bolshoi nel 2001, questa approdata dall'Ucraina con la relativamente giovane compagnia del Lviv National Academic Opera And Ballet Theatre “Solomia Krushelnytska” rischiava di essere snobbata ed è proprio quello che è successo, a giudicare dal numero degli spettatori alla serata d'esordio. Eppure, come spesso capita, i pregiudizi facilmente portano alla conclusioni inesatte. Chi si aspettasse la perfezione assoluta e la grandeur suggerita dalle celebri coreografie storiche di Alexander Gorsky e Petipa, potrebbe anche restare alquanto deluso: la regia, le scenografie ed i costumi - i cui autori non appaiono nel programma da sala – sono di un gusto a tal punto tradizionale che riescono persino ad intenerire, seppure privi di intenti benché minimamente innovativi o originali e scevri di sfarzo e luccichio così idonei a questo grande balletto.

Il tutto sembra realizzato nel segno dell'austerity che, comunque, ben poco disturba, anzi evoca i remoti tempi quando la sostanza era più importante del contorno. E parlando dell'essenza, ovvero della danza stessa nel caso concreto, lo spettacolo complessivamente possiede una buona, coinvolgente, amena energia, grazie soprattutto all'impegno sia dei solisti sia del corpo di ballo che non si risparmiano nel offrire il proprio meglio, potendo contare sulla notevole tecnica ed abilità scenica. Vi è stata qualche imprecisione e smagliatura, ma facilmente perdonabile con un po' di benevolenza, giacché lo spettacolo possiede la necessaria solidità e compattezza strutturale, pur essendo particolarmente scorrevole dal punto di vista narrativo nonché cosparso dalle esibizioni invero deliziose.

Yaryna Kotys nei panni di Kitri e Olexsander Omelchenko in quelli di Basilio sembrano divertirsi pure nei passaggi più difficili, compensando un sollevamento presage non riuscito con i fuochi d'artificio che prontamente esplodono nel grand pas de deux con variazioni impeccabili. Sarebbe senz'altro doveroso mettere in rilievo la bravura di tutti i solisti che con grazia e disinvolta spigliatezza affrontano i ruoli da comprimari (specie le amiche di Kitri, l'Amorino, la coppia delle danze gitane), ma di nuovo, il programma di sala non ci rivela i loro nomi.

Yuriy Grygoriev non plasma un Don Chisciotte particolarmente credibile mentre il simpatico Borys Yakubus cerca di trarre il possibile dal personaggio di Sancho Panza. Mettendo la scena del sogno nella foresta a parte, musicalmente supportata con sensibilità e dolcezza, possiamo affermare che per il resto del tempo il maestro Yuriy Bervetsky sembra voler spronare l'orchestra del “Verdi” ad assumere gli stilemi di una banda militare di una certa qualità, e la compagine non ha scelta che assecondare il direttore.

Per quanto concerne la dinamica, lo spettro è per lo più arginato tra i forti e fortissimi, marcatamente ritmati, deflagranti e poco propensi a curare il fraseggio. Bervetsky, benché bravo nel seguire i ballerini, esalta il lato più banale della scrittura di Minkus, ed è un peccato, siccome la soprannominata scena onirica evidenzia la sua capacità di suggerire ed ottenere le articolazioni espressive ben diverse, cangianti ed eloquenti. Con qualche pecca, sì, ma soprattutto dignitoso e gradevole, lo spettacolo è stato meritatamente acclamato e salutato con applausi lunghi a calorosi. Lo si può vedere ogni sera alle 20.30 fino al 21 dicembre, quando sarà di scena anche alle ore 15.00.

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