CULTURA: SERRACCHIANI, DIGITAL DAY FVG 2016 ANCHE SU QUESTI TEMI

Trieste, 29 gen - "La Regione è impegnata in un importante lavoro di riordino normativo del patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia, per adattare ai tempi nuovi lo storico lavoro fatto fin qui dal Centro di catalogazione e restauro di Villa Manin di Passariano, da un anno assorbito nelle competenze dall'Istituto regionale per il Patrimonio Culturale (IPAC)".

Lo ha sottolineato oggi la presidente Debora Serracchiani aprendo i lavori della seconda giornata del convegno nazionale su Patrimoni culturali, sistemi informativi e Open Data: accesso libero ai beni comuni?, promosso a Trieste dall'IPAC del FVG.

"Questa intensa due giorni, dedicata al non facile passaggio dalla gestione dei dati cartacei al libero accesso al mondo digitale, testimonia anche dell'attenzione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) verso le politiche e le scelte operative compiute in questi anni dal Friuli Venezia Giulia. Stiamo valutando se sarà possibile replicare il Digital Day (per la digitalizzazione di imprese, Pubbliche Amministrazioni, scuole e cittadini, ndr) già organizzato nel 2014. E in caso positivo intendiamo dare attenzione nel programma 2016 proprio ai temi analizzati e approfonditi dall'odierna iniziativa", ha sottolineato Serracchiani.

Nel corso dei lavori di oggi, Daniele Manacorda, docente all'Università di Roma Tre, autore di testi di successo nella divulgazione dei beni culturali (come il più recente L'Italia agli italiani. Istruzioni e ostruzioni per il patrimonio culturale), ha ricordato la cornice europea del dibattito sul libero accesso alle banche dati pubbliche, presentando le Linee guida della Convenzione di Faro (Portogallo), documento fondamentale del Consiglio d'Europa recentemente ratificato dal Governo italiano: "chiunque ha diritto a trarre benefici dall'eredità culturale", ha ricordato, "il culto sacrale del patrimonio lo imbalsama, ma non lo protegge".

Altri interventi hanno presentato le esperienze più innovative messe in atto dalle Pubbliche Amministrazioni che hanno in gestione importanti ambiti di beni culturali, come l'area archeologica di Roma o i beni artistici, culturali e naturali della regione Emilia-Romagna.

L'attenzione si è poi spostata dal livello nazionale a quello regionale, grazie agli interventi sulle esperienze digitali nel settore culturale del Friuli Venezia Giulia, come Insiel, Università di Udine, Associazione bibliotecari, Associazione Musei Archivi Biblioteche e Cineteca del Friuli.

Infine, è toccato ai giovani studiosi dell'IPAC, guidati dal direttore Rita Auriemma, presentare il tema dei patrimoni culturali e dei sistemi informativi nell'era della trasparenza: "non le perle ma il filo", ha esordito Auriemma, citando Flaubert, "per dire di una stretta relazione tra il patrimonio culturale e l'ambiente, con una visione globale e contestuale dei beni culturali che ponga al centro dell'azione politica il paesaggio".

In conclusione dei lavori, la giornalista e divulgatrice Cinzia Dal Maso ha presentato L'archeologia è anche mia, manuale che offre spunti originali e concreti raccontando 34 storie di giovani archeologi che hanno saputo realizzare i propri sogni e inventarsi un mestiere nella gestione e nella comunicazione dei beni culturali.

ARC/RM/com



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