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No Borders, ecco il film che racconta le storie dei migranti invisibili

Il regista Mauro Caputo ha lavorato per un anno e mezzo raccogliendo materiale e documenti abbandonati dai migranti nei boschi a ridosso della frontiera tra Italia e Slovenia. TriestePrima vi fa vedere il trailer

 

Le storie dei migranti che attraversano la frontiera boschiva tra Italia e Slovenia sono molte di più di quelle che vengono accertate e per rompere il muro di silenzio che contraddistingue i media nazionali arriva "No Borders, flusso di coscienza", il docu-film realizzato dal regista Mauro Caputo che negli ultimi 18 mesi ha "vissuto" quotidianamente i boschi del Carso a ridosso del confine "colabrodo". L'operazione documentaristica (dedicata a Giorgio Pressburger e prodotta da Vox e A_Lab) è la rappresentazione della volontà critica di ridare voce al dimenticato fenomeno della Rotta balcanica, facendo leva sulle tracce che l'inarrestabile ondata migratoria proveniente dalla Bosnia lascia sul terreno. 

L'abbandono della propria identità

I migranti che giungono in Italia spesso si liberano della propria identità, evitando così di essere respinti. "Abbandonano così anche le loro medicine - racconta il regista - e ogni documento rilasciato nei centri accoglienza dove sono stati ospitati, portandosi solo un piccolo zainetto con lo stretto necessario". Secondo Caputo, queste persone "da noi stanno pochissimo, cercano di raggiungere Francia, Germania, Spagna e altre destinazioni europee che sono in genere le loro mete".

Nessun controllo alla frontiera

Per questo motivo, secondo il regista, i dati degli arrivi sarebbero sottostimati. "La stessa polizia non ha troppo interesse a fermarli - continua - perché sa che da noi sono solo di passaggio. Si crea così un passaggio di migliaia di "invisibili" che nelle intenzioni non vogliono rimanere sul territorio italiano e che in gran parte sfugge alle statistiche ufficiali". Ed è proprio in merito a quest'assenza che il regista testimonia il fatto che, nonostante i tanti sconfinamenti di giorno e di notte e ad ogni ora, non sia mai incappato in controlli.

La testimonianza

"Non ho incontrato nessun genere di ostacoli, ma solo le tracce ed i volti degli invisibili che arrivano ogni giorno. La sensazione è che questo passaggio sia in qualche modo “tollerato”: se venissero fermati occorrerebbero traduttori, avvocati, un iter complicato. Nonostante questo, la popolazione di Trieste comincia ad essere sensibile al fenomeno. Certo – aggiunge – è più facile individuare e contare quelli che arrivano coi barconi, ma la Rotta balcanica esiste e nessuno se ne accorge troppo". 

Fenomeno inarrestabile

Nel film non c'è nessuna testimonianza né alcuna intervista, a parlare è solo la voce fuori campo dell'attore Adriano Giraldi che segue le tracce nei boschi lasciate da questo esercito di invisibili di "maschi adulti ma anche tante donne e bambini" tutti pronti a distruggere ogni cosa del proprio passato pur di iniziare una nuova vita in Europa. Secondo i dati delle Nazioni Unite, attualmente nel mondo una persona su 97 sarebbe in fuga. Un fenomeno che, anche e soprattutto se rivolto al celebre "The Game", vale a dire quel continuo tentativo da parte dei migranti di raggiungere l'Europa dai campi profughi nei Balcani, sembra essere inevitabilmente inarrestabile. "Non si può fermare un fiume. Non si può mettere una diga a questo esodo". 

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