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Stoya: attrice hard e androide a Science + Fiction

L'icona del cinema hard è stata ieri al Trieste Science + Fiction. Per la prima volta in un film senza restrizioni di età, ha recitato nei panni di un'androide nel film Ederlezi Rising, di Lazar Dobroza

Stoya, l'icona del cinema hard, è stata ieri a Trieste come ospite al Science + Fiction Festival. Per la prima volta in un film senza restrizioni di età, ha recitato nei panni di un'androide nel film Ederlezi Rising, di Lazar Dobroza. Pornostar, scrittrice, attivista e adesso anche attrice in un film di fantascienza, Stoya sfugge a tutte queste definizioni, le sta stretta qualunque etichetta e soprattutto il codice comportamentale a cui rispondono molte attrici porno: quelle che si vestono sopra le righe e non escono dal personaggio neanche in conferenza stampa, che espletano il dovere della seduzione anche fuori contesto, che non perdono nessuna occasione per infilare un doppio senso. Soprattutto, nello sguardo di queste donne, si legge ancora quel momento della loro vita in cui qualcosa è andato storto, e lo sarà per sempre.

Non sappiamo molto del passato di Stoya, a parte quello che è pubblico: padre serbo e mamma scozzese, l'esordio come modella, poi il soft-core, fino ai 66 film hard e l'iscrizione al partito democratico. Eppure è lontanissima dal cliché della pornostar: comunica vivacità, presenza di spirito, molta intelligenza e, in qualche modo, candore. Se non sta vivendo la vita che vorrebbe, è molto brava a non dimostrarlo. Ma sembra subito evidente che la sua missione è proprio questa: fare a pezzi il cliché, e l'unico modo per definirla è lasciarla parlare: “Ho una personalità ferina e felina, se uno mi provoca divento un gattaccio di strada. Sono una persona pacifica e curiosa, sono iscritta al partito democratico e posso votare alle primarie. Il mio pensiero è allo stesso modo conservatore e anarchico progressista, non generalizzo mai e osservo la realtà pragmaticamente, ossia per trovare soluzioni in grado di migliorarla”.

“Non scambiatemi per femminista e attivista – continua Stoya -, sono una persona politica in maniera ragionevole, il mio attivismo scatta solo se vedo ingiustizie, se vedo che le persone muoiono per comportamenti sbagliati. Quando mi chiedono se sono attivista mentre faccio sesso davanti a una telecamera rispondo che non si tratta di una posa o di un atteggiamento, ma di una parte di me che entra in gioco per risolvere ciò che è necessario”.

Nel curriculum  anche un libro, “Philosophy, pussycats and porn”, che l’attrice definisce: “Un collage di piccole riflessioni e saggi apparsi sul mio blog e sul New York Times, e parla di tutto ciò che riguarda il mio essere politica e pornostar. Parla di cosa significa essere una 'sex worker' negli stati uniti di oggi. Stiamo iniziando appena a capire cosa significa: ci sono stati altri primi passi compiuti da alcune pornostar, che hanno scritto libri di memorie e sono commentatrici sociali, ma con Trump al potere ci ritroviamo in un momento delicato in cui dobbiamo far sentire la nostra voce più che mai. Dopo i trans e musulmani, il prossimo capro espiatorio potremmo essere proprio noi”.

Parlando del suo debutto nel non-porno, l'attrice rivela di aver ricevuto altre offerte: “Alcune discutibili come Dead Hooker o progetti indipendenti senza una precisa identità. La prima proposta interessante è arrivata dalla regista serba Maja Milos per “Clip”, un film molto forte e interessante, ma non ho potuto partecipare perché ero sotto contratto per un altro film, quindi ringraziamo il capitalismo americano per questa opportunità persa. Poi è arrivata la proposta di Lazar, e sentir parlare di fantascienza serba mi ha subito incuriosita, ma anche spaventata. Ho accettato quando ho capito che era un buon progetto”.

Il film è tratto da una storia breve di Zoran Neskovic, in cui un astronauta prova a riprogrammare un androide femmina, così lo descrive il regista Lazar Dobroza: “Non nascondo che all'inizio si trattava di realizzare un sogno e una mia fantasia: conoscevo e adoravo Stoya, mi sono calato nella parte di un uomo che la vuole tutta per sé. Poi dal primo incontro alla fase di realizzazione sono passati tre anni di prove, scrittura, casting, così l'approccio si è fatto più pragmatico e classico e la mia fantasia di lavorare con lei si è trasformata in qualcosa di completamente diverso: ora sono fiero di aver desessualizzato il corpo di Stoya, e di averla resa un'attrice in grado di trasformarsi in un androide”.

Un'esperienza non facile, come conferma Stoya: “Non ho mai avuto una preparazione da attrice. Certo, ho studiato danza e lavorando nel porno so quali sono gli effetti delle luci sul corpo, so come il corpo appare davanti alla telecamera e come mi devo muovere, ma non avevo esperienza di recitazione. Mi sono completamente affidata a Lazar e molto ha giocato l'ambientazione spaziale dentro l'astronave. Il costume è parte integrante del personaggio e sono stata costretta a muovermi con un'eleganza robotica. Tutti questi fattori più la guida del mio coprotagonista (Sebastian cavazza, Ndr) mi hanno aiutato a concludere un'esperienza tra le più belle della mia vita, anche se sfibrante rispetto al cinema hard, a cui sono abituata. Alla fine, la domanda che questo film pone è: siamo sicuri che gli uomini non ripeteranno con l'intelligenza artificiale gli stessi errori che commettono verso le donne?”.

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