Agricoltura: Shaurli, ricerca valorizza le peculiarità Fvg

Martignacco, 26 gennaio - "Riscoprire alcune peculiarità che possono identificare i nostri prodotti con il territorio e dare il giusto valore aggiunto alla nostra agricoltura non rappresenta una visione romantica della ricerca e del settore primario, bensì un elemento che può concorrere a far crescere ancora le potenzialità dell'agroalimentare regionale".

Lo ha affermato l'assessore alle Risorse agricole del Friuli Venezia Giulia, Cristiano Shaurli, a conclusione del convegno introduttivo della 52. edizione di Agriest, alla Fiera di Udine, a Torreano di Martignacco, evento espositivo che ha come titolo AgriestTech ed è focalizzato sulla meccanizzazione agricola e le tecnologie.

Il convegno di apertura, organizzato dalla direzione regionale Risorse agricole, aveva per tema "Tecnologia e innovazione a servizio della sostenibilità, dell'ambiente e della biodiversità" e ha messo a confronto tecnici, esponenti del mondo della ricerca e operatori.

Proprio alla luce degli interventi che si sono susseguiti, in particolare da parte degli esponenti dell'Università di Udine e dei rappresentanti di alcune delle aziende agricole che hanno saputo innovare, Shaurli ha voluto evidenziare che, specialmente all'estero, la richiesta di prodotti agroalimentari, dal vino a quelli alimentari, spesso mira a privilegiare l'identità degli stessi e la loro forte identificazione con un territorio.

"Siamo di fronte a cambiamenti anche culturali del mercato - ha precisato l'assessore - e il territorio è un elemento di richiamo per produrre ulteriore valore aggiunto a vantaggio degli operatori agricoli".

"Ciò vale anche e soprattutto per l'export - ha aggiunto Shaurli - perché fino a pochi anni fa si pensava semplicemente di essere troppo piccoli in termini quantitativi per esportare, mentre ora vi è una forte richiesta di qualità e unicità che una regione dotata di un settore agroalimentare come il nostro deve saper cogliere".

In termini assoluti, ha richiamato l'assessore, "il valore aggiunto dell'agricoltura regionale è cresciuto del 15 per cento, l'export agroalimentare nel complesso del 35 per cento, con punte nel comparto vitivinicolo che negli ultimi cinque anni è levitato fino al 52 per cento".

"Ciò - ha soggiunto Shaurli - non deve farci dimenticare che vi sono settori in forte crisi e che spesso sono proprio quelli caratterizzati da una ridotta dimensione aziendale o dall'impossibilità ad affrontare i mercati internazionali che, peraltro, sono elementi spesso correlati".

Occorre dunque, per Shaurli, "che assieme alla Regione tutti i soggetti della ricerca, con gli operatori, sappiano fare, e continuino a fare gioco di squadra per permettere la diffusione delle nuove tecnologie, dall'agricoltura di precisione alle moderne meccanizzazioni, ma anche per accompagnare e aiutare l'agricoltura del nostro territorio a ricollocarsi al centro del sistema economico, mantenendo una tendenza alla crescita dalla quale devono trarre beneficio gli agricoltori e non solo i successivi passaggi della filiera".

"Certo è - ha evidenziato l'assessore - che innovazione ed esportazione, come si è evinto anche dagli interventi al convegno odierno, sono ancora fattori ed elementi familiari solo per le aziende di una certa dimensione che possono sopportare i costi del processo innovativo".

Uno degli obiettivi, anche attraverso le misure del PSR e la costituzione di gruppi operativi dal basso, dev'essere proprio quello di allargare la domanda e la fruizione di ricerca e di innovazione anche nelle realtà medio piccole e oggi meno strutturate.

Così come un obiettivo imprescindibile rimane quello di raggiungere una maggiore collaborazione, anche attraverso la creazione di filiere produttive e reti d'impresa, che permetta di affrontare le nuove sfide: dalla ricerca e innovazione, alla promozione, fino alla capacità di affrontare, con sempre maggior efficacia, i mercati internazionali.

Come ha ricordato nel corso dei lavori Paolo Ceccon, del dipartimento Scienze agrarie e ambientali dell'Università di Udine, la ricerca produce effetti vantaggiosi per le aziende e consente di realizzare nuove scoperte e brevetti utili a ottimizzare il lavoro nelle campagne, nelle aziende zootecniche, nei boschi e negli allevamenti ittici. È finanziata dagli enti pubblici ma anche, come nel caso dell'ateneo friulano, sempre di più anche dai privati.

Il trasferimento di tali conquiste alle aziende, come ha rilevato Raffaele Testolin, direttore dell'Azienda agricola sperimentale dell'ateneo udinese, è curato dall'Università di Udine, che ne trasmette i risultati: tra i più recenti, la coltivazione di varietà della vite resistenti, e il miglioramento delle colture del melo e del ciliegio. Colture, che fino a pochi decenni fa, aveva sottolineato Shaurli, "rappresentavano un elemento importante dell'economia rurale per zone che ora sono destinate ad altre coltivazioni".

L'implementazione degli esiti delle ricerche nel tessuto rurale, come ha evidenziato Romeo Cuzzit, della direzione regionale Risorse agricole, avviene a cura e con il sostegno della Regione attraverso il programma di sviluppo rurale, con l'Ersa, che si occupa della promozione ma anche della sperimentazione.

A riprova di ciò, ad AgriestTech, salone aperto fino a domenica (29/1), sono stati attivati due punti di incontro rivolti in particolare agli operatori, ma anche agli appassionati, per poter avere un confronto diretto e non convegnistico sulle opportunità alle quali si può accedere sia in termini di aiuti pubblici che di nuove sperimentazioni in campo. ARC/CM/fc
 



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