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Trieste, cicloturismo e altra mobilità

Arriva la settimana della mobilità sostenibile. Sinceramente questi annunci di buoni propositi che piovono annualmente mi hanno talmente annoiato che abolirei tutte le settimane e tutte le giornate "ricordo". Sembrano sempre più una passerella di farò e faremo. Per il cicloturismo e la mobilità sostenibile a Trieste è stato fatto addirittura qualche passo indietro. Si è tolto un trenino che bene o male poteva essere un avamposto di mobilità su ferro per sbloccare il traffico su viale Miramare da Barcola alle rive. E' da più di un anno che manca il tram di Opicina, mezzo necessario per caricare le bici fino al Carso. L'uso promiscuo di mezzi pubblici e biciclette è stato più volte indicato come uno dei sistemi di spostamento all'avanguardia in Europa. E questo ormai da una decina di anni. Da noi, in Italia in generale, a parte pochi casi di piste ciclabili attrezzate come l'Alpe Adria, ben poco si è visto di concreto. Eppure l'effetto Ciclovia Alpe Adria Radveg dovrebbe insegnare a quegli amministratori che pretendono la chiusura dei centri storici alle bici, che i flussi del turismo più sostenibile passano invece proprio da qui. E che Trieste così come Muggia e il circondario sono di natura ben disposti ad accogliere una turismo di questo tipo. Per quanto ci si ostini a dire che Trieste no xè per bici, credo che i fatti dimostrino il contrario. La Parenzana sta diventando una meta sempre più ricercata. Slovenia e Croazia hanno investito con accortezza su questo percorso, chiudendo addirittura alle auto la costiera da Capodistria a Isola. Hanno beneficiato di questa nuova rotta anche i centri più remoti dell'interno dell'Istria come Piemonte e Grisignana. A comprova è il fatto che le motonavi facciano ormai il pieno di biciclette. Vale sia per quella diretta a Muggia, da cui parte un preludio di Parenzana lungo l'argine del Rio Ospo, che per quella diretta a Grado, capolinea della Alpe Adria Radveg. La ciclopedonale Cottur, detta anche della Val Rosandra, unico esempio virtuoso di ciclabile urbana ed extraurbana voluta dalla ex Provincia, è a volte anche fin troppo trafficata. I sentieri del Carso ça-va-sans-dir, sono di per sé degli ottimi tratturi per le mountain bike. E per inciso, a quanto ne so, per la ciclabile del Carso sarebbero stati già stanziati 2,9 milioni di euro e si prevedeva l'avvio imminente ma a quanto pare si è rimasti al palo. Mi piacerebbe che ci si rendesse conto come lo spostarsi dalla periferia al centro con mezzi non inquinanti che agevolano l'attività fisica - anche biciclette a pedalata assistita - potrebbe innescare un circolo virtuoso. In poco tempo si andrebbe a ridurre traffico e inquinamento in città e sulle direttrici principali. Vantaggi non solo salutari quindi, ma anche economici. Si tratta per chi amministra di avere una visione a medio-lungo termine e pianificare il territorio dotandolo di mezzi che permettano di farlo. E smetterla di colpevolizzare il ciclista, facendo di pochi casi di maleducazione una generalizzazione inaccettabile. Tempo fa si erano sperimentate delle griglie da porre sugli autobus. Che fine hanno fatto? Pensare di dotare di trasporto bici alcune linee di bus che salgono verso Duino, Sgonico, Basovizza e Dolina non credo sia un'utopia. C'è stato un progetto pilota che non ha funzionato per il semplice fatto di non averlo reso promiscuo al trasporto urbano abituale. Così come potrebbe essere una buona idea permettere la salita delle bici su tutti i treni. Oggi accade sui regionali, e in effetti la rete in FriuliVG ha una buona copertura per questo genere di servizio. Bene sarebbe, un domani quando - e se - entrerà in funzione la ferrovia transalpina, prevedere che le bici possano caricarsi a Campo Marzio e possano scendere a Rozzol, Guardiella, Villa Opicina o in qualsiasi altra stazione in Slovenia fino ad arrivare a Lubiana. Oggi ad esempio una cosa simile è possibile proprio percorrendo fino in fondo la ciclabile Cottur e intercettando la stazione di Erpelle-Cosina/Hrpelje-Kosina. Qui si possono caricare le bici ed arrivare in treno fino a Pisino, Canfarano (nei pressi di Rovigno) e Pola. Ci avevate mai pensato? Stefano Scarpa

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Commenti (1)

  • Caro Stefano 3 anni fa circa era stato presentato al Comune e alla Trieste Trasporti un progetto per incentivare e regolarizzare l'utilizzo della bicicletta e dei mezzi pubblici. Una cosa semplice che andava a sfruttare risorse gia' esistenti e disponibili pensata dopo 5 anni di analisi "pratica" sul territorio. Su Fb c'e' una piccola presentazione che avevamo fatto "Progetto Bicitta' Trieste". La giunta di allora, nonostante l arrivo imminente dei fondi per i temi eco sostenibili su pedali, parlava di non aver sufficente denaro per sostenere l'idea e allo stesso modo l'idea era stata parcheggiata dalla T.T. La cosa triste e' che poi i soldi sono arrivati e sono stati utilizzati per delle opere a dir poco discutibili e di reale poco aiuto ne per i cittadini che usano la bicicletta nell urbano ne per i turisti ( sempre in stato confusionale quando arrivano in citta' ). Purtroppo avendo visto questo cio' che si e' percepito e' una burocrazia rivolta come sempre piu' agli interessi personali piuttosto che a quelli reali dei cittadini e della citta'.

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