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Il match che vale una stagione

Non l'onore o la dignità, nel match dell'anno l'unica cosa da salvare è la categoria

Domani 13 maggio sul campo lombardo la Triestina di Gentilini affronta il Sangiuliano City nel match che vale una stagione e la permanenza nella serie C. Serviranno poche chiacchiere e fare un goal in più dei padroni di casa. Centinaia i tifosi che da Trieste partiranno alla volta dello stadio di Seregno. Nella partita dell'anno, l'unica cosa che conta è il campo. Poi, dalle 19:30, si aprirà un'altra stagione

Nella stagione più deludente degli ultimi anni la Triestina ha ancora qualcosa da salvare. Non l’onore, non la dignità, nemmeno i fiumi di retorica da quattro soldi che tanto piacciono ai presunti campioni della comunicazione. Domani, 13 maggio, l’unica cosa che avrà un senso sarà fare un goal più degli avversari, così da guadagnare la salvezza sul campo. Lo sanno bene mister Gentilini e gli interpreti di un’annata da dimenticare con ben tre allenatori cambiati (a tal proposito e ad onor del vero Massimo Pavanel ha lasciato "mesi ed un anno di contratto"). Lo sanno bene i tifosi e chi capisce veramente di calcio. Gli altri no, non lo capiscono.   

Conta il campo, nient'altro

Non è questo il momento per tirare le somme, né per fare bilanci. Quelli, semmai, li dovrà fare la società e il presidente Simone Giacomini dal triplice fischio del match di Seregno in poi. Un goal più degli altri, perché mai come quest’anno quel rettangolo verde è stato l’unico fattore veramente determinante, l’esclusivo metro di giudizio, tanto sportivo quanto morale. Una lezione, se volete, anche per chi pensa che bastino i soldi per vincere i campionati, un video commissionato e ben realizzato dai guru del marketing e della pubblicità o i consigli di chi pensa di sapere. Conta il campo, in questo sport. Nient’altro. 

"Noi siamo la Triestina" i tifosi pronti a difendere la categoria

Trieste risponderà anche domani, come ha sempre fatto nelle occasioni che contano. Centinaia di tifosi invaderanno Seregno, dove oltre ad indicare la posizione della porta avversaria agli attaccanti rossoalabardati, inciteranno dal primo all’ultimo minuto la squadra. “Noi siamo la Triestina” è coro urlato a gran voce anche lo scorso sabato al Rocco, quasi a sottolineare, un’altra volta, come quell’Unione sia patrimonio prima di tutto della città, e poi di chi l’amministra o di chi ne cura momentaneamente gli interessi. L’indagine della Procura federale, i parcheggi del Famila, gli aperitivi e quant’altro sono “solamente” elementi di una storia che non appartiene a questa città. La società, dal canto suo, l’ha ribadito più volte a colpi di comunicati stampa.

Le chiacchiere fuori dal campo

“Siamo estranei”, queste le parole che hanno riempito titoli. Vedete, il ragionamento per cui i giornali si fanno con i commenti non è molto distante da quelle interviste in cui i giocatori preferiscono l’ipocrisia alla schiettezza. Come i giornali si dovrebbero fare con le notizie (e con i fatti), anche la sincerità dovrebbe prevalere sulla falsità. Contano i fatti. Non conta come si arriverà a quel risultato. Conta buttarla dentro. Conta uscire dal campo sapendo di aver dato tutto. Conta salvarsi per salvare la faccia. Poi, dalle 19:30 in poi, inizierà un’altra stagione. In bocca al lupo, greghi.      

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