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Cronaca

Territorio Libero (TL3): «Situazione per l’Italia ogni giorno sempre più compromessa»

19.17 - Gli indipendentisti «insuccesso della sfilata del gruppo "Trieste Propatria" (meno di 200 persone a sfilare all'urlo di "Tito boia" e "Boia chi molla")»

Quando anche i media locali, è ormai obbligato a scrivere la verità per evitare maree di lettere di protesta, vuol dire che la situazione per l’Italia è ogni giorno sempre più compromessa. Il mega inserto “patriottico” di sabato 25 ottobre, sommato all’insuccesso della sfilata del gruppo “Trieste Propatria” (meno di 200 persone a sfilare all’urlo di “Tito boia” e “Boia chi molla”), fiancheggiato dalle associazioni nazionaliste ed irredentiste come la Lega Nazionale, inizia a mostrar gli scricchiolii di un sistema sempre più marcio e sempre più debole. Già dalla prima pagina nel servizio di Paolo Rumiz c’è qualcosa che stona nella retorica patriottarda che ci si aspetta dal mezzo di propaganda italiana piú diffuso ed efficace a Trieste: “Se appena ora si comincia a parlare liberamente del 1914 e dei nostri soldati sul fronte di Galizia, figurarsi quando si potrà dirla tutta sulle sparatorie dell’ottobre ’53 e il ritorno di Trieste all’Italia nell’anno successivo. Uno studio spassionato e non partigiano su quel tema irto di trabocchetti e influenze internazionali, e soprattutto su cosa accadde a Trieste prima e dopo i morti di Piazza Sant’Antonio, ancora non esiste (…)” Il dubbio, il grande dubbio che la verità sugli scontri di piazza, sui “martiri”, sull’effettiva volontà della cittadinanza triestina di ritornare sotto il giogo italico, inizi a farsi sempre più strada nelle menti di tutti i Triestini, anche i più insospettabili, come in questo caso.

Ma le sorprese non finiscono qui: anche Pierluigi Sabatti è costretto ad ammettere che  “a disperdersi (oltre agli istriani, n.d.r.) saranno anche migliaia di triestini: già il 15 marzo del ’54 la nave “Castel Verde” è la prima a lasciare la Stazione Marittima per raggiungere l’Australia: a bordo circa 650 emigranti pieni di speranza, diretti verso l’ignoto”. Sottolinea lo storico Piero Purini: «Da quel giorno, e per oltre sette anni, altre navi salpano da Trieste, una reca un amarissimo scritto su uno striscione: “Torna la madre, i figli partono”. Sono circa 22 mila persone che decidono di lasciarsi alle spalle la crisi economica che colpì la città e l’instabilità politica. Quasi la metà raggiunge le coste australiane”.  È una emigrazione di massa. L’abbandono della città, della famiglia, degli affetti. Le stesse cose che perdono gli istriani, é vero. Le stesse cose che almeno una parte degli istriani non avrebbero perso con il TLT, giacché la zona B non sarebbe finita sotto amministrazione yugoslava. Ironico che chi ha perso tutto per colpa dell’Italia adesso la difenda…

Ma lo speciale irredentista un po’ strano non finisce qui: non solo ci ricorda che con il TLT lo sport era quasi tutto in serie A, ma  ci ricorda che “L’aggancio al boom economico non ci fu, e la città non si sviluppò al di là dei proclami “ Ma come, Trieste “caralacuore” non ha ricevuto tantissimo dall’Italia, come ci suggeriscono i patrioti? Invece no, altra sorpresa nell’articolo: “ l’aggancio al boom economico era stato mancato, strade e ferrovie erano un miraggio e restava vivo il ricordo dei quasi ventimila emigrati in Australia dopo la fine del governo militare alleato. Non mancarono proteste violente, come quella del 1966 contro la chiusura dei cantieri navali, prevista da un piano nazionale di razionalizzazione del settore. La città non si sviluppò al di là dei proclami, che materializzavano il sogno della “Grande Trieste”, polo industriale, centro internazionale di scambi economici e culturali, ponte di pace verso i Balcani e l’Est europeo.” Verità distorta da parte dello studioso Diego D’Amelio? O propaganda ormai logora finalmente smascherata?
Per fortuna ci pensa lo schieratissimo Raul Pupo a riportarci alla realtà di una propaganda becera e ormai usurata. Il suo articolo riguardante l’esistenza o no del TLT, oltre che ovviamente sospetto, é un’accozzaglia di informazioni raccogliticce, frecciate ben mirate sperando di far danni (“Topolinia”…) e una univocità nell’interpretazione giuridica perlomeno sospetta, così come sospetta, oltre che tragicomica, è la difesa finale alla validità del trattato di Osimo, considerato tutt’oggi illegale dalla (udite udite) Lega Nazionale.

Se questo era il pezzo forte della propaganda nazional-irredentista, possiamo ben dire che il ripudio della matrigna si avvicina sempre più. Il treno della Storia si sta muovendo, ora tocca ai triestini saper guadagnarsi la libertà.

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