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Cronaca

A Parola data: "Parola e Prestigio"

Mi si perdoni, non amo troppo essere autoreferenziale, ma quando ho assistito alla vicenda del rientro obtorto collo dei nostri due fucilieri di Marina in India, subito dopo essermi ritrovato schifato e sgomento ho pensato alla rubrica che conduco...

Mi si perdoni, non amo troppo essere autoreferenziale, ma quando ho assistito alla vicenda del rientro obtorto collo dei nostri due fucilieri di Marina in India, subito dopo essermi ritrovato schifato e sgomento ho pensato alla rubrica che conduco. A parola data, appunto.
Bene, qui stiamo parlando di una vicenda che oramai ci è fumosamente nota per come è stata condotta.
Il ministro degli Affari esteri Giulio Terzi di Sant'Agata è uno degli uomini di punta della diplomazia italiana; una feluca di tutto rispetto e di lunghissimo corso.

Non è uno sprovveduto, non è un quisque de populo magari di bella presenza che viene indicato da un partito politico o individuato dal capo del governo di turno a rappresentarci a livello internazionale per far valere le ragioni della settima potenza industriale del mondo.

Giulio Terzi (di Sant'Agata) è un ambasciatore consumato, aduso a ogni cerimoniale e ad ogni situazione solo a vedere il suo lunghissimo curriculum vitae.

Chiamato a reggere il dicastero degli Esteri da Mario Monti in un preciso momento storico nel quale sotto al segno dell'emergenza bisognava rispondere con misure straordinarie, diciamo la verità, con quel suo fare elegante e distaccato si faceva naturalmente portatore di più di qualche senso di rassicurazione.

Sembrava una sorta di valore aggiunto al già tanto noto quanto decantato prestigio internazionale di Mario Monti.

Poi venne quel maledetto giorno nell'oceano indiano.

"Saranno pirati o pescatori? Io dico pirati. Tu spara."

"Siamo in acque internazionali anche se ci si accostano delle motovedette indiane. Ci chiamano ci dicono che dobbiamo entrare nel porto per riconoscere i morti.
CINCNAV, che dite voi? No? Ma loro mi dicono di accostare. No?
Io accosto ed entro in porto. Sarà una formalità. Perché no? Io vado, state tranquilli. Vi faccio sapere. Grazie."

Così immagino io il dialogo tra i marò e poi successivamente i contatti radio tra il comandante dell'Enrica Lexie e il Comando in Capo della Squadra Navale che segue la navigazione delle navi mercantili in acque internazionali, specie quelle sulle quali vi è personale armato della Marina con compiti di vigilanza pagato con soldi delle compagnie di navigazione.

Poi i due marò vengono trattenuti dagli indiani in mezzo a folle urlanti che chiedono le loro teste e il nostro governo manda in avanscoperta il sottosegretario Staffan de Mistura a garantire la loro immunità in quanto militari impegnati in operazioni all'estero. I nostri non finiscono in carcere, ma in giro per le strade dell'India sotto l'occhio vigile della nostra ambasciata e della loro polizia. Dopo mesi vengono rimandati in Italia per le festività del Santo Natale, rientrano in India e tutti a dirci bravi perché il ministro Terzi ha detto che "noi italiani siamo gente di parola".

Qualche mese più tardi, nel bel mezzo di un inquietante vicenda giudiziaria nazionale tutta tipica di una commedia all'italiana che vede i vertici di Finmeccanica indagati per corruzione internazionale per la fornitura di una ventina di elicotteri dell'Agusta-Westland proprio all'India, i nostri due marò vengono rispediti in Italia con una licenza di ben quattro settimane per poter esprimere il voto alle elezioni politiche con l'impegno dato dal ministro Terzi di farli rientrare
Terzi, Monti e Di Paola, il nostro ingessatissimo ministro della Difesa, trovano anche il tempo per farsi fotografare accanto ai marò alla vigilia esatta delle elezioni.

Poi all'indomani dell'esito elettorale scatta il colpo di scena.
Giulio Terzi di Sant'Agata dichiara che "in India non ci sono le condizioni di garanzia giudiziarie per far rientrare i marò in India".
L'India se la prende a tal punto che facendosi un baffo della Convenzione di Vienna che tutela i diplomatici non permette a Daniele Mancini, nostro ambasciatore a New Delhi, di rientrare in Italia: è sotto sequestro insomma.

Noi avremmo potuto fare altrettanto con il loro ambasciatore o, più civilmente, sollevare il caso di fronte all'assemblea dell'ONU visto che l'Unione Europea ci fa pilatescamente sapere che è una "questione fra singoli Stati".
No.

Nel mentre i due fucilieri di Marina vengono iscritti nel libro degli indagati dalla Procura militare di Roma per violata consegna e per dispersione di materiale militare, Terzi si è speso per poter avere assicurazioni che i nostri due faranno parte del personale militare in servizio all'ambasciata italiana in India e che in ogni caso non saranno passibili della pena di morte e che l'eventuale condanna detentiva la sconteranno in Italia. E li ha rispediti a New Delhi.

A parola data: un po' come dichiarare che il nostro prestigio internazionale ce lo siamo giocato tutto in una volta.
Sulla vicenda in Italia scoppia il vespaio. Giulio Terzi di Sant'Agata trova anche il tempo per dichiarare che non darà le dimissioni da ministro degli Esteri.
Chissà come dorme la notte.

Simone Momianesi

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