Bancarotta fraudolenta: arrestato imprenditore per un "buco" da 700.000 euro

15.34 - Le operazioni illegali dell'uomo hanno portato anche alla disoccupazione di 50 persone: a metterlo in manette sono stati i militari della Guardia di Finanza di Trieste

A seguito della dichiarazione di fallimento di una società a responsabilità limitata con sede nel capoluogo giuliano, operante nel settore del turismo alberghiero, la Procura della Repubblica di Trieste ha delegato la Guardia di Finanza a svolgere indagini finalizzate a comprendere le ragioni del dissesto e a cogliere eventuali comportamenti fraudolenti.

Dai primi riscontri effettuati, i militari del Gruppo di Trieste, sotto la direzione del Sostituto titolare delle indagini, hanno subito maturato alcuni sospetti sull’operato dell’amministratore della società, un cittadino italiano di anni 50 residente in Austria da circa un dieci anni. In effetti dall’analisi dei documenti è emerso che quest’ultimo aveva programmato e realizzato una precisa strategia consistente nel progressivo depauperamento delle risorse patrimoniali della società, attuato in modo scientifico e secondo tempistiche studiate a tavolino, fino a condurla al fallimento.

Il progetto illecito poggiava le sue basi su un’architettura societaria in grado di favorirlo: infatti, la società era di fatto gestita ed interamente posseduta, per il tramite di una società di diritto austriaco con sede in Salisburgo, dal medesimo amministratore che, nell’arco di 2 anni ha via via dirottato all’estero i ricavi ed il patrimonio della società italiana, avvalendosi della società austriaca. Al fine di giustificare queste movimentazioni finanziarie, il soggetto indagato ha provato a deviare il corso delle indagini, esibendo la documentazione contabile fiscale e societaria apparentemente in grado di giustificare certe attività e scelte societarie.

Però, grazie ai successivi riscontri documentali e testimoniali condotti dalle Fiamme Gialle, è stato accertato il carattere mendace della documentazione stessa. In particolare, l’imprenditore indagato ha prodotto documentazione artificiosa allo scopo di fornire una apparente ricostruzione delle spese sostenute presso le strutture alberghiere gestite e dissimulare artatamente l’illecito drenaggio di flussi finanziari a scapito della società fallita.

L’ammontare complessivo della distrazione operate in danno alla fallita è quantificabile in circa 700.000 euro. Oltre al danno patrimoniale subito dall’Erario, derivante dai debiti tributari e contributivi accumulati dall’impresa insolvente, il fallimento ha, tra l’altro, portato alla sostanziale disoccupazione di tutto il personale impiegato in due strutture turistiche ubicate in Sicilia (nel centro storico di Ragusa ed in provincia di Caltanissetta) nella misura di almeno 50 unità.

Le indagini hanno consentito di ipotizzare il delitto di bancarotta fraudolenta, nonché di promuovere una richiesta di misura cautelare in carcere, successivamente concessa dal G.I.P. del Tribunale di Trieste. Considerato che l’imprenditore risiedeva stabilmente in Austria, la Guardia di Finanza ha attivato un’efficace rete informativa che ha consentito di rintracciarlo nel breve periodo proprio a Trieste. Subito dopo sono scattate le manette e l’ex amministratore è stato tradotto presso il carcere di via del Coroneo.

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