Cronaca

Un "patto" Trieste-Roma e i soldi del Recovery Fund: la possibile svolta per l'ex caserma di via Rossetti

Durante i lavori della Commissione consiliare sono stati indicati gli ipotetici scenari sul futuro dei 12 ettari abbandonati da anni. Il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti, quello degli enti locali e l'interesse dell'Università. Come l'operazione potrebbe andare in porto

Il tanto atteso progetto di riqualificazione dell’area dell’ex caserma di via Rossetti potrebbe essere arrivato ad una svolta. Lo scenario futuro riguarderebbe la possibilità di realizzare il campus studentesco (per il quale le stime parlano di circa 100 milioni di euro ndr), utilizzando le risorse del Recovery Fund. Il cambio di passo è stato reso noto nel primo pomeriggio di oggi 19 marzo all’interno della seduta fiume sui Lavori Pubblici, durante le Commissioni consiliari chiamate in questi giorni a discutere sul bilancio di previsione del Comune di Trieste. 

La trattativa e le nuove possibilità 

Oltre all’ipotesi che potrebbe consegnare definitivamente alle migliaia di studenti triestini una nuova casa, vanno registrati i passi in avanti della “trattativa” tra l’amministrazione Dipiazza e la Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria dell’area. Nonostante gli apparati romani siano “arrugginiti” dalla burocrazia e risultassero impacciati a causa della loro macchinosa lentezza, sarebbe la stessa sede di via Goito a Roma a poter presentare, grazie alle modifiche previste dal Codice degli appalti, le proposte progettuali per il futuro dell’area abbandonata da quando l’esercito decise di disfarsene, nella seconda metà degli anni Duemila.   

Il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti, enti locali e UniTs

Nuovi scenari finanziari che si sommano all’individuazione dei protagonisti della rivoluzione: uno dei cavalli di battaglia del primo cittadino di Trieste (far confluire buona parte degli istituti scolastici superiori in via Rossetti) necessiterebbe tuttavia del coinvolgimento della Regione (competente in merito alla gestione delle scuole ndr) e ha suscitato l’interesse dell’Università giuliana, a cui non dispiacerebbe entrare in possesso di alcuni edifici dove poter trasferire parte della didattica (si parla anche di un possibile segmento sanitario ndr) ed aumentare, di riflesso, l’offerta delle residenze agevolate per studenti.  

Lavorare su più livelli: il patto tra gli attori

Una maxioperazione di riqualificazione urbana per la quale diventa fondamentale l’interlocuzione attiva di tutti i protagonisti (Cassa Depositi e Prestiti, Comune, Regione e UniTs ndr) e l’impegno, da parte degli stessi, sulla base di diversi livelli di operatività. Concretamente, il tutto potrebbe tradursi nella progressiva moltiplicazione degli scenari in virtù di un vero e proprio “patto” tra gentiluomini (che se così fosse, in futuro dovrebbe inevitabilmente prevedere un Accordo di programma ndr).  

Cosa potrebbe accadere: le prossime mosse

Detto questo, le mosse da fare in un contesto ideale potrebbero essere le seguenti: CDP presenta la proposta di progetto alla stazione appaltante (il Comune ndr) e contemporaneamente, viste le opportunità offerte dal Recovery Fund, avanza la richiesta di finanziamento ai vertici ministeriali per così alleggerire il proprio investimento sull’area; sul fronte degli enti locali, il Comune andrebbe a “svuotare” parte degli edifici scolastici (molti dei quali, non tutti, in condizioni fatiscenti ndr) aprendo di fatto ad una lista di possibili alienazioni, vale a dire ricavare ulteriori risorse da redistribuire sul territorio.

"Operazione per il bene della città": le parole del sindaco

Un’operazione complessa e non certamente realizzabile in un batter d’occhio ma che, secondo l’amministrazione comunale, avrebbe dalla sua innumerevoli vantaggi: restituire a Trieste una città nella città e non lasciare che i ragazzi studino in edifici in condizioni incredibilmente negative. “Abbiamo ricominciato a riunirci – ha commentato il sindaco raggiunto telefonicamente da TriestePrima – e possiamo dire che c’è un discreto margine per riuscire a realizzare qualcosa di veramente notevole, direi unico in tutto il Paese. Il progetto ha bisogno di tempo ma rappresenta un’operazione che ha come obiettivo il bene di tutta la città”. La conferma di un cambio di passo farebbe leva anche sulla decisione di Cassa Depositi e Prestiti di istituire delle “sezioni” più vicine ai territori e quindi non più fossilizzate nei saloni dei palazzi romani.

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