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Comitato articolo 26: «Insegnato il gender nelle scuole senza autorizzazione»

Lo rileva in una nota il comitato articolo 26

«Il comitato articolo 26, sezioni di Trieste e Treviso, su segnalazione dei genitori dell'Istituto Pasolini, di Casarsa (PN), denunciano - nelle modalità con cui è stato svolto il progetto "Penso, dunque scelgo" - una grave violazione dei diritti delle famiglie a esprimere o meno il consenso informato su progetti non curriculari. Questo progetto, che tratta di affettività, sessualità e identità sessuale, non può essere obbligatorio per ogni alunno, e portato avanti senza informare le famiglie sul contenuto, la visione antropologica e le competenze dei relatori anche in relazione alla problematica educativa della diffusione nelle scuole di applicazioni ideologiche dei cosiddetti studi di genere o gender theories».

Lo rileva in una nota il comitato articolo 26.

«Il Ministro dell'Istruzione - continua la nota -  ha ribadito questo diritto dei genitori sia con la circolare del MIUR n 4321 del 6/7/2015, sia nel suo intervento al question time presentato dall'on. Gigli e dall'on. Sberna il 28/10/2015. È in contrasto con questi documenti, la circolare (citata dalla dirigente dell'Istituto Pasolini) inviata il 15 luglio a tutti i dirigenti della regione dal direttore dell'USR (Ufficio Scolastico Regionale). Il testo di questa circolare, dato che utilizza in maniera non univoca i termini "curriculare" (obbligatorio) e "extracurricolare" (facoltativo), innesta l'idea che all’ interno dell’ orario  scolastico obbligatorio la scuola possa inserire qualsiasi iniziativa, e che tutti gli alunni debbano obbligatoriamente partecipare a ogni progetto inserito nel POF (piano dell'offerta formativa), anche se non curriculare, quindi non disciplinato dalle indicazioni nazionali, e anche se i genitori fossero fortemente contrari. Questo porterebbe all'obbligo di partecipare a ogni uscita didattica, corso o altro, che fosse inserito nel POF».

«Per questo motivo - ancora - , il 14 gennaio, il Comitato Articolo 26, sez. di Trieste e Treviso, a nome di molti genitori, ha segnalato il caso dell'Istituto Pasolini a tutte le autorità scolastiche competenti, locali e nazionali, per disattesa attuazione di quanto disposto dalla circolare del Miur n 4321 dd 6/7/2015. Nonostante questo, in una successiva riunione chiarificatrice richiesta dalla nostra associazione, la preside dell'Istituto Pasolini ha continuato a negare il diritto al consenso informato, appellandosi alla circolare regionale e ignorando tutta la normativa nazionale propostale, cosa che porterà i genitori a subire l'imposizione del resto del corso, nonostante tutti i tentativi di far valere i loro diritti. Dovrà ovviamente rispondere anche per iscritto, ma a questo punto, attendiamo chiarimenti dal Ministero».

«Ribadiamo  - concludono - che il rapporto ideale con la propria scuola, deve essere di fiducia e di collaborazione, nel pieno rispetto del ruolo specifico di ciascuna componente della comunità scolastica e del particolare e prioritario ruolo educativo, che spetta alla famiglia».

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