Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca Piazza Unità d'Italia

Commemorazione della "liberazione di Trieste dall'occupazione titina", tra polemiche e rivendicazioni

Celebrata la ricorrenza del 76esimo anniversario dal 12 giugno 1945, ultimo dei "40 giorni" dell'occupazione titina. Il vicesindaco Polidori: "Giorni di deportazioni, spari e coprifuoco, è stata una liberazione". I consiglieri di opposizione: "Discorso di parte. Mancava sindaco, metà giunta e molti consiglieri di maggioranza, hanno disertato una cerimonia voluta da loro"

Si è celebrato oggi in un rinnovato Consiglio Comunale il 76esimo anniversario della fine dell’occupazione jugoslava a Trieste, una commemorazione organizzata per la seconda volta dopo la deliberazione della Giunta comunale approvata il 26 maggio 2020. Già nel 2015, su proposta degli allora consiglieri Franco Bandelli e Alessia Rosolen, il sindaco Roberto Cosolini aveva autorizzato l’Unione degli istriani a realizzare un cippo per onorare la storica data.

Giornata, tuttavia, non scevra da discussioni e polemiche: parte dell’opposizione ha infatti puntato il dito sull’assenza del sindaco, di buona parte della giunta e dei consiglieri di maggioranza, rappresentati solo da Lega e Fratelli d’Italia. Assenti anche i consilieri del Movimento 5 Stelle. Presente invece il vicesindaco Polidori ed esponenti della politica Regionale: gli assessori Fabio Scoccimarro e Pierpaolo Roberti, insieme ad enti, associazioni patriottiche e d’arma Il Presidente del Consiglio comunale Francesco Di Paola Panteca ha sottolineato, nell’intento dell’evento commemorativo, "il preciso scopo di mantenere vivo il ricordo del valore della città che, unita nell’amor di patria seppe sostenere fieramente indicibili sofferenze nei 40 giorni di occupazione, dimostrando con tenacia al mondo intero il forte sentimento di appartenenza all’Italia”.

Il Vicesindaco Paolo Polidori ha poi ricordato la giornata del 12 giugno 1945 e poi gli antecedenti 40 giorni: “un’occupazione e non una liberazione, con deportazioni, spari ai balconi che avevano il tricolore italiano, il coprifuoco alle 15 e file di persone che attraversavano la città con le mani legate dietro alla schiena con filo di ferro”. In particolare il vicesindaco ha riportato una diretta testimonianza dalla sua storia familiare: “Mio padre scappò per miracolo alla deportazione per il coraggio di sua madre che riuscì a nasconderlo all’interno di un cumulo di carbone. Sono molte, le testimonianze come queste”. “Questa ricorrenza - ha concluso Polidori - possa essere quindi considerata come rappresentativa della vera fine della seconda guerra mondiale per Trieste”.

Per conto dell’opposizione hanno presenziato le consigliere Antonella Grim (Iv) e Laura Famulari (Pd). “Ho partecipato sentitamente alle celebrazioni – ha spiegato Grim a margine -, orgogliosa della scelta fatta dall’allora sindaco Cosolini nel 2015. Sono però delusa da alcuni passaggi del discorso del vicesindaco mi hanno profondamente delusa, bisogna smettere di apporre sulle cerimonie “bollini” e “copyright” per il rispetto di tutti, lo dico da figlia di esule istriana. Inoltre il discorso si concludeva con ‘Viva Trieste’ e non con ‘Viva l’Italia e l’Europa’, avrei preferito più attenzione al ritorno all’Italia, per cui in molti hanno sacrificato la vita. Inoltre noto un’assenza degli esponenti del centrodestra e anche le associazioni di esuli presenti erano molto poche”.

“Non c’era il sindaco – ha voluto precisare Famulari – c’erano sette consiglieri di maggioranza su 20, e non c’era mezza giunta. Hanno disertato una cerimonia che hanno voluto loro. Inoltre nel discorso del vicesindaco, molto di parte, il paragone tra Tito e Mladic mi è sembrato azzardato, lasciamo queste considerazioni agli storici”.

Il programma della giornata celebrativa è poi proseguito con l’Alzabandiera in piazza Unità d’Italia, la deposizione di una corona alla lapide che ricorda l’evento del 12 giugno, nel Parco della Rimembranza, e infine, alle 18, l’ Ammainabandiera solenne. Analoghe commemorazioni a Monfalcone, ma non risulta nessuna cerimonia ufficiale a Gorizia. A questo proposito è intervenuta con disappunto l’Unione degli Istriani: “non vorremmo che questa circostanza avesse a che fare con l’amore scoppiato tra la città italiana miracolosamente salvata dalla cupidigia di Tito e la parte rubata, oggi slovena con il nome di Nova Gorica, le quali nel 2025 saranno, insieme, Capitale Europea della cultura. Speriamo di aver capito male”.

L’assessore Scoccimarro è poi intervenuto con una nota stampa: “sarebbe auspicabile che, nello spirito di questa data, tutti i Paesi ex jugoslavi venissero a inchinarsi alla foiba di Basovizza, come ha fatto l'anno scorso il Presidente della Repubblica slovena".

"Fino a oggi – ha poi dichiarato l’assessore Roberti - la liberazione di Trieste era appannaggio di una sparuta minoranza di figuri che sbandierava i vessilli rossi durante il Primo Maggio. Per fortuna dal 2020 le istituzioni festeggiano il 12 Giugno, Liberazione dalle truppe titine, che tanto male fecero al nostro territorio".

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