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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Meno commercianti, più dipendenti pubblici e collaboratori domestici: l'effetto Covid sul lavoro in Fvg

Crollano i redditi delle partite iva, mentre si alzano quelli degli amministratori e dei sindaci. Oltre 22mila pensionati sono ancora attivi nella nostra regione. A presentare i dati è un'indagine Ires Fvg su dati Inps

Dall'inizio della pandemia, tra restrizioni e lockdown sono state tantissime le categorie di lavoratori duramente colpite dagli effetti del virus sulla vita quotidiana. E a quasi due anni dall'inizio dell'epidemia mondiale ancora in molti continuano a pagare lo scotto delle restrizioni e dei cambiamenti di vita imposti dal Covid. E' un'indagine Ires basata su dati INPS a restituirci un'istantanea reale della situazione nella nostra regione evidenziando le categorie in difficoltà e quelle in crescita nell'arco del 2020.

Le categorie più colpite

A pagare lo scotto più alto sono tutti i residenti operanti nel commercio. Si registr ainfatti un significativo calo dei commercianti (-2,3% rispetto al 2019), che operano in uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia; sono infatti inclusi in questa categoria anche i lavoratori autonomi che operano nel turismo. Si riscontra poi una contrazione degli occupati dipendenti nel privato (-2,6%, in termini assoluti quasi -9.000 unità), in particolare quelli a tempo determinato e stagionali, e dei collaboratori (-7,9%). Quest’ultima categoria comprende principalmente: le collaborazioni coordinate e continuative, i collaboratori di giornali, riviste, enciclopedie e simili; i dottorati di ricerca, gli assegni, le borse di studio erogate dal Miur, i medici in formazione specialistica; i venditori porta a porta, gli associati in partecipazione. 

Tali diminuzioni, spiega Alessandro Russo che ha elaborato i dati, sono state compensate da un notevole incremento dei lavoratori retribuiti tramite i voucher del libretto famiglia (+388,3%), dovuto all’introduzione del bonus baby-sitting nel quadro degli interventi di sostegno predisposti per fronteggiare le conseguenze della pandemia.

Calo dei redditi per le Partite Iva

Cala anche il reddito con flessioni importanti nel 2020 per quanto riguarda i professionisti con partita Iva, non iscritti alle Casse previdenziali degli ordini professionali, che presentano una media inferiore di circa 2.800 euro rispetto all’anno precedente (da 20.536 a 17.727 euro, -13,7%). È il caso ad esempio dei consulenti informatici, dei designer, dei pubblicitari, dei formatori, degli amministratori di condominio. Tra gli autonomi si osservano delle diminuzioni significative che hanno riguardato gli artigiani (-1.660 euro, pari a -6,8% rispetto al 2019) e i commercianti (-1.347 euro, pari a -5,6%). Anche i dipendenti del settore privato hanno subito una forte contrazione dell’imponibile medio annuale (-1.178 euro, pari a -5% in un anno). Le diminuzioni illustrate sono state comunque, almeno in parte, compensate dall’utilizzo massiccio della Cassa integrazione guadagni per i lavoratori subordinati e da tutta una serie di sostegni economici rivolti agli autonomi.

Le categorie in crescita

Si è verificato inoltre un aumento dei dipendenti pubblici, in particolare il personale a tempo determinato nella scuola e nella sanità per attuare le misure anti Covid (+1,4%). Infine, si rileva una variazione positiva dei lavoratori domestici (+7,8%); per quanto concerne quest’ultima categoria tale andamento è dovuto in primo luogo al lockdown che ha reso necessario instaurare rapporti regolari per consentire al lavoratore domestico di spostarsi liberamente. Successivamente è intervenuta la norma che ha regolamentato l’emersione di rapporti di lavoro irregolari contenuta nel D.L. n.34 del 19/05/2020 (decreto “Rilancio”).

I redditi più elevati

La categoria che presenta i redditi più elevati è quella degli amministratori iscritti alla Gestione separata Inps, che superano i 51.000 euro annui di imponibile previdenziale. Si tratta principalmente degli amministratori, sindaci, revisori di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica e degli amministratori di Enti Locali. È inoltre la categoria che vede la minor presenza femminile (meno di un quarto del totale); all’opposto il lavoro domestico (93,9%), quello occasionale (75,6%), i dipendenti pubblici (59,3%) e i professionisti (49,5%) presentano la maggiore presenza delle donne. Il peso della componente femminile tra i professionisti iscritti alla gestione separata è in crescita negli ultimi anni e in Fvg è la più elevata d’Italia (la media nazionale è pari a 46,6%). Il reddito delle donne è nel complesso mediamente inferiore di quasi un terzo rispetto a quello degli uomini; solo nell’ambito del lavoro domestico e di quello occasionale la componente femminile presenta dei redditi maggiori a quelli degli uomini. Si tratta peraltro delle due categorie con i valori più contenuti.

A livello territoriale i redditi medi più elevati si rilevano in provincia di Trieste per quanto riguarda l’occupazione dipendente, sia pubblica sia privata, mentre per quanto concerne il lavoro autonomo è la provincia di Pordenone ad avere il primato.

I pensionati ancora attivi

Il 3,9% dei lavoratori considerati, pari a quasi 22.000 unità, sono in realtà dei pensionati ancora attivi nel mercato del lavoro, in quanto beneficiari di una pensione diretta di vecchiaia o anzianità già da prima del 2020. Una parte consistente, oltre 5.000 nella nostra regione nel 2020, hanno svolto attività occasionali retribuite dai voucher (si tratta prevalentemente di donne, si pensi in particolare al citato bonus baby-sitting). Altri ambiti dove i pensionati sono maggiormente presenti sono il lavoro autonomo in agricoltura (23,6% del totale), l’artigianato (11,2%), il commercio (11,7%) e, tra i parasubordinati, le attività degli amministratori (18,2%) e dei collaboratori (15%). Oltre a questi 22.000 ancora attivi, ci sono altri 8.443 lavoratori che sono andati in pensione nel corso del 2020.

La fonte dei dati

L’Osservatorio sui lavoratori dipendenti e indipendenti include i dati relativi a tutti gli assicurati presso le diverse gestioni previdenziali Inps, sia dipendenti che autonomi, dando conto di oltre il 95% del totale degli occupati regolari in Italia. Sono esclusi solo i professionisti iscritti alle Casse previdenziali degli ordini professionali (a meno che non abbiano anche posizioni di lavoro con obbligo di versamento contributivo all’Inps) e poche altre tipologie di lavoro autonomo occasionale esentate da contribuzione a fini previdenziali. I lavoratori sono classificati in base alla loro posizione prevalente nell’anno osservato, dove per “prevalente” si intende la posizione nell’anno con reddito (o retribuzione in caso di lavoro dipendente) maggiore; il reddito da lavoro complessivo nell’anno è la somma di tutti i redditi (e/o le retribuzioni) imponibili previdenziali percepiti nell’anno dal singolo lavoratore. Per gli artigiani e i commercianti si tratta del reddito dichiarato se presente (fonte Ministero delle Finanze), altrimenti il reddito è stimato tenendo conto della contribuzione dovuta e in base ai mesi di iscrizione; per gli autonomi agricoli si tratta invece del reddito convenzionale su cui vengono pagati i contributi.

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