Cronaca

Confcooperative Fvg: «Riforma degli appalti vale l'1 per cento del Pil»

A regime potrà arrivare fino al + 3 per cento. Accolte le richieste della cooperazione, dice Graffi Brunoro

Il nuovo codice degli appalti e delle concessioni, entrato in vigore il 18 aprile scorso, può determinare subito una crescita del Pil pari all’1 per cento annuo che, a regime, potrà salire fino al +3 per cento. È questa la stima fatta da Confcooperative nazionale che ha trovato conferma negli autorevoli interventi degli esperti che si sono alternati al tavolo del convegno organizzato da Confcooperative Fvg, con il patrocinio dell’Anci, alla Villa Manin di Passariano, moderati dal presidente di Confcooperative Fvg, Giuseppe Graffi Brunoro. Davanti a oltre cento operatori cooperativi e amministratori locali, il Consigliere di Stato, Carlo Modica de Mohac, ha affrontato il tema degli ambiti di applicazione della riforma e del suo regime transitorio; il presidente di sezione del Consiglio di Stato, Marco Lipari, ha spiegato i nuovi criteri di valutazione delle offerte e delle aggiudicazioni e l’avvocato romano, Massimiliano Brugnoletti, ha approfondito gli aspetti principali delle novità legislative recenti.

Premesso che gli appalti pubblici, a livello nazionale, sviluppano un controvalore economico che sfiora i 250 miliardi di euro, pari al 15 per cento del Pil, secondo il movimento cooperativo era necessario intervenire su una normativa datata 2006 e troppo complessa.

«Questa riforma riduce il numero di articoli da quasi 700 a 200 – ha detto, nel suo intervento introduttivo, Graffi Brunoro - e introduce importanti novità sul fronte della semplificazione che, se pienamente attuate, porterebbero a un notevole alleggerimento del carico burocratico, senza far venire meno i necessari controlli. Inoltre, la Pubblica Amministrazione non sarà più obbligata ad accettare le offerte al massimo ribasso, ma potrà valutarne la qualità e scegliere tra il miglior rapporto qualità-prezzo; potrà deliberare affidamenti diretti fino a 40mila euro; assegnare premi alle aziende virtuose dotate di un rating di legalità; inserire clausole sociali e ambientali, mettendo così fuori mercato, tra l’altro, le imprese e le cooperative meno scrupolose verso i diritti dei soci e dei lavoratori. Insomma – ha conclude Graffi Brunoro – si va verso l’obiettivo, su cui abbiamo lavorato con convinzione in questi anni, di trasformare l’equazione appalto uguale spesa in appalto uguale sviluppo e investimento»

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