Coronavirus, allerta massima di Fedriga: «I casi di contagio allarmano molto»

Il governatore: "Gli scali aeroportuali europei non fanno i controlli e noi siamo in un contesto nel quale le frontiere non ci sono e chi atterra in Francia, Slovenia e Austria può muoversi liberamente"

"Al momento non ci sono segnalazioni" in Friuli Venezia Giulia in merito a contagi da coronavirus ma "stiamo portando avanti tutti i controlli in regione, è chiaro che questi casi tra la popolazione residente in Italia ci allarmano molto" Lo ha detto il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. Parlando a margine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tar a Trieste, Fedriga ha ricordato che "avevamo chiesto i controlli via terra" per contenere la diffusione del virus "e allo stato attuale non abbiamo ancora una risposta chiara e fattiva. Capisco le difficoltà", ma "è necessario superarle perché questo vuol dire tutelare i cittadini".

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Più collaborazione

Gli scali aeroportuali europei, ha sottolineato il governatore, "non fanno i controlli e noi siamo in un contesto nel quale le frontiere non ci sono e chi atterra in Francia, Slovenia e Austria può muoversi liberamente". Ora, ha aggiunto, "mi auguro che ci sia il massimo intervento. C'è stata una grande collaborazione in questi giorni tra Regione e Ministero della Salute, e mi auguro che ci sia ancora, perché alle volte" il contributo tecnico delle Regioni "viene svilito da una componente politica aprioristica". Il riferimento è alla proposta avanzata da alcuni governatori per potenziare le misure di contenimento di diffusione del coronavirus nelle scuole, su cui "i tecnici ci hanno dato ragione": ci sono state "strumentalizzazioni da parte di qualche parlamentare", da "evitare quando si tratta di salute dei cittadini", ma "abbiamo dimostrato che non c'era nulla di razzista e xenofobo ma assolutamente di concreto responsabile".

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Novelli

Di controlli via terra ha parlato anche il deputato cividalese di Forza Italia Roberto Novelli. "I casi di coronavirus diagnosticati in Lombardia impongono misure più stringenti, che prevedano controlli non solo per chi arriva dalle zone di contagio direttamente via aereo, ma anche con scali intermedi, via nave e via terra". "Sino a qualche anno fa – ha aggiunto – eravamo sottoposti a controlli ad ogni frontiera, farlo oggi per un periodo transitorio non va considerata una limitazione della libertà, ma una misura cautelare. Irresponsabile alimentare allarmismi, ma altrettanto irresponsabile sarebbe sottovalutare i rischi".

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