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Crisi Diaco, Cgil contro i vertici: "Tagliati trenta posti di lavoro"

Da cento addetti ora ne sono rimasti settanta. Dopo il cambio di rotta della Diaco, da farmaceutico a cosmetico, Cgil esprime preoccupazione per le prospettive dell'azienda e per il futuro dei lavoratori

"Un gioiello della farmaceutica a Trieste. Ecco quello che avrebbe potuto essere la nuova Diaco Biofarmaceutici. Un importante gruppo ucraino ha rilevato nel marzo 2013 lo stabilimento storico con impianti e strutture “datati" e con l’autorizzazione a Produrre sospesa dall Agenzia Italiana del Farmaco, un grande sospiro per tutti i lavoratori in cassa integrazione". Ma la Cgil Filctem oggi si dichiara preoccupata. Come specificato da Sara Modesti, "gli investimenti previsti erano importanti ed avrebbero dato nuovi posti di lavoro e nuova energia all’economia locale. Dopo un periodo di startup, che come categoria abbiamo ritenuto di seguire nell'ottica del mantenimento delle garanzie occupazionali e di sviluppo, ci troviamo di fronte ad un decisivo cambio di rotta". La produzione, infatti, come riportato dalla nota, si sta spostando dal settore farmaceutico a quello cosmetico. E' stato inoltre avviato il processo di affidamento di alcuni alcuni servizi all'esterno, inscatolamento e confezionamento dei cosmetici.  Una notizia che ha destato non poche perplessità nei lavoratori e nel sindacato per l'annuncio dell'adeguamento occupazionale rispetto ai nuovi assetti aziendali. Il che, tradotto in numeri, ha portato i lavoratori da un centinaio ai circa settanta attuali con le chiusure dei tempi determinati e personale competente che ha preferito trovare nuova occupazione.

"La CGIL - continua la nota - ha costantemente monitorato la situazione  offrendo collaborazione, firmando deroghe a limiti contrattuali che altrimenti avrebbero appesantito l'azienda (ad esempio sul numero dei contratti a tempo determinato ben superiore a quanto previsto dai termini di legge, elasticitá su orari e su retribuzione delle ore straordinarie , ecc.); non pubblicizzando per non allarmare l'opinione pubblica e per evitare possibili complicazioni bancarie".

"Ora però bisogna agire per prevenire (forse) danni irreparabili. Il confronto proattivo, avuto in questi anni, può continuare partendo da dati certi, da numeri, da obiettivi reali e percorribili. Il Sindacato ed il personale rimasto ci sono e sono disponibili a rimboccarsi le maniche ancora una volta fronte un percorso chiaro, preciso e dichiarato".

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