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Decesso dopo l'irruzione della Polizia: in Appello no ai 7 milioni per i famigliari

La famiglia Rasman ora dovrà pare i 15 mila euro di spese processuali, ma il loro avvocato ricorrerà in Cassazione

Respinto dai giudici d'appello di Trieste il ricorso dei famigliari di Riccardo Rasman, il disabile morto a Trieste nel 2006 dopo un'irruzione della polizia nella sua abitazione in via Grego: la famiglia chiedeva sette milioni di euro di risarcimento contro il milione e 200mila euro ottenuti in primo grado dal Ministero dell'Interno.

Ora, dopo la sentenza, i famigliari dovranno anche pagare 15 mila euro di spese processuali. Ma l'avvocato della famiglia Rasman Claudio Defilippi ricorrerà in Cassazione in quanto ritiene il caso «ancora più grave di quello di Federico Aldrovandi, per il quale lo Stato ha pagato circa il doppio». 

Il caso

ll caso risale al 26 ottobre del 2006: la polizia venne chiamata da alcuni vicini di casa di Rasman perché il 34enne - in cura presso il Centro di salute mentale di Domio - stava lanciando petardi. I poliziotti della Squadra volante, con l’aiuto dei pompieri, avevano forzato la porta dopo aver tentato invano di farsela aprire. Rasman era stato ammanettato e fatto distendere sul pavimento. In tre gli erano saliti sulla schiena per tenerlo fermo mentre lui cercava di lottare fino allo stremo: quando era arrivato il 118 era già troppo tardi; «Asfissia posizionale» il responso della perizia medico-legale.

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