Cronaca

"Il Comune proroghi l'ordinanza dehors": i ristoratori lanciano una petizione

La petizione, indirizzata al sindaco Dipiazza, è stata lanciata da un gruppo di ristoratori per rendere note le difficoltà riscontrate in questi mesi ed evidenziare i vantaggi che l'ordinanza ha portato nei quartieri

E' iniziata oggi una raccolta firme per chiedere la proroga dell'ordinanza chiusura strade per dehors. La petizione, indirizzata al sindaco Roberto Dipiazza, è stata lanciata da un gruppo di ristoratori che, a causa dell’emergenza Covid, oltre ad essersi trovati a "sostenere spese non previste (plexiglas, gel mani, guanti e mascherine, contenitori per il domicilio) oltre alle ordinarie (affitto, fornitori, tasse)", ora ha difficoltà ad ammortizzare quelle legate all'utilizzo degli spazi esterni (arredo). Il Comune, infatti, da fine Aprile e fino al 13 giugno, ultimo giorno previsto dall'ordinanza, ha permesso loro di posizionare al posto degli stalli pubblici le sedute e i tavoli, ma solo nel weekend con la strada chiusa. Le cause riportate di seguito spiegano le difficoltà riscontrate e i motivi alla base della richiesta:

  • il meteo nel mese di maggio non è stato tra i migliori e questo ha ridotto il guadagno al minimo
  • lo spazio all’esterno non è garantito: i ristoratori non sono tutelati e sono costretti a conquistarselo da sè. Non è infatti previsto l'obbligo di rimozione forzata. Non avendo la certezza di riuscire ad ottenere lo spazio esterno, le prenotazioni non possono essere garantite al 100%
  • se l'amministrazione comunale non prorogherà ancora l'ordinanza, le spese sostenute per l'arredo esterno non potranno essere ammortizzate

Inoltre viene evidenziato che i quartieri sono "più vivibili senza traffico, molti residenti hanno apprezzato la chiusura al traffico, in certe vie si possono vedere i bambini giocare e le biciclette possono transitare senza pericoli". "Vi chiediamo solidarietà, affinché ci sia una ripresa, non solo nel nostro settore ma collettivo - si legge al termine - . La ristorazione è solo una parte della catena che muove il motore dell’economia. Se non lavoriamo, non lavorano nemmeno i rappresentanti, i fornitori, la grande distribuzione".

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