Casa esplosa in Baiamonti, anche Ikea trascinata in tribunale

La multinazionale Ikea Italia citata in tribunale dalla famiglia di Marcella Flego, l'86enne morta insieme al fratello Aldo, nell'esplosione della casa di via Baiamonti avvenuta il 20 febbraio del 2015

​Anche Ikea dovrà rispondere del disastro di via Baiamonti, a Trieste. I familiari di Marcella Flego, una delle due vittime dell'esplosione della palazzina e proprietaria dell'appartamento dove si è originata la deflagrazione che un anno e mezzo fa ha scosso tutta la città, hanno presentato presso il Tribunale civile di Trieste la comparsa di costituzione e la contestuale istanza di chiamata di terzi, in primis di Ikea Italia Retail Srl, nella persona del legale rappresentante, "affinché venga condannata all'integrale risarcimento del danno".

Quella cucina nuova, il cui montaggio sbagliato avrebbe fatto saltare in aria l'edificio e causato due morti e svariati feriti, infatti, la padrona di casa, la signora Flego appunto, 86 anni, l'aveva acquistata nel mega store Ikea di Villesse (Gorizia), attirata dai prezzi allettanti praticati dalla nota catena scandinava, ma anche dal marchio. Dunque, ora anche la multinazionale entra nel procedimento, come aveva auspicato Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui, attraverso la consulente personale Daniela Vivian, si sono rivolti per ottenere giustizia i familiari dell'altra vittima, il fratello di Marcella, Aldo Flego, 76 anni, di Pordenone.

Marcella Flego aveva concluso un contratto di compravendita di mobili ed elettrodomestici per la cucina del suo appartamento, al secondo piano della palazzina ubicata in via Baiamonti 71, a Trieste, stipulando altresì un contratto di appalto di servizi per il montaggio degli stessi. Successivamente, essendosi manifestato un vizio nel top della cucina, la signora ne aveva richiesto la sostituzione stipulando con Ikea un ulteriore contratto di appalto di servizi in garanzia, che doveva concretizzarsi con il montaggio del nuovo piano di lavoro, fissato per il 20 febbraio 2015: il giorno della tragedia.

Il banale intervento, che però si rivelerà tutt'altro che tale, vede coinvolte ben quattro ditte esterne, in un "valzer" di appalti e subappalti. L'ordine di servizio parte da Ikea Italia, che incarica del "montaggio articolo con slaccio e allaccio" la Blg Logistics Solutions Italia srl di Milano. Quest'ultima, in forza di un contratto di "subappalto per trasporto, smontaggio e montaggio", a sua volta "gira" l'incarico alla società cooperativa "La Sfinge", con sede legale a Roma. Per la parte impiantistica, invece, procede la Installo di Rovigo, che però affida a un'altra impresa, la triestina Astec, il compito di provvedere alle operazioni relative alle disconnessioni degli impianti elettrico, idrico e del gas dal piano cottura e dal lavello che dovevano essere sostituiti, per poi provvedere al ri-allacciamento una volta montati i nuovi piani Ikea.

Il montaggio della cucina, infatti, viene anticipato dall'intervento di "slacciamento" eseguito da Davide Mozina, idraulico della Astec, che alle 9.30 si presenta nell'abitazione, procede con lo scollegamento e avvisa il figlio della proprietaria, rimasto in casa a sorvegliare i lavori, che sarebbe ripassato dopo l'intervento di sostituzione per ripristinare i collegamenti con il nuovo piano cottura e lavello: Marcella Flego e il fratello Aldo, che - fatalità - proprio quel giorno è andato a farle visita, sono usciti per consentire agli addetti di operare in tranquillità.

I fatti di quelle ore vengono ricostruiti con precisione dalle indagini e dalle carte del procedimento penale. I due operai de "La Sfinge" smontano il vecchio mobilio, installano il nuovo piano di lavoro e se ne vanno, non competendo loro i collegamenti alle utenze, senza riferire alcuna anomalia. Alle 14.30, dopo che i due anziani fratelli sono rientrati, accade il finimondo: una tremenda esplosione sventra l'appartamento, causando la morte di Aldo Flego che resta schiacciato sotto i detriti e precipita anche al piano sottostante per il crollo del pavimento. L'incidente causa anche diversi feriti gravi nella palazzina tra cui la sorella Marcella, che viene estratta dalle macerie dai soccorritori dopo più di un'ora di sforzi: morirà comunque anche lei cinque mesi dopo in seguito alle ustioni e alle lesioni riportate.

I periti nominati dalla Procura di Trieste hanno appurato che l'esplosione è stata dovuta a una fuoriuscita di gas dal terminale della tubazione flessibile di raccordo tra l'impianto interno e il piano cottura temporaneamente scollegato, e che le responsabilità sono da attribuirsi all'idraulico che ha agito con "gravissima negligenza, imprudenza e imperizia". Ed è emerso, altro fatto grave, che la Astec non era in alcun modo abilitata a eseguire lavorazioni e installazioni sugli impianti a gas, non possedendo i requisiti professionali, le abilitazioni e le certificazioni stabilite dalle normative: il suo dipendente l'impianto a gas non avrebbe neanche dovuto toccarlo.

Circostanze che hanno portato il Pm della Procura di Trieste, dott. Pietro Montrone, nell'udienza del processo tenutasi il 14 luglio davanti al giudice Guido Patriarchi, a chiedere la pena di due anni e 4 mesi per il 36enne Davide Mozina, un anno e 4 mesi per il capo tecnico della stessa azienda, Dario Visentin, 42 anni, e un anno e 4 mesi anche per il presidente della Astec, Giovanni Zoccarato (71), ma tra gli imputati, che sono accusati di omicidio e disastro colposo, figura anche Enrico Rubiero, 46 anni, rappresentante della Installo, che evidentemente non ha ben verificato se la ditta a cui ha commissionato un'attività così delicata e pericolosa avesse i requisiti e le abilitazioni per poterla effettuare in sicurezza: gli imputanti hanno optato per la scelta del rito abbreviato e la sentenza del giudice è attesa per il 14 novembre.

Già dopo le perizie, che hanno posto un punto fermo sulle responsabilità della tragedia, e dopo il rinvio a giudizio, Studio 3A si è attivato per ottenere un congruo risarcimento per i familiari di Aldo Flego, chiedendo innanzitutto le coperture assicurative alle due imprese ritenute responsabili a vario titolo, Astec e Installo, ma nonostante le ripetute richieste le due aziende non hanno mai dato riscontri. Dinanzi a questo diniego, Studio 3A non ha potuto che indirizzare i priori assistiti alla causa civile ed è stato notificato l'atto di citazione.

"Tuttavia, fin da subito ci siamo posti e abbiamo posto un pressante interrogativo: possibile che un colosso come Ikea, il cui nome è famoso in tutto il mondo, non controlli le credenziali tecniche ed economiche delle imprese di cui si serve per le varie attività di trasporto, montaggio, "slacciamento" e allacciamento, non verifichi le loro abilitazioni e tutti i vari passaggi tra subappalti e subappalti dei subappalti?" spiega il Presidente di Studio 3A, dott. Ermes Trovò, che aveva già espresso forti perplessità per il fatto che l'azienda al vertice di tutta la catena non fosse stata in alcun modo chiamata in causa: d'altra parte, Studio 3A non poteva farlo, in quanto Aldo Flego non aveva alcun rapporto contrattuale con Ikea.

Una citazione in causa che ora dunque è arrivata, ad opera dei familiari della sorella di Aldo, Marcella, gli unici titolati ad agire in tal senso in quanto era la loro congiunta ad avere il rapporto contrattuale con Ikea. Anzi, come chiarisce il legale dei familiari dell'anziana, «sul piano della responsabilità civile l'unico soggetto con cui quest'ultima aveva un rapporto contrattuale è stata proprio Ikea Italia Srl, che come tale deve essere chiamata a rispondere dei danni causati nel sinistro».

Nell'atto di chiamata in causa di terzi si evidenzia come "unanime risulti l'orientamento giurisprudenziale, secondo il quale l'autonomia dell'appaltatore - il quale esplica la sua attività nell'esecuzione dell'opera o nel compimento di un servizio con propria organizzazione e apprestandone i mezzi nonché curandone le modalità e obbligandosi verso il committente a prestargli il risultato assunto - comporta che, di regola, egli deve ritenersi unico responsabile dei danni derivanti da terzi dall'esecuzione della prestazione. Innegabile inoltre risulta essere anche, per stessa ammissione di parte attrice e per le evidenze probatorie risultanti dalle indagini penali, che l'evento dannoso sia direttamente riconducibile alla responsabilità di terzi che hanno eseguito il contratto di servizi intercorrente tra Ikea e Marcella Flego".

Il nuovo giudice, dott. Paolo Vascotto, subentrato alla collega, dott.ssa Mastropietro, ha fissato per il 17 febbraio 2017 la prossima udienza di un procedimento civile che si annuncia lungo e combattuto.

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