Cronaca

La medaglia della carità dell'associazione Regina Elena alla città di Trieste

Un riconoscimento che viene conferito al massimo cinque volte all'anno a livello mondiale, consegnato oggi in municipio nelle mani del sindaco Dipiazza            

Significativa cerimonia oggi nel Salotto Azzurro del Municipio per l'attribuzione alla Città di Trieste, per le mani del Sindaco Roberto Dipiazza, della Medaglia della Carità in argento dell'Associazione Internazionale “Regina Elena”, la più alta onorificenza concessa dal sodalizio.

Un riconoscimento che – come ha spiegato il Presidente Nazionale della Delegazione italiana dell'Associazione Ilario Bortolan, nella sua allocuzione introduttiva – viene conferito al massimo cinque volte all'anno a livello mondiale, a Enti o a singole personalità ritenute meritevoli per le attività caritatevoli, spirituali e culturali svolte. Le stesse cioè che ispirano l'azione dell'Associazione Internazionale “Regina Elena”, organizzazione apolitica e apartitica creata in Francia nel 1985 (da cui l'acronimo internazionale in francese AIRH, Association Internationale Reine Helene) e poi in Italia nel 1990, diffusa oggi in 56 Paesi e il cui scopo è operare per il miglioramento dei popoli attraverso iniziative appunto caritatevoli nonché improntate a principi di giustizia, avendo come esempio la figura e l'opera di Elena del Montenegro (consorte del Re d'Italia Vittorio Emanuele III di Savoia. n.d.r.), ultima sovrana a ricevere, da Papa Pio XI, la “Rosa d'Oro della Cristianità” e definita “Regina della Carità”. Attuale Presidente Internazionale  dell'Associazione è S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia, pronipote della Regina Elena. A tutt'oggi solo 110 fra Enti e personalità di 14 nazioni del mondo possono fregiarsi della Medaglia della Carità assegnata ora a Trieste.

Ampia e dettagliata la “motivazione” di questa assegnazione, illustrata dal Presidente  Bortolan, che, in sintesi, si richiama in gran parte alle note sofferenze innanzitutto materiali patite da Trieste negli anni della Prima Guerra Mondiale, tra fame, malattie e impoverimento, avendo a pochi passi una delle zone più sanguinose del fronte (austro-italiano, n.d.r.), eppure “mai cedendo alla disperazione e all'odio” e anzi essendo pronta ad accogliere e assistere “i profughi di ogni nazionalità e credo religioso che dalle martoriate aree del fronte e dalle deserte campagne si spostavano in città”.

Non “casuali” i richiami alla “Grande Guerra” avvenendo la cerimonia proprio nella ricorrenza di quel 24 maggio che segnò l'entrata dell'Italia nel conflitto e l'avvio degli scontri a pochi chilometri dalla nostra città e, nel contempo, nell'anno centenario della Fine del conflitto, definito dal Presidente Bortolan come “IV Guerra d'Indipendenza italiana” (per questo essendo reduce la Delegazione dell'A.I.R.H. dall'aver reso omaggio poco prima, in mattinata, al Sacrario di Redipuglia nonchè al vicino Cimitero militare austro-ungarico).

Ma, oltre al ricordo dei sacrifici della Prima Guerra, la lunga motivazione rende anche omaggio a una Trieste “Città di confine, secolare luogo d'incontro e di fusione fra molteplici culture, da sempre punto di convergenza di popoli, lingue e tradizioni; Città per sua natura moderna, multietnica e aperta all'accoglienza e alla fratellanza degli individui e della nazioni”.

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