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20 settembre 1958: la legge Merlin compie 60 anni

Sessanta anni fa venivano decretate illegali le "case di tolleranza". A Trieste le zone di via Foschiatti e Cavana tra le aree dove erano più presenti. Il testo di legge introdusse i reati di favoreggiamento, induzione e sfruttamento

Il 20 settembre 1958 veniva promulgata la legge Merlin che per la prima volta in Italia vietava e rendeva illegale la prostituzione all'interno degli appartamenti chiamati "case di tolleranza". La senatrice Lina Merlin, partigiana e insegnante, fu la prima firmataria di un testo che resiste nell'ordinamento giuridico italiano da esattamente sessant'anni. Il dibattito sull'abrogazione, sulla possibile riforma della legge all'interno del panorama politico italiano è presente da moltissimo tempo. Alcuni partiti si dicono favorevoli alla sua abrogazione (con l'introduzione di un sistema di gestione su modelli che altri paesi europei hanno adottato), altri invece continuano a credere a spada tratta al testo scritto alla fine degli anni Cinquanta. 

A Trieste

La regolamentazione della prostituzione venne abolita, vennero introdotti i reati di sfruttamento della stessa, l'induzione e il favoreggiamento. La prostituzione volontaria invece rimase legale, perché libera e volontaria, e regolamentata dagli articoli 2 e 13 della Costituzione, vale a dire gli articoli che garantiscono la libertà individuale. A Trieste, come in moltissime altre città della penisola italiana, le case di tolleranza erano evidenti e presenti in buona parte dei quartieri cittadini. Via Foschiatti, la zona di Cavana, la casa vicina agli stabilimenti della birra Dreher e moltissimi altri luoghi, erano case (dai più chiamati "bordelli") frequentate da signori benestanti, politici, alta borghesia. La retorica benpensante e cattolica dell'epoca, mise in moto la macchina politica fino al momento in cui questi luoghi divennero illegali. 

La prostituzione in strada

Da quel momento in poi la prostituzione si riversò sulle strade dove continua ancora oggi a farsi notare. Anche a Trieste, nella zona del borgo Teresiano, tra le vie Roma, Machiavelli, Torrebianca e limitrofe, la sera si possono notare, a pochi passi da piazza Unità, alcune ragazze - nella maggior parte dei casi di origine straniera - che si prostituiscono sul marciapiede. Uno "spettacolo" che nella migliore delle ipotesi i turisti non vedranno, ma che a Trieste esiste da oltre vent'anni. La zona del borgo Teresiano rappresenta uno dei punti principali dove la prostituzione è evidente, non senza essere notata e monitorata dalle forze dell'ordine.

Il commento

Una riflessione seria sul fenomeno, a sessant'anni dalla promulgazione della legge, non sembra essere all'ordine del giorno o uno degli obiettivi del Governo. Da un lato l'influenza delle correnti cattoliche all'interno di movimenti, per certi versi progressisti, non permette una discussione su base laica e di riforma, anche di aspetti fondamentali come la dignità a garantire e a mantenere la salute (controlli sanitari, monitoraggio costante, solamente due tra gli elementi che potrebbero venir approfonditi); dall'altro, la piena liberalizzazione e legalizzazione suonerebbe alla stregua di una rivoluzione e di un cambiamento che, al momento, sembra lontano. Almeno di 60 anni.   

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