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Domenica, 23 Giugno 2024
Islam / Isontino

Polemica Marina Julia: flash mob vestiti in mare contro l'annuncio del sindaco

La protesta dell'Associazione Monfalcone Interetnica dopo l'annuncio della sindaca su un possibile divieto di fare il bagno vestiti nella spiaggia monfalconese. Tira dritto Cisint: "a ruoli invertiti non potremmo mai star in bikini nelle loro spiagge. A Monfalcone 4800 bengalesi, di questi lavorano in 1700 di cui sette donne. Preoccupante e anomalo circa il valore della donna"

MONFALCONE - Un flash mob in spiaggia a Marina Julia, un bagno vestiti per contestare il provvedimento annunciato dal sindaco di Monfalcone Anna Cisint contro la presunta ”islamizzazione” della spiaggia. L’obbiettivo dell’amministrazione comunale sarebbe quello di vietare la pratica del bagno con i vestiti, proprio l'azione che hanno in mente i contestatori per domenica 23 luglio alle ore 9:30, con ritrovo vicino alla scalinata. La locandina porta il logo dell’Associazione Monfalcone Interetnica (Ami) ed è corredata dallo slogan “Il mare è di tutte/i e il costume è mio”. L’iniziativa viene condivisa su Facebook dal consigliere comunale del Pd Sani Bhuiyan, con questo commento “Il modo in cui le donne si vestono è solo una questione personale” e parla di “inutile discriminazione del sindaco contro l'autostima e la vestizione delle donne”.

Tira dritto la sindaca: “Adesso i sinistri vogliono fare un flash mob vestiti in mare. Continuano a non capire che fanno del male alla nostra città, al futuro economico, ai posti di lavoro che anche il litorale può generare” “Come mai non si impegnano per i diritti di ‘reciprocità’ - continua l’esponente della Lega - visto che a ruoli invertiti non potremmo mai star in bikini nelle loro spiagge? Ma davvero c’è qualcuno che pensa che entrare in acqua con gli abiti di lavoro, di vita quotidiana, risalir sul bus con lo stesso vestiario bagnato, sia corretto per la già complessa vita dei monfalconesi?”. Cisint sostiene le sue idee con alcuni dati: “A Monfalcone sono residenti 4800 bengalesi e di questi lavorano poco più di 1700 di cui sette donne. Non vi par che nel 2023 sia un dato preoccupante e anomalo circa il valore della donna?”.

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