Cronaca

Mediocredito, risanamento possibile con ricapitalizzazione. Bianchi (M5s): «Abbiamo votato contro»

M5s: «Necessario un ragionamento serio sulle partecipazioni pubbliche a società che operano nel mercato: la commistione pubblico/privato deve finire perché sempre queste operazioni si riducono alla privatizzazione degli utili e alla condivisione fra i cittadini delle perdite»

«La situazione di Mediocredito è risolvibile, ce la possiamo ancora fare con un sacrificio economico importante, 54 milioni in tutto, ma affrontabile grazie al solido bilancio regionale. Dunque ricapitalizzazione, nuovo partner industriale nell'assetto societario e ridefinizione della mission della banca pubblica». 

«In una Regione Speciale come la nostra il tema della fiscalità e dunque della tenuta del tessuto economico e delle rivenienti entrate tributarie assume un valore e una strategicità ancora più rilevante che ci sprona a intervenire. Altre strade non ci costerebbero meno, anzi, e aprirebbero scenari ancor più penalizzanti per il nostro sistema regionale».

A dirlo è il presidente della I Commissione Bilancio, Renzo Liva (Pd) relatore del ddl 214 "Norme urgenti in materia di finanze", approvato oggi dal Consiglio regionale (24 si, 5 no, 10 astenuti).

Secondo Liva, «il sostegno finanziario riporterà gli indicatori patrimoniali della Banca a un livello adeguato che renderà, dunque, possibile concludere la cessione dei crediti in sofferenza a un operatore specializzato in un quadro di continuità aziendale futura».

Nel suo intervento in Aula, Liva ha sottolineato inoltre il ruolo dell'Istituto: «Non credo che nella nostra Regione il ruolo delle banche come prestatrici di denaro sia percentualmente inferiore rispetto al contesto nazionale, se non per lo spazio rilevante coperto dalla nostra Banca che nel 2016, sotto le varie forme e canali, ha comunque erogato nuovo credito alle imprese per 227 milioni annoverando 3.200 imprese clienti».

C'è invece chi è contrario: «Abbiamo votato contro l’aumento di capitale di Mediocredito perché è quanto mai necessario un ragionamento serio sulle partecipazioni pubbliche a società che operano nel mercato: la commistione pubblico/privato deve finire perché sempre queste operazioni si riducono alla privatizzazione degli utili e alla condivisione fra i cittadini delle perdite». La consigliera regionale Elena Bianchi ha motivato in Aula le ragioni del MoVimento 5 Stelle, l’unica forza politica ad aver votato contro l’aumento di capitale per Banca Mediocredito Fvg.

«La Regione non era azionista di maggioranza di Mediocredito - ha ricordato Bianchi -; lo è diventata a seguito di successivi e reiterati necessari aumenti di capitale che gli altri soci privati, non hanno ritenuto opportuno sottoscrivere. Molto probabilmente sarà così anche questa volta con la possibilità - finora solo accennata - di portare la quota regionale oltre al 58%. L’ingresso di un ‘partner industriale’ potrà aver senso nella logica di funzionamento della banca, ma la Regione non può rischiare ulteriori fuoriuscite per riparare gli esperimenti fatti nel passato da altri. Bisogna valutare bene invece se lo strumento “banca" può essere utile allo sviluppo di questa regione. Se è così - come noi crediamo sia così - si operi allora perché Mediocredito rimanga nelle mani della Regione. Se invece non è più utile allo sviluppo della Regione, allora lo si lasci libero di correre felice nel mercato. Non dobbiamo permettere, infatti, che quanto avvenuto in passato, possa ripetersi di nuovo a danno della collettività».

«Lo Stato – ha spiegato Bianchi - nasce come esigenza di protezione e regolazione della natura sociale dell’uomo e ha per oggetto il cittadino, e non può abdicare da questa funzione. Lo Stato, rappresentato in questo caso dalla Regione, deve mantenere il focus su queste due necessità fondamentali: protezione e regolazione. E i dati che emergono anche dalla relazione approvata recentemente sul primo anno di applicazione della Misura attiva di sostegno al reddito sono devastanti: 14.102 nuclei famigliari beneficiari riferiti a 38.410 persone in 12 mesi, con un importo erogato di 47.945.030 di euro. Davanti a queste cifre, risanare una banca pubblica con 17,8 milioni di euro più altri 54,9 milioni di euro, per poi cederla al mercato, è un insulto nei confronti di tutte queste persone e rappresenta l’atto finale di una “resa alla logica del mercato”. Un mercato privo di logica come abbiamo visto bene nelle recenti e numerose crisi bancarie».

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