Il popolo dell'accoglienza contro i respingimenti dei migranti, sabato la protesta

Saranno 70 le associazioni regionali presenti in piazza Primo Maggio a Udine il 26 settembre. Schiavone: "La classe politica che amministra la Regione è responsabile di aver sdoganato un linguaggio d’odio, scendiamo in piazza per dire no"

La classe politica che amministra la Regione è responsabile di aver “sdoganato un linguaggio d’odio nei confronti dei richiedenti asilo che non ha precedenti nella storia italiana”. L’accusa proviene da 70 associazioni regionali che sabato 26 settembre scenderanno in piazza Primo Maggio a Udine per denunciare “l’inquietante” situazione legata alla Rotta balcanica e agli effetti sul territorio del Friuli Venezia Giulia.

Le ragioni della protesta

Per spiegare le ragioni della manifestazione questa mattina nella sede delle Acli di via San Francesco a Trieste si è tenuta una conferenza stampa organizzata dalle diverse associazioni promotrici, tra cui l’Istituto Consorzio di Solidarietà, dal Comitato Danilo Dolci, dalla rappresentanza della chiesa Valdese e dalla stessa sigla di matrice cattolica. Le motivazioni della manifestazione di protesta riguardano, ha fatto sapere Gianfranco Schiavone, presidente dell’ICS, il “quadro preoccupante” che troverebbe conferma in episodi balzati ai “non onori” delle cronache nazionali ed internazionali.

Gli ultimi mesi

“In questo ultimo periodo abbiamo visto di tutto, dalle esternazioni estremiste ai blitz neofascisti in Consiglio regionale, dalle sceneggiate dei sindaci ai saluti romani e perfino politici con indosso divise naziste” ha commentato Schiavone. L’atmosfera, secondo il vertice del Consorzio la cui mole di lavoro è stata ridimensionata dal taglio dei fondi in favore dell’accoglienza, si colloca a metà strada tra “il fenomeno dei respingimenti a catena ed illegali” e l’ammissione, da parte del ministero dell’Interno, di “averli effettuati durante gli ultimi mesi”.

"Siamo la parte buona di questa regione"

L’obiettivo della manifestazione, secondo gli organizzatori, è “portare in piazza la parte buona di questa regione e ribadire l’illegalità dei respingimenti che avvengono tra l’Italia, la Slovenia, la Croazia e i campi della Bosnia nord occidentale”. La situazione nei Balcani sembra essere sull’orlo del precipizio. Secondo diverse fonti in contatto con TriestePrima e stando a quanto riportato quotidianamente dai media locali, l’area del cantone dell’Una-Sana (nella zona di Bihac ndr) è diventata un vero e proprio colabrodo.

Nel frattempo in Bosnia

Qualche giorno fa le tende di alcuni migranti sarebbero state incendiate dalla polizia di Bihac. A causa delle recenti normative, l’accesso ai campi ufficiali è bloccato e centinaia di migranti si accampano nei boschi e nelle zone periferiche, appena fuori dai centri abitati ma anche in centro città. Il campo di Lipa, che ospita rifugiati, risulta essere stracolmo ed è di oggi la notizia che i migranti sgomberati qualche settimana fa da uno dei campi di fortuna allestiti a Velika Kladusa, si sono spostati anch’essi nel bosco.

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La riforma europea

Sullo sfondo si fa largo il nuovo piano dell’Unione Europea in materia di immigrazione e contestato a livello politico da più fronti. I migranti ritenuti privi di diritto d’asilo, come riportato in questo articolo dei colleghi di Europa Today, “saranno rimpatriati” e questo, secondo le parole pronunciate da Ylva Johansson, commissaria agli Affari interni, “aiuterà” le persone che vogliono raggiungere l’Europa “a pensarci due volte prima di pagare grandi somme ai trafficanti e di mettere a rischio la propria vita”. Al di là della manifestazione regionale di sabato, la situazione generale potrebbe innescare, così ha concluso Schiavone, “scenari libici via terra”.  

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