Cronaca

Giubileo della Misericordia, Cerimonia conclusiva di Monsignor Crepaldi

Nella Cattedrale di San Giusto, l'omelia per la Cerimonia conclusiva del Giubileo della Misericordia di monsignor Giampaolo Crepaldi, Vescovo di Trieste

L'omelia di Monsiglior Gianpaolo Crepaldi, Vescovo di Trieste, pronunciata oggi, 13 novembre 2016, durante la Cerimonia conclusiva del Giubileo della Misericordia:

«Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre! Con questa concelebrazione eucaristica, vogliamo ringraziare il Signore per tutte le grazie che ha elargito in questo Giubileo della misericordia che, oggi, si conclude. Con innovativa modalità il Santo Padre Francesco aveva deciso che le Porte giubilari, le Porte della misericordia fossero disseminate e presenti fin negli angoli più remoti della terra, come a voler significare la dimensione universale dell'accondiscendenza di amore e di tenerezza di Dio verso tutti i suoi figli e figlie. Anche qui, nella nostra Diocesi di Trieste, il Giubileo è stato celebrato e vissuto con particolare intensità, reso ricco da tante e significative iniziative: i giubilei delle parrocchie qui in Cattedrale; i giubilei di Monte Grisa (emblematico quello dei sacerdoti della quattro Diocesi della Regione) di Repen- Monrupino e di Muggia Vecchia; la Tenda della misericordia a sant'Antonio nuovo; il ciclo quaresimale di riflessioni sul tema della misericordia della Cattedra di San Giusto; e tante altre iniziative...

Ma, il vero centro del Giubileo va rintracciato nell'essere stato capace di suscitare in moltissime anime il desiderio e la volontà di convertirsi, spesso tramite l'accostarsi al sacramento della  confessione, aprendosi così all'incontro salutare con l'Amore trinitario, alla sua misericordia e al suo amore attento e premuroso. Nel varcare la Porta santa ci siamo sentiti chiamati a separare nella nostra vita il peccato e l’ordine della grazia (cf Mt 7,18-19); ad entrare con convinzione in un luogo nuovo, nel quadro della rivelazione della Misericordia (cf Mt 9,13); a godere di una protezione che ci dona salvezza (cf Gv 10,7); a rispondere alla comune vocazione alla santità, facendo tesoro delle testimonianze qui custodite dei nostri santi martiri da san Giusto al beato don Francesco Bonifacio. Ci siamo sentiti dire da Gesù stesso: “Io sono la porta” (Gv 10,7).

Il varcare la Porta della misericordia ha significato, in definitiva, professare di nuovo che Gesù Cristo è il Signore e che solo Lui deve essere l'unico e vero Signore delle nostre anime e delle nostre vite, rafforzando la nostra fede in Lui, per vivere la vita nuova che ci ha dato. Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre, quale eredità ci lascia il Giubileo della misericordia? Alcuni giorni fa, interrogata su questo argomento, una ragazza mi rispose: "Il Cuore di Cristo"! Credo anch'io che l'eredità più bella e consolante del Giubileo sia la riscoperta del "Sacro Cuore". Quel Cuore ci ha dato tutto: la redenzione, la salvezza, la santificazione. Dal Sacro Cuore sovrabbondante di tenerezza santa Faustina Kowalska vide sprigionarsi due fasci di luce che illuminavano il mondo. "I due raggi — secondo quanto lo stesso Gesù ebbe a confidarle - rappresentano il sangue e l´acqua" (Diario, p. 132).

Il sangue richiama il sacrificio del Golgota e il mistero dell´Eucaristia; l´acqua, secondo la ricca simbologia dell´evangelista Giovanni, fa pensare al battesimo e al dono dello Spirito Santo (cfr Gv 3,5; 4,14). Attraverso il mistero di questo cuore ferito, non cessa di spandersi anche su di noi il flusso ristoratore dell´amore misericordioso di Dio. Se aneliamo alla felicità autentica e duratura, solo qui possiamo trovarne il segreto (Giovanni Paolo II, Omelia della Domenica della Divina Misericordia, 2001). San Giovanni Paolo II esprimeva con grande emozione: ´"Gesù, confido in Te". Questa preghiera ben esprime l´atteggiamento con cui alla conclusione di questo Giubileo della misericordia vogliamo abbandonarci fiduciosi nelle tue mani, o Signore, nostro unico Salvatore. Tu bruci dal desiderio di essere amato, e chi si sintonizza con i sentimenti del tuo cuore apprende ad essere costruttore, serio e responsabile, della nuova civiltà dell´amore.

Un semplice atto d´abbandono basta ad infrangere le barriere del buio e della tristezza, del dubbio e della disperazione. I raggi della tua divina misericordia diano speranza e fiducia, in modo speciale, a chi si sente schiacciato dal peso del peccato, a chi cerca un riscatto morale, a chi è solo e abbandonato, a chi è pieno di ferite spirituali; speranza e fiducia ai bambini, alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a tutta la nostra città e a tutto il nostro territorio. 3. Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre, il Giubileo ci ha aiutato a capire un altro aspetto della nostra esperienza di fede. Contemplare il Cuore misericordioso di Gesù ci ha insegnato che la misericordia consiste nell’aprire il nostro cuore quando ci si accorge del bisogno del fratello, nell'aprire gli occhi su ciò che accade nel nostro territorio e nell'intervenire con l’amore che abbiamo ricevuto da Dio.

All'inizio del Giubileo, Papa Francesco ci aveva invitato a vivere le opere di misericordia corporali e spirituali, invitandoci a vedere Gesù in ogni fratello che aiutiamo, in ogni forestiero che ospitiamo, in ogni affamato a cui diamo un po’ di pane. Convinciamoci fratelli e sorelle, bratje in sestre, che non possiamo dividere le tre mense che danno forma compiuta alla nostra identità cristiana: la mensa della Parola, quella dell’Eucarestia e quella dei poveri. Ogni mensa rimanda all’altra: la Parola fa desiderare l’Eucarestia che fa sentire il bisogno di muoversi verso il povero. Se abbracciamo la  proposta fatta da Gesù, il Giubileo che abbiamo vissuto ci aiuterà a far si che le nostre comunità cristiane arrivino finalmente a questa visione armoniosa e credibile.

Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre, Maria, la Mater misericordiae, ci ha accompagnato in questo anno giubilare, insegnandoci con il suo esempio che il modo migliore di annunciare la misericordia è dare testimonianza della misericordia che Dio ha avuto con noi, sentendoci anche noi frutti della misericordia di Dio in Cristo Gesù. Un giorno Gesù guarì un poveretto posseduto da uno spirito immondo. Questi voleva seguirlo e unirsi al gruppo dei discepoli; Gesù non glielo permise, ma gli disse: “Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te” (Mc 5,19 s.). “Misericordias Domini in aeternum cantabo”, diciamo con il salmo (Sal 88, 2): Canterò in eterno le misericordie del Signore. Maria, che nel Magnificat glorifica e ringrazia Dio per la sua misericordia, ci invita a continuare fare lo stesso anche dopo questo anno della misericordia».

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