Cronaca

Operazione "black iron", condannato un dirigente regionale del Demanio: sei imprenditori indagati

Corruzione, turbativa d’asta e truffa aggravata a danno dello Stato erano i reati accertati dalla Guardia di Finanza, a cui si è poi aggiunto l'evasione fiscale

Corruzione, turbativa d’asta e truffa aggravata a danno dello Stato erano i reati accertati al termine di un’articolata attività investigativa coordinata dal procuratore della Repubblica aggiunto di Udine Raffaele Tito nei confronti di un dirigente già in servizio presso la Direzione Regionale dell’Agenzia del Demanio di Udine e di sei imprenditori, quattro cittadini italiani e due fratelli di nazionalità romena.

L’indagine aveva preso avvio grazie all’acume investigativo di alcuni militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Gorizia, i quali avevano rilevato i rapporti irregolari tra il dirigente e una società operante nel settore del recupero di materiale ferroso, tra l’altro convenzionata con la Croce Rossa Italiana per il recupero di materiali dismessi dalle pubbliche amministrazioni.

I finanzieri, coordinati dal procuratore Tito, hanno fatto emergere l’esistenza di una vera e propria "corsia preferenziale" che l’allora dirigente regionale aveva riservato a pochi imprenditori saldamente legati tra loro, i quali riuscivano sempre ad aggiudicarsi le varie gare indette per l’alienazione di materiale metallico posto fuori uso da varie amministrazioni dello Stato. In sintesi, con una serie di accorgimenti, l’ex dirigente - oggi non più dipendente pubblico in quanto licenziato con provvedimento del direttore generale del Demanio - finanche scritturando di proprio pugno l’offerta vincente dopo aver illegalmente visionato le offerte degli altri ignari partecipanti, aveva pilotato le varie gare da lui stesso indette e seguite in ogni loro aspetto.

Nel corso delle attività di polizia giudiziaria erano emerse ben nove gare d’appalto truccato, per oltre 700.000 euro, e cinque indebiti affidamenti diretti, per oltre 130.000 euro.

L'11 gennaio 2017, davanti al Gup di Udine, l’ex dirigente del Demanio del Friuli Venezia Giulia ha patteggiato la pena di un anno e undici mesi di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale. Il Giudice ha inoltre disposto, a carico del dipendente pubblico la confisca di somme di denaro o beni per un totale di 24.000 euro ed il rinvio a giudizio dei sei imprenditori imputati per il giorno 25 maggio 2017.

I successivi approfondimenti svolti dalle Fiamme Gialle, al fine di determinare anche un eventuale danno erariale, hanno permesso di accertare che l’importo di aggiudicazione di una delle nove gare turbate (circa 27.000 euro) non è stato incamerato dallo Stato poiché, con la complicità del funzionario del Demanio, sono state prodotte false attestazioni di avvenuto pagamento dell’importo di gara, di fatto mai effettuato.

Inoltre le attività investigative hanno permesso inoltre di appurare l’avvenuta cessione “a titolo gratuito” a soggetti economici privati e in assenza di gara pubblica, di un magazzino di 7.200 metri quadrati e di 10 serbatoi industriali, dal volume complessivo di oltre 15.000 metri cubi, ubicati presso il porto di Trieste. La successiva vendita delle circa 1.000 tonnellate di ferro/acciaio ricavato dalla demolizione di tali immobili, apparentemente alienati a favore della Croce Rossa Italiana, ha generato ricavi per i soli imprenditori coinvolti. Di contro, tale operazione ha provocato un mancato introito nelle casse dello Stato di un importo pari a circa 150.000 euro. Lo Stato ha quindi patito un significativo danno, che, al termine delle indagini, è stato quantificato in circa 177.000 euro e dettagliatamente rappresentato, nei giorni scorsi, alla Procura Regionale presso la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per il Friuli Venezia Giulia di Trieste per la necessaria valutazione del danno all’Erario. 

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