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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Operazione "Porta d'Oriente" (Controllo dell'Immigrazione Clandestina). La Gdf Smantella Organizzazione. 63 Indagati

Dalle prime ore del mattino di oggi centoventi finanzieri del comando provinciale di trieste stanno dando esecuzione a dieci ordinanze di custodia cautelare e stanno effettuando  perquisizioni nei confronti di ulteriori ventiquattro soggetti - di...

Dalle prime ore del mattino di oggi centoventi finanzieri del comando provinciale di trieste stanno dando esecuzione a dieci ordinanze di custodia cautelare e stanno effettuando perquisizioni nei confronti di ulteriori ventiquattro soggetti - di cui n. 11 italiani, n. 7 cinesi, n. 3 bengalesi, n. 1 croato, n. 1 turco e n. 1 tunisino - nell'ambito di una importante operazione denominata "porta d'oriente", in materia di contrasto all'immigrazione clandestina.
Le indagini, coordinate dal sost.proc. della procura della repubblica di Trieste dott. Montrone, hanno portato alla luce una rete di sessantre persone, tutte indagate, che consentiva l'ingresso illegale in italia di cittadini stranieri, provenienti prevalentemente dall'estremo oriente asiatico e dal Nord Africa.

Le investigazioni delle fiamme gialle del gruppo di trieste, protrattesi per oltre un anno, sono scaturite dall'approfondimento della posizione fiscale di alcuni soggetti economici formalmente attivi nel territorio giuliano e prevalentemente dediti alla ristorazione.

Le stesse hanno consentito di accertare che i titolari delle attività commerciali, le quali risultavano di fatto non più operative anche da lungo tempo, richiedevano appositi permessi per far entrare in italia lavoratori da impiegare solo sulla carta.

Ciò si realizzava attraverso una rete di contatti, predisposta da alcuni "reclutatori" presenti sul territorio, che si occupava di individuare gli imprenditori compiacenti cui far presentare le mendaci richieste di ingresso in Italia, in occasione dei "click days" previsti dal cd. "Decreto flussi".

Tra le altre circostanze emerse, i finanzieri hanno rilevato che, seppure per le predette attività commerciali non venivano presentate dichiarazioni fiscali oppure erano evidenziate delle perdite, i titolari, per giustificare la disponibilità all'assunzione di personale straniero da far affluire in italia, esibivano documenti falsi, attestanti, invece, floride posizioni reddituali.

Oltre all'individuazione di attività economiche formalmente non più operative, in alcuni casi gli indagati italiani si sono resi disponibili, a fronte del pagamento di denaro, a fornire, sempre solo formalmente, la disponibilità di alloggi ove far risultare la residenza di stranieri che chiedevano di poter far entrare in Italia propri congiunti, da ospitare presso le residenze fantasma in Trieste.

Una ulteriore modalità di frode consisteva nella presentazione di documentazione attestante fittizie assunzioni per impiego domestico di stranieri che poi venivano, in larga parte, avviati al lavoro "nero", presso opifici manifatturieri ubicati in Toscana nelle zone di Prato e Firenze. come evidenziato, alla luce del rilevante quadro indiziario prospettato, l'ufficio del pubblico ministero ha ottenuto l'emissione, da parte del competente g.i.p., dott.ssa Laura Barresi, di provvedimenti tesi alla misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di n. 10 soggetti (di cui n. 4 italiani, n. 3 tunisini, n. 2 cinesi e n.1 bengalese), indagati, a vario titolo, per le violazioni di cui agli artt. 5, comma 8 bis, e 12, comma 3, del d.lgs. 286/1998 ed in capo ai quali è stato ritenuto sussistente il pericolo di reiterazione del reato.

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