Cronaca

Piano Regolatore «… ma di Trieste o di Udine?»

Molti i dubbi dei consiglieri circoscrizionali FI/PDL sul nuovo PRG Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa dei consiglieri circoscrizionali dei gruppi ForzaItalia/Pdl (foto di repertorio)sul nuovo piano regolatore di Trieste. Erano...

Molti i dubbi dei consiglieri circoscrizionali FI/PDL sul nuovo PRG

Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa dei consiglieri circoscrizionali dei gruppi ForzaItalia/Pdl (foto di repertorio)sul nuovo piano regolatore di Trieste. Erano presenti i consiglieri Roberto Dubs, Alberto Polacco, Gianluigi Pesarino Bonazza, Silvio Pahor e Franco Brussi ed in rappresentanza di FareAmbiente Trieste era presente anche Giorgio Cecco. Qui sotto il comunicato completo.

È la prima volta che un PRG di Trieste (in foto l'assessore Marchiggiani e il sindaco Cosolini il giorno della presentazione) parla di una città in contrazione invece che in sviluppo, limitandosi a certificare che la popolazione di Trieste scenderà a 196.000 (cifra ritenuta non preoccupante ma per noi si) senza in alcun modo prevedere uno sviluppo industriale o infrastrutturale o del terziario in genere e senza nemmeno accennare alla vocazione turistica della città. Un Piano pensato a tavolino tra quattro mura senza aprirsi alle reali esigenze delle diverse categorie e senza fornire in alcun modo soluzioni, anche urbanistiche, alla situazione di stallo dell'economia triestina.

Entrando nel dettaglio osserviamo che più che uno strumento urbanistico per Trieste sembra si tratti del PRG di una città a vocazione agricola come Udine: emerge una volontà di trasformare la città in un giardino pubblico pagato dai privati, con più della metà del territorio dedicato all'agricoltura senza pensare minimamente allo sviluppo delle peculiarità turistiche di Trieste.

Abbiamo presentato un documento molto tecnico e dettagliato (Clicca qui per leggerlo) con precise domande ed osservazioni alle quali auspichiamo arrivino precise e tempestive risposte dall'Assessorato.

Nonostante la logica necessità di riforme per eliminare l'inefficienza e la pesantezza burocratica con cui ci si scontra quotidianamente, questo Piano sembra andare nella direzione opposta alla semplificazione: riscontriamo infatti che gli articoli delle norme tecniche passano da 19 (var66) a ben 123. Questo crea confusione interpretativa e allungamento dei tempi di approvazione delle pratiche che allontanerà gli investitori da Trieste che logicamente non vorranno confrontarsi con un Piano antieconomico e di difficile interpretazione.

Non si capisce perchè vengono arbitrariamente eliminati gli incentivi del PianoCasa, posto che il si tratta di uno strumento urbanistico sovraordinato al Piano Regolatore Comunale e che quindi dovrebbe essere sempre ammissibile: a quale titolo l'Amministrazione vuole negare tale diritto discendente da Legge nazionale?

È curioso inoltre che da una lato si vuole dare l'assurda vocazione agricola ad un territorio così vasto, praticamente metà del territorio comunale, e contemporaneamente non si consente al potenziale agricoltore di costruire la propria residenza, di costruire i capannoni di rimessaggio macchinari agricoli, silos, edifici ad uso della trasformazione e lavorazione dei prodotti della terra e nemmeno di costruire residenze agrituristiche per lo sviluppo del turismo.

Il nuovo piano regolatore non tiene nemmeno in considerazione le questioni che stanno alla base di tutti gli strumenti urbanistici, ovvero l'omogeneità del territorio e delle zone in esso contenute, stravolgendo situazioni già sedimentate e sulle quali molti cittadini hanno investito e stanno investendo i propri risparmi. Questo è un punto molto delicato in quanto le pratiche che non saranno concluse entro l'adozione del Piano (e che risulteranno difformi dalle nuove indicazioni ma conformi alle precendenti) diverranno carta straccia con danni per gli investitori e piccoli risparmiatori che hanno già pagato progetti e terreni. Cittadini, investitori e progettisti infatti, per volontà e responsabilità di questa Giunta, si sono dovuti confrontare nell'arco di due anni con con normative contraddittorie, incerte e sempre più complicate, che hanno costretto a più e più revisioni i progetti, con il conseguente spreco di tempo e denaro. Non è infine chiaro, e la cosa è abbastanza strana visto che sia l'assessore Marchigiani che l'assessore Dappretto sono architetti, se gli interventi sugli edifici sottoposti a tutela (Articoli 19-20-21) vanno considerati secondo quanto indicato dalla recente sentenza Consiglio di Stato 21/2014 di esclusiva competenza degli architetti.

Non da ultimo ci chiediamo se chi ha pagato l'IMU a dicembre su un terreno edificabile ora, in caso di cambio di zonizzazione, potrà chiedere i soldi indietro.

Per tutti questi motivi il nostro voto al PRG è stato negativo.

Roberto Dubs
Alberto Polacco
Gianluigi Pesarino Bonazza
Silvio Pahor
Franco Brussi

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