Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

"Prime pietre d'inciampo a Trieste": una toccante cerimonia ha dato il via alla posa in città (FOTO)

La prima pietra è stata intitolata a Carlo Morpurgo

Si è tenuta oggi, sotto i portici della Sinagoga di Trieste, in via San Francesco 19, una toccante e partecipata cerimonia che ha dato il via ufficiale alla posa delle prime PIETRE D’INCIAMPO (Stolpersteine) in vari luoghi della città, dedicate ad alcune vittime della deportazione nazifascista. La prima pietra è stata intitolata a Carlo Morpurgo.

Presenti l’artista tedesco ideatore dell’iniziativa Gunter Demnig , il Sindaco di Trieste con l'assessore comunale alla Cultura, Autorità locali, rappresentanti della Regione, il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Trieste, Alexander Meloni con il presidente Alessandro Salonichio e l'assessore alla Cultura della Comunità, Mauro Tabor, accanto a numerosi intervenuti. I bambini della scuola ebraica hanno intonato un canto a ricordo dei loro coetanei deportati. In tutta Europa, a partire dal 1995, sono state installate 60.000 pietre, di cui oltre 500 in Italia. L'operazione consiste nell'incorporare nel selciato stradale o sui marciapiedi, davanti alle ultime residenze delle vittime di deportazione, dei piccoli blocchetti in pietra ricoperti da una piastra in ottone, con incise sopra le generalità delle singole persone. Il Sindaco ha sottolineato l'importanza di questa prima pietra, accanto alla Sinagoga, in un momento in cui il mondo sta andando come non si vorrebbe, affinchè si trasmetta ai giovani il significato della 'memoria' in una città che deve molto alla Comunità Ebraica.

«Un'opera piccola per dimensioni ma enorme per il significato che racchiude». ha dichiarato la presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani presente alla cerimonia.Serracchiani ha ricordato la figura di Carlo Nathan Morpurgo: «non faremo mai abbastanza per coltivare la memoria di quest’uomo giusto. Egli fu un vero eroe: mentre intorno si scatenavano le forze del male e tutti tentavano di salvarsi, rimase al suo posto saldo come un cedro del Libano, per salvare gli altri. Anche nel momento più buio seppe nutrire la speranza nel ritorno di tempi migliori: aver sottratto i rotoli della Torah alla devastazione nazista è un atto di fede e di pietà, carico di una potenza simbolica che si spande oltre il recinto spirituale della Comunità ebraica e che ci tocca tutti».

«Dalla Comunità ebraica di Trieste - ha continuato la presidente - ci viene l’esempio storico di un felice rapporto, di una pacifica commistione e di un reciproco arricchimento». Gli esponenti di questa comunità «erano a loro agio in un orizzonte internazionale, non trascurarono la crescita e il benessere della città e dei suoi abitanti. L’edificazione di questa Sinagoga Maggiore nel cuore della città aveva rappresentato il culmine dell’integrazione nell’affermazione dell’identità». Serracchiani ha quondi commemorato «i mille triestini che furono strappati dalle loro case per essere portati ai Lager e che non fecero mai ritorno sono l’esito di un piano criminale studiato, deliberato e freddamente portato a termine». Per questo, ha sottolineato «quando noi oggi diciamo “mai più” dobbiamo renderci conto di quanto grande sia la responsabilità che pesa su quelle parole. Significa che ognuno di noi è chiamato a rispondere in prima persona, affinché il “no” al razzismo, all’intolleranza e alla violenza sia saldato alla volontà e alla determinazione di essere argine. Perché ci saranno sempre vittime, se permetteremo che ci siano carnefici, se non fermeremo sul nascere ogni pensiero che giustifica l’odio, che giudica l’uomo in base a ciò è, non a quello che fa».

Ringraziando tutti i presenti, il Rabbino Meloni ha affermato che ogni pietra intende restituire individualità a chi si voleva ridurre soltanto a numero. L'espressione “inciampo” non deve dunque essere intesa in senso fisico, ma metaforico: è un inciampo visivo e mentale che invita alla riflessione chi passa vicino o si imbatte, anche casualmente, nell'opera. Ha rilevato quanto sia fondamentale l'impegno costante per far sì che la memoria, nell'ambito delle celebrazioni della Giornata del 27 gennaio, sia parte del patrimonio storico della società perchè non si ripetano gli stessi errori riconoscendo tutti le proprie colpe. Un lavoro che non è finito e che ogni pietra d'inciampo che incontreremo ci obbligherà a ricordare. Senza memoria non c'è futuro. Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente Salonichio che ha evidenziato quanto sia di grande rilievo per la comunità questa iniziativa, che è stata accolta con entusiasmo dal'Amministrazione comunale e da tutti coloro che hanno collaborato, un segno tangibile per chi è stato scacciato via dalle proprie case e non vi ha fatto più ritorno. In una città quale Trieste, città multietnica e multireligiosa, che della convivenza ha fatto la sua storia anche con il contributo della Comunità Ebraica.

Infine l'assessore Tabor ha ricordato Carlo Morpurgo e il significato della pietra d'inciampo a lui dedicata che vuole ricordare soprattutto quanto sia stato meraviglioso il suo percorso di vita, con il suo instancabile impegno nel salvare tantissime persone dalla deportazione, fino all'estremo sacrificio, alla morte, in una società in cui mancano principi e ideali. È di questi esempi che hanno bisogno oggi i giovani.

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