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Pioggia e freddo, i "santi de jazo" puntuali anche quest'anno

Come da tradizione il 12, 13 e 14 maggio ricorre la tre giorni intitolata a san Pancrazio, san Servazio e san Bonifazio. Il fenomeno sarebbe da ricondursi ad una particolare anomalia del clima che precede l'inizio della bella stagione

L'espressione "santi de jazo" a Trieste è molto conosciuta e le persone che ancora oggi si esprimono nel dialetto triestino conoscono con dovizia di particolari il fenomeno che tradizionalmente si manifesta verso la metà del mese di maggio. Puntuali quindi anche quest'anno - non sarebbe una tradizione se non lo fossero - sono arrivati nel giorno di san Pancrazio. 

Un'anomalia climatica

Il brusco abbassamento del clima - dovuto come sostengono i metereologi ad un'anomalia climatica che caratterizza queste giornate - ha interessato Trieste e la regione intera già da ieri nel tardo pomeriggio. Le prime gocce di pioggia infatti hanno iniziato a cadere copiosamente in serata e hanno continuato anche nella mattinata di oggi domenica 12 maggio. Il calendario ufficiale, basando l'inizio e la fine di determinati fenomeni siano essi climatici o religiosi, stabilisce che i "santi de jazo" inizino a sei settimane esatte dall'equinozio di primavera. 

Il particolare fenomeno climatico è conosciuto in buona parte d'Europa, nonché nella cultura popolare del nord Italia. In Veneto la tre giorni di maltempo ha dato vita, nel corso dei secoli, alla tipica espressione "majo majon", a causa per l'appunto del brusco calo delle temperature che imporrebbero il maglione precedentemente riposto in armadio. 

Chi sono i santi e perché si verifica questo fenomeno? 

A far compagnia nella tradizione popolare a Pancrazio troviamo san Servazio (domani 13 maggio ndr) e san Bonifazio (il giorno ancora seguente ndr). Gli esperti sostengono che la particolare anomalia sia dovuta ad uno scontro anticiclonico che si verifica proprio in questi giorni. Altre teorie tirano in ballo lo scioglimento dei ghiacciai e, infine, in Francia si pensa che nella regione artica vada a chiudersi un ciclo di bassa pressione. 

I proverbi e i detti popolari

Al di là delle interpretazioni e delle teorie scientifiche, ciò che resta nella memoria popolare è una tre giorni di maltempo, dove il freddo e le precipitazioni hanno la meglio sulla consueta aspettativa nei confronti del mese più bello dell'anno. Come riporta TuttoTrieste.net, nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia esistono diversi detti che omaggiano i "santi de jazo", come d'altronde fa il poeta dialettale Argimiro Savini con questa lirica che riproponiamo anch'essa dal sito sopracitato. 

La poesia dedicata

Credevimo finì
'sto bruto inverno!
Inveze qua
xe ancora un tochetin! 
Fa un fredo can, 
che guai se 'l fussi eterno.
Ma intanto
consolemose un fiatin;
xe el solito
tran-tran de ogni ano:
co par
che de l'inverno semo fora,
fra copa e colo,
senza far gran dano,
tre giorni vien
con fredo, piova e bora! 
Se iera za vestidi
più legeri:
capoti al monte,
o messi in naftalina!
A ciapar sol
se 'ndava volentieri,
sui monti atorno
o pur zo per marina!
De novo roba greve
ficar suso,
se no xe pronto,
pronto un rafredor!
E quanti in giro za
che storzi el muso
perchè no i spuza ancora
de sudor! 
No xe po' in fin
de far 'ssai meravee
el calendario parla
s'ceto e neto!
Vardè le date
ve s'ciarirè le idee:
ve accorzarè che 'l xe
propio perfeto!
Xe quei tre santi
che no fala mai:
San Pancrazio, Servazio
e Bonifazio!
Xe colpa lori tre
de 'sto zavai:
i vol che per sudar
paghemo el dazio! 
 

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