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Risolto "Cold Case" Triestino: Omicidio Brosolo

Il pomeriggio del 7 novembre 2000 il figlio l’aveva trovata morta in casa sua, con le suppellettili a soqquadro, strangolata: era sua madre, Albina Brosolo, di 77 anni. Gli autori di quell’efferato delitto sono rimasti ignoti e in libertà per...

Il pomeriggio del 7 novembre 2000 il figlio l'aveva trovata morta in casa sua, con le suppellettili a soqquadro, strangolata: era sua madre, Albina Brosolo, di 77 anni.
Gli autori di quell'efferato delitto sono rimasti ignoti e in libertà per dodici anni.
La svolta nelle indagini è avvenuta pochi mesi fa. Alla persona che aveva lasciato due impronte digitali sul luogo del delitto la Polizia Scientifica di Padova, utilizzando moderne metodologie di ricerca, ha dato un nome ed un cognome: Valentina Cinquepalmi, che all'epoca dei fatti aveva solo 22 anni. I successivi accertamenti immediatamente effettuati ad opera degli agenti della Sezione Omicidi della Squadra Mobile di Trieste hanno permesso di accertare che la ragazza non poteva essere sola in quel fatale pomeriggio, soprattutto per la dinamica dell'omicidio.

Dopo mesi di indagini accuratissime, ieri la Cinquepalmi, dinanzi al Sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste, dottor Matteo Tripani insieme agli investigatori della Squadra Mobile, messa di fronte alle prove evidenti delle sue responsabilità ha ceduto ed ha reso ampia confessione, confermando i sospetti che erano già rivolti al suo complice dell'epoca Jonathan Ausili, detto Jhonny, che al tempo aveva 21 anni ed era militare presso la base militare di Aviano. Si è così riusciti a ricostruire la dinamica dell'omicidio, che è stata resa nota oggi in Questura a Trieste.

Quel pomeriggio i due giovani avevano pedinato la Brosolo mentre stava rientrando a casa dopo aver consumato, come era solita, un caffè in un bar vicino.

Si erano fatti aprire la porta di casa con uno stratagemma e avevano aggredito l'anziana sulla soglia di casa. L'avevano resa impotente e poi, con inaudita ferocia, l'avevano strangolata. Avevano quindi fatto razzia di soldi e gioielli e si erano dati alla fuga. Erano ormai convinti, dopo tanti anni, di averla fatta franca, ma non avevano fatto i conti con la tenacia degli investigatori della Polizia di Stato e l'altissima professionalità degli appartenenti alla Polizia Scientifica.


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