Scuola di Muggia: la replica della madre agli insegnanti

La lettera di replica della madre di Jacopo alle risposte degli insegnanti e della dirigente della scuola

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di replica della madre di Jacopo alle risposte degli insegnanti e della dirigente della scuola di Muggia relativamente al "caso" dell'astuccio dimenticato:

Ho deciso di portare all’attenzione della stampa la vicenda accaduta a mio figlio con l’intento di evidenziare che ad un bambino che dimentica l’astuccio a casa, non viene prestata una matita per poter scrivere sui propri quaderni o sui propri libri per tutta la giornata di scuola (dalle 8 alle 16).

E questo rimane un fatto che è accaduto. Fatti come quelli accaduti a mio figlio sono capitati in tutto il nostro Paese. E sono fatti che secondo me bisogna avere il dovere civico e morale di denunciare se accadono veramente. Per evitare che le norme per il contenimento del rischio epidemiologico possano diventare qualche cosa di altro, specialmente quando riguardano i bambini che non hanno la possibilità di capire e di difendersi.

E a questo punto voglio essere molto chiara. Non esiste e non è mai esistita una norma o un regolamento ministeriale che prevedesse che un maestro non potesse consegnare una matita ad un alunno che per caso ne fosse sprovvisto. Se un Dirigente scolastico ha disposto un regolamento che prevede un simile divieto, ha semplicemente sbagliato; se è una libera interpretazione dei docenti, hanno sbagliato loro.

E siccome hanno sbagliato in tanti, il Ministero dell’Istruzione ha definitivamente chiarito venerdì 2 ottobre 2020 che “il personale docente può utilizzare materiale cartaceo o didattico (quindi anche matite), che può essere maneggiato tranquillamente, anche senza l’uso di guanti e senza essere igienizzato. Il Comitato Tecnico Scientifico, rispondendo ad un quesito del Ministero, inoltre, ha ribadito che è sufficiente il rispetto delle misure generali di comportamento per il contenimento del contagio SARS COVID, ovvero la frequente igienizzazione delle mani”. Visibile anche sul sito del MIUR alle faq n. 33.

Circa le conseguenze dell’eco mediatica e delle reazioni del corpo insegnanti della scuola di mio figlio e dei genitori che hanno manifestato solidarietà al corpo docente, ma anche degli accesi commenti che ho letto sui social, voglio chiarire che la volontà dei genitori di Jacopo era ben lungi da strumentalizzare l’accaduto per invocare chissà quale responsabilità in capo agli insegnanti o per dimostrare chissà quale danno patito dal bambino nelle solite sedi giudiziarie. L’accaduto è stato portato ad evidenza pubblica per la scelta degli insegnanti di non dare una matita ad un bambino che ne era sprovvisto, che rimane un comportamento assurdo.

Se la norma non esiste e un regolamento impone un comportamento inutile e deleterio per tutti, chi si fermerà? E chi rifletterà? In nome delle misure anti COVID, a quanti diritti, piccoli o grandi, rinunceremo? A nostro figlio è capitato di non scrivere tutte le volte che durante quella giornata di scuola avrebbe dovuto e potuto farlo; ma anche di mangiare il pranzo seduto sull’asfalto del cortile, insieme ai compagni qualche giorno prima.

In altre scuole scrivono con il giaccone perché le finestre vengono tenute aperte. C’è l’insegnante che le chiude e quello che le tiene aperte.In classe di nostro figlio gli insegnanti hanno scelto di applicare un regolamento interno o quanto il Dirigente aveva detto loro di fare. Senza se e senza ma. Ma in assenza di una norma generale che lo prevedesse.

Il risultato di tutto questo è che nel “grande” si è risolto un problema per tutti. Perché la notizia di questi regolamenti assurdi e i comportamenti che ne sono derivati sono arrivati fino a Roma e li hanno risolti prima che altre notizie come questa ridicolizzassero la scuola. Nel “piccolo” ovvero nella Scuola di Muggia, la notizia ha toccato nel profondo il corpo docenti, evidenziando le difficoltà dell’applicazione delle misure di contenimento e al contempo hanno ottenuto il sostegno, oltre che degli altri docenti, anche diquei genitori che si sono dispiaciuti per il loro dispiacere e così il focus della vicenda si è spostato dalla norma assurda “non diamo una matita al bambino” alla questione della “riferita” umiliazione del bambino. 

Le ore di lezione in cui i bambini sono stati in classe a scrivere ci sono state; mattina e pomeriggio e rimane il fatto che si è scelto di lasciare un bambino a guardarsi le dita o il viso dei maestri o la finestra piuttosto che porgergli una matita e lasciarlo scrivere. Mio marito ed io l’abbiamo trovato profondamente ingiusto e comunque punitivo. Abbiamo scelto di darne evidenza pubblica. Per Jacopo e per tutti. Da venerdì scorso, nelle scuole del nostro Paese, tutti sanno di poter prestare una matita ad un compagno che ne ha bisogno,senza causare rischi di contagio Covid o una nota sul registro per la violazione del divieto. A qualcosa è servito.

Cristiana Crevatin (madre e avvocato)

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