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Immagine wikipedia

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Settanta anni fa moriva Silvio Benco, talento "dimenticato" della letteratura triestina

Era il 9 marzo 1949 e nel paese di Turriaco in Bisiacheria moriva una delle penne più brillanti che la scuola della letteratura triestina abbia mai prodotto. Fu giornalista, romanziere, critico e molto altro. Il suo rapporto difficile con Svevo e l'amore per "Il Piccolo"

Il 9 marzo 1949 se ne andava uno dei grandi autori della “scuola” triestina di letteratura, Silvio Benco. Era nato a Trieste il 22 novembre 1874 e in tutte le biografie viene riportata la scintilla che lo portò ad impegnarsi nel lavoro e, di conseguenza, a lasciare gli studi. Fu la morte del padre, avvenuta quando Silvio era poco più che sedicenne, a costringerlo a cercarsi un lavoro per guadagnarsi da vivere. Il giornalismo al tempo – forse per molti oggi non è più così, ma tant’è – poteva regalare ancora qualche soddisfazione e così inizia a scrivere per “l’Indipendente”, giornale irredentista della città.

Il giornalismo per Il Piccolo

Successivamente inizia ad occuparsi di giornalismo per “Il Piccolo”, che rimarrà un punto fermo, nel bene e nel male, della sua carriera. Giornalisti, scrittori, intellettuali e poeti, Trieste al tempo doveva essere un luogo dove poter esprimere creatività e critica – sì, un tempo queste figure vestivano soprattutto questi panni.

Era critico con Svevo

Narrazione vuole – ma forse sussiste anche un pizzico di realtà – che fosse estremamente critico nei confronti di Italo Svevo, che frequentava nella vita culturale triestina di quel periodo. Il Museo di Joyce di Trieste scrive queste righe: “Durante questo periodo partecipò attivamente alla vita culturale triestina di cui conosceva e frequentava i principali rappresentanti, fra cui quello Svevo che egli, critico letterario per altri versi acuto e intelligente, non stimava affatto come scrittore”.

La prigionia a Linz e il ritorno a Trieste

Allo scoppio della Prima guerra mondiale venne fatto prigioniero dagli austriaci e tenuto a Linz fino alla conclusione del conflitto. Quando rientrò a Trieste, nel giro di qualche anno ricominciò a scrivere per “Il Piccolo” ma a causa delle sue idee politiche non poteva occuparsi di politica. Nel 1943 con la caduta del regime fascista, “riottenne la direzione del Piccolo ma venne minacciato di morte” da alcuni fascisti e lasciò la città.Se ne andò a Turriaco, paesino dove morì 70 anni fa.

I molteplici ruoli

Sempre dal sito del Museo Sveviano si legge che Benco fu “romanziere, giornalista, librettista, traduttore e critico d’arte, fu uno più talentuosi uomini di lettere di Trieste. Scrisse diversi romanzi, libretti per le opere di Smareglia e Malipiero, un’opera in tre volumi sulla storia di Trieste durante la Prima guerra mondiale, diverse monografie su artisti e istituzioni triestine ed innumerevoli articoli di critica su opere musicali, pittoriche e letterarie. Incontrò Joyce per la prima volta nel 1907, quando era redattore de “Il Piccolo” e Roberto Prezioso gli chiese di correggere le bozze del primo articolo di Joyce. Ricordando quell’episodio Benco scrisse che in quell’occasione fece notare ciò che sembrava essere un errore nell’italiano di Joyce, ma lo stesso Joyce difese il proprio testo «dizionario alla mano» dimostrando di avere ragione”.

Una piazza e una scuola

Trieste dedicò una piazza a Silvio Benco che si trova circa a metà del corso Italia, in quella parte di Trieste conosciuta come Riborgo. In via San Nicolò un tempo esisteva una scuola media intitolata al grande scrittore e giornalista triestino.

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