Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

A Muggia si vive bene e si festeggiano gli ultracentenari: sono 7 e tutte donne (FOTO)

La ricetta per arrivare all'invidiabile età di queste arzille signore? «Alzarse bonora, lavorar e no lamentarse»

«A Muggia si vive bene: è per questo che contiamo un gran numero di anziani ultracentenari» dichiara soddisfatto l’assessore alle Politiche Sociali del Comune rivierasco, Luca Gandini in apertura della terza riuscitissima edizione della Festa dei Centenari. «A dire il vero - ironizza il sindaco di San Dorligo della Valle-Dolina Sandy Klun - forse l’aria di Muggia è un po’ più buona, perché solo una è del mio Comune».

È stato sin da subito un clima ilare e festoso quello che ha accompagnato stamane, presso il Ricreatorio Penso, un appuntamento sempre più amato. In una sala gremita sono stati numerosi i ragazzi del ricremattina coinvolti nei festeggiamenti oltre alle rispettive famiglie e all’Amministrazione comunale nella figura, appunto, dell’assessore Luca Gandini e del vice sindaco Francesco Bussani, che ha omaggiato le ultracentenarie di una pergamena perché la loro “lunga giovinezza” è per la nostra comunità motivo di compiacimento e di grande orgoglio.

«Gli anziani sono dei libri sempre aperti su una Muggia che non c’è più» ha commentato Francesco Bussani esortando i giovani a non metterli da parte lasciandosi sfuggire l’occasione di attingere dalla loro memoria e imparare dalla loro saggezza. «Oggi ho sentito parlare di un uomo che con i suoi 140 anni sembrerebbe essere l’uomo più longevo del mondo. Noi siamo sulla buona strada…anche se a Muggia, a quanto pare, è una festa solo di donne», ha ironizzato il vicesindaco.

Sei infatti le centenarie del 2014 e sei quelle del 2015; ben 7, invece, e sempre tutte donne, quelle che nel 2016 possono vantare di avere già superato l’invidiabile traguardo del secolo di vita: Oleni Santina  (104),  Ciacchi  Maria (103),  Deiuri  Wanda (102), Bevilacqua Zita e Vlacich  Aurora (101),  Russignan  Antonia (Etta) (in realtà 101 a novembre), e Maria Martellani (100 a dicembre). Di certo a Muggia, quindi, si vive bene, ma ancora meglio e più a lungo se si è donne! Giunta alla sua terza edizione, infatti, la Festa dei Centenari non ha ancora potuto vantare un centenario uomo! «Noi semo più bone, per quel vivemo de più» spiega Maria Ciacchi. Concorde Wanda. Ma qual è allora il segreto per arrivare a questo ragguardevole traguardo?

«Alzarse bonora, lavorar e no lamentarse» secondo Aurora a cui fanno eco Wanda e Maria Ciacchi con ”lavorar e lavorar”. Secondo Etta la ricetta di lunga vita dev’essere a base di “poco vin e tanto pese (i omeni no magna bastansa pese!)” mentre per Santina sarebbe semplicisticamente celata in un “basta far marenda!”.

Sei quindi le festeggiate muggesane – solo Vlacich Aurora è di San Dorligo- e di queste, tre – Santina, Maria Ciak e Etta- sono ospiti della Casa di Riposo. Ad aprire le fila troviamo con suoi 104 anni Santina Oleni, nota ai più per la sua esuberanza ed il suo insaziabile appetito che l’hanno resa ormai a tutti gli effetti la mascotte di salita Ubaldini. Nata a San Tomà - comune di Capodistria- il 27 settembre 1912, da genitori contadini, è l’ultima di sei fratelli. Nella prima guerra mondiale il fratello maggiore chiamato alle armi, sotto il dominio Austriaco, muore a soli 17 anni e dopo pochi anni muore anche il padre di malattia. Nel frattempo Santina finisce le scuole elementari e comincia a lavorare nei campi raccogliendo piselli, asparagi, pomodori ecc. in modo da poter guadagnare qualche lira. Più tardi, la svolta: trova lavoro in una fabbrica di sardine, la famosa “Arrigoni” di Isola.

Ogni mattina, per 2 anni, prende la bicicletta e da San Tomà va fino a Isola per poi rincasare la sera tardi stanchissima. Si sposa nel 1936 con un muggesano e cosi lascia il suo amato San Tomà per venire a vivere a Muggia. Negli anni ha girato l’Italia e l’Estero grazie a gite organizzate dalla parrocchia alla quale lei è devota oppure da qualche altro ente muggesano stringendo molte amicizie. Tutto questo fino alla bellezza di 96 anni! età, che peraltro la vedeva prendere sola ancora disinvoltamente il bus n° 31 per poter andare con le amiche a Muggia a prendere il caffè! Colpita da un infarto ( è stata addirittura in coma), con grande forza di volontà ce l’ha fatta anche se purtroppo il male e l’età hanno incominciato a scalfire il fisico conducendola alla Casa di riposo di Muggia dove vive da circa 6 anni .

Con 103 anni si fa spazio, invece, la simpatica Maria Ciacchi di Santa Barbara. Lucida e consapevole dei suoi anni, viene descritta come un inesauribile lavoratrice e un’ottima cuoca. Madre di Liliana, nonna di Marco e bisnonna di Giulia e Silvia, Maria rimane orfana di madre all’età di 5 anni e anche per questo stringe col padre Antonio un legame fortissimo prendendosene cura amorevolmente nel tempo. Donna altruista, tranquilla e allegra, vedova da ormai 33 anni, negli ultimi due ha dovuto lasciare la sua amata Santa Barbara per salita Ubaldini

A pari merito con 103 anni troviamo Wanda Deiuri in Derossi, nata il 27 dicembre 1913 a Staranzano (Gorizia), vicino a Monfalcone, ultima di quattro fratelli: Romana, Bruno e Aramis. Mentre i fratelli maschi sono purtroppo scomparsi prematuramente, la sorella maggiore Romana ha raggiunto nel 2008 l'età di 103 anni. I genitori Quirino Deiuri e Virginia Poianaz erano originari della stessa zona. Virginia dovette trasferirsi con l'intera famiglia, all'inizio della prima guerra mondiale, in un campo profughi ad Arona in Piemonte. Dopo la guerra, per motivi di lavoro (il padre Quirino, dapprima operante nella Cava Romana, e dopo la seconda guerra mondiale assunto nell'Ufficio tecnico del Comune) vennero a stabilirsi a Muggia.

Nel 1934 Wanda si sposò con Giorgio Derossi, con cui collaborò intensamente nell'attività commerciale e nell'educazione dei figli Annamaria (nata nel 1935) e Giorgio (nato nel 1938). Oltre che con loro, ha sempre mantenuto affettuosi rapporti con i numerosi nipoti, in particolare con Nirvana e Bruno, figli dei fratelli Romana e Bruno. Dopo la morte del marito, nel 1989, i figli e i parenti (specialmente il genero Lorenzo e l'amato pronipote Marco, la nuora Serena e la nipote Dantina) sono rimasti ancor più uniti a lei, grati per il materno affetto e la vigile attenzione che, animata anche da una salda fede religiosa e sostenuta da un'eccezionale lucidità, essa continua a dedicare loro.

Segue con suoi 102 anni passati la squisita signora Zita Bevilacqua che vive assieme al figlio e la dolce nipote all’entrata di Muggia e che, ancora in splendida forma, da amante della moda ricorda i tempi in cui lavorava in una nota sartoria da uomo in città e quanto i tempi siano cambiati…“d’altronde son passate due guerre… e ogni volta mi hanno portato via una fede!” Con 101 candeline troviamo poi Aurora Vlacich. Nata in Istria ad Albona il 20 aprile 1915, durante la prima guerra mondiale era la seconda di sei figli di un marittimo ed una casalinga. Già giovanissima, per aiutare la famiglia, lavora nei campi e pascola le pecore di loro proprietà ed all’età di diciannove anni si sposa con Giuseppe.

Dalla loro unione nascono tre figli. Dopo la seconda guerra mondiale, con l’occupazione dell’Istria da parte dell’ex Jugoslavia, d’accordo con il marito Giuseppe, decidono di restare in Istria fino al 1950, anno in cui decidono di venire a vivere in Italia a San Dorligo della Valle,  ove tutt’ora Aurora vive con la propria figlia. Donna d’altri tempi, Aurora non solo veste sempre con colori scuri e ha sempre un fazzoletto in testa, ma ama ancora oggi fare la pasta in casa…specie i fusi all’istriana!“

Prossima ai 101 anni anche Antonia - Antonietta Russignan - chiamata Etta, una donna minuta dai capelli bianchi ed un sorriso dolce e spontaneo, che nasce invece a Muggia il 17 novembre 1915 da Maria Derin e Francesco Russignan (chiamato Checco Birbo). I Russignan hanno antiche origini a Muggia come quelli di Isola d’Istria, e sono conosciuti per il loro mestiere di valenti pescatori, e di paron de barca sui loro natanti da più generazioni nel Comune di Muggia. Spesso, hanno esercitato assieme al duro lavoro di pescatori anche l’attività per la vendita nelle vecchie pescherie ormai scomparse, come ricorda Etta “Avevo vent’anni o poco più, mio papà Checco pescava e la mamma aveva il banco di vendita alla Pescheria Centrale sul Mandracchio; la vita anche se modesta scorreva abbastanza tranquilla”.

Correva l’anno 1937 a Muggia e nel territorio c’era la punta più acuta della repressione fascista. La cittadina con i suoi cantieri e i suoi operai erano le spine sul fianco del regime. Ogni piccolo diverbio o protesta per un miglioramento o qualsiasi idea contraria, erano duramente contestati e puniti. “Checco Birbo mio papà - dice Etta - fu spedito a Ventotene, la famosa isola degli irriducibili, dove ha conosciuto tanti personaggi famosi. Io fui confinata nel paese di Miglionico vicino a Matera, un paese della Basilicata situato tra due fiumi e arrampicato su una collina rocciosa a 400 m. d’altezza. Anche mamma Maria, fu inviata in un paese della stessa provincia dopo averle tolto la licenza della pescheria. Uguale sorte ci fu per i parenti prossimi: una famiglia dispersa e divisa senza alcun senso organizzativo e nessuna pietà per lo smembramento del nucleo familiare che aveva figli e nipoti in giovane età”.

Etta racconta che fu alloggiata presso una famiglia del posto, che con il sussidio di poche lire assegnato dal governo per ogni internato, cercava - data la gran miseria - di tirare avanti. “Erano buoni e gentili – racconta Etta – e mi tenevano cara come una figlia, ma io che non ero mai stata via da casa, soffrivo lontano dai miei genitori, e per ben due mesi ho pianto dalla mattina alla sera”.Fortuna volle che riuscissero a salvarsi nel clima tremendo di quei giorni e tornare a Muggia, meno che papà Francesco che finì nel campo di concentramento di Dachau. Quando tornò, (la nipote Edera dice che ha conservato ancora la divisa a righe) era in uno stato pietoso.

Nel dopoguerra ritornarono all’antico mestiere mettendo prima una pescheria in Calle Oberdan e in seguito un piccolo chiosco in Via Borgolauro, quella stradina situata tra la Via D’Annunzio e la XXV Aprile. Ma per la nostra Etta non tutto fu così traumatico. Si sposò con un giovane di Avellino che in confronto a lei era un gigante: Nicola Marino conosciuto mentre faceva il servizio militare nella nostra zona. Ebbero un figlio maschio, due nipoti e finalmente vennero gli anni migliori.  A chiudere le fila troviamo la signora Maria Martellani che compirà i 100 anni il prossimo dicembre.

Tante storie, dunque, quelle raccontate in uno splendido appuntamento intergenerazionale che si colloca a pieno titolo tra i molteplici che già si stanno realizzando tra la Casa di Riposo, l’Istituto Scolastico ed il Ricremattina. Sono esattamente dodici anni, infatti, che il Comune sta promuovendo una serie di iniziative che mettano in contatto e facciano dialogare giovani e anziani per migliorare la qualità dei rapporti sociali nella nostra comunità.

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