Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Crisi Università Popolare, i vertici ascoltati in Comune

Questa mattina Fabrizio Somma e Cristina Benussi hanno parlato alla V Commissione "conoscitiva" per ottenere il quadro della situazione. Colavitti: "Circa 300 mila Euro di perdite sono da attribuire alle gestioni precedenti". Somma: "Le notizie arrivate in maniera inaspettata"

L'allarmismo che scaturisce dalla preoccupazione per la situazione di crisi dell'Università Popolare di Trieste è "approdato" in Consiglio Comunale questa mattina durante una specifica Commissione presieduta da Manuela Declich. Due ore di argomentazioni complesse basate su bilanci, richieste, delucidazioni e domande indirizzate all'ente da parte dei consiglieri comunali. La Commissione ha convocato i consiglieri e i rappresentanti dell'Università Popolare, al fine di conoscere nel dettaglio la sua situazione finanziaria. In sala erano presenti i dipendenti dell'ente morale. 

"Non abbiamo ancora ricevuto i fondi dal Ministero"

La Presidente dell'Università Popolare Cristina Benussi ha affermato: "Facciamo il punto su una situazione che sembra essere un po' sfuggita di mano, dal punto di vista delle notizie. Innanzitutto devo ribadire l'importanza di salvaguardare e rassicurare le 12 famiglie che stanno palpitando in questi giorni. Per noi del Consiglio Direttivo la situazione è molto meno grave di quanto sia apparsa sugli organi di stampa". Le parole di Cristina Benussi fanno riferimento "alle notizie che provenivano dall'interno e che hanno sorpreso noi stessi. Non c'è un buco così clamoroso e, dato importante, la crisi finanziaria è risultato di un processo iniziato molti anni fa e mai segnalato dal Collegio dei Revisori dei Conti. Le cifre di cui si parla evidentemente sono preoccupanti ma, a onor del vero, ad oggi non abbiamo ancora ricevuto i fondi dal Ministero. Abbiamo provveduto al pagamento degli stipendi e siamo in una situazione di attesa". 

"Nessuno ha mai pensato di appianare il debito precedente"

A prendere la parola poi è stato il ragionier Piero Colavitti, chiamato un mese e mezzo fa ad osservare da vicino la situazione finanziaria e cercare di analizzare gli elementi di criticità uno per uno. "Il bilancio dell'Università Popolare è complicato. Quando siamo arrivati, il bilancio non è stato completato a causa di una ventina di rendiconti di spese fatte in Istria da parte di alcune comunità che non li hanno ancora presentati". Questa, secondo Colavitti, la ragione per cui il bilancio non è stato chiuso. "Dal 2005 - ha continuato Colavitti - si sono formate delle perdite e mai ripianate di circa 300 mila Euro. Nessuno ha mai pensato di ripianare; mai il Collegio ha detto al Consiglio di Amministrazione di risolvere e, per essere chiari, le perdite bisogna ripianarle, come avviene in qualsiasi società". Il punto critico diventerebbe così il passivo rimasto "sulla gobba" ai vertici apicali dell'UPT a causa delle amministrazioni precedenti. 

"Se il Ministero procede con l'autorizzazione allora si può procedere con la compensazione, utilizzando i residui attivi che sono circa 400 mila Euro. L'Ente, in quel caso, andrebbe a zero, fatta eccezione per le perdite di 300 mila Euro degli anni precedenti. Questo appunto è per indicare la responsabilità che ricade sulle amministrazioni precedenti" ha dichiarato Colavitti.  

"La notizia arrivata in maniera cattiva"

Il Direttore Fabrizio Somma ha parlato alla Commissione difendendo il suo ruolo e quello dell'UPT: "In questi giorni si è parlato di buco e lo ritengo offensivo per un ente morale come l'Università Popolare. Il Collegio dei Revisori dei Conti è presente nella nostra sede 11 volte l'anno, con una riunione di due giorni. La sua presenza avrebbe dovuto essere una garanzia ed invece la notizia dei passivi arriva come un fulmine a ciel sereno su una operatività consolidata e sempre autorizzata; arriva in maniera inaspettata, irruente, quasi cattiva. Se il Comune non avesse nominato il ragionier Colavitti avrei chiesto un consulente tecnico". Somma è poi tornato sulla situazione relativa ai revisori dei conti. "Gli anticipi venivano effettuati per sopperire allo spostamento dei fondi da un conto all'altro e venivano subito riallocati. Una volta il finanziamento regionale che con la Legge 89 del 1978 faceva arrivare i fondi nel periodo tra marzo e maggio. Con l'introduzione della Legge regionale 16 del 2014 - che ingloba quella del 1978 - che trova efficacia nel 2016, l'erogazione dei fondi passa da "contenuto" a "progetto", allineando il tutto ai finanziamenti a progetti della normativa italiana e europea". "Colavitti conosceva l'impianto dell'UPT basato sulla gestione di fondi pubblici e privati e per questo il suo operato è importante". All'interno dell'UPT siedono poi diverse figure, "due rappresentanti del Ministero per gli Affari Esteri ad esempio, che produce un controllo interno ed esterno sull'ente direi non banale". 

La lettera di Massimo Spinelli

Cristina Benussi ha affermato di "aver ricevuto un'unica indicazione della Regione a firma del Governatore Massimiliano Fedriga, riferita alla realizzazione della sola attività ordinaria. Le lettere di sospensione dell'attività dell'Assessore alla Cultura Tiziana Gibelli non sono mai arrivate". Benussi ha poi letto una lettera inviata dal Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti Massimo Spinelli, in riferimento alla "fuga di notizie" che ha raggiunto la stampa. "Le notizie apparse sono la prova che qualcuno dei presenti non mantiene l'opportuna riservatezza del Consiglio d'Amministrazione. Mai ho citato la cifra di 300 mila Euro, mai ho citato il Presidente Somma, mai ho parlato di buco". Colavitti ha poi rimarcato alcuni passaggi delle diverse gestioni passate: "Per certe cose non sappiamo ancora quanto costassero, come ad esempio il concerto di Renzo Arbore a Pola. In quell'occasione giravano tre contratti con tre importi, chi metteva l'Iva e chi invece no. Sono stati dati 30 mila Euro ad un ente esterno per ripulire le tombe italiane in Istria. 17 o 18 diciotto comunità italiane non mandano i rendiconti relativi alle attività. Bisogna far applicare le regole" ha concluso Colavitti. 

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