Violenza donne e Covid, la ministra Bonetti: “Fenomeno in aumento, necessaria rete di protezione”

Un incontro alla presenza della ministra per le pari opportunità e famiglia Elena Bonetti, dove sono stati analizzati i dati relativi a una ricerca svolta dall'Università di Trieste in collaborazione con i centri antiviolenza della regione

Le denunce per violenze domestiche sono diminuite drasticamente durante il periodo del lockdown, così come le violenze perpetrate da uomini non conviventi con la vittima, mentre sembrano aumentati i comportamenti violenti in caso di convivenza. Solo un aspetto del vasto e drammatico argomento, che è stato affrontato oggi a Trieste in un incontro alla presenza della ministra per le pari opportunità e famiglia Elena Bonetti, dove sono stati analizzati i dati relativi a una ricerca svolta dall'Università di Trieste in collaborazione con i centri antiviolenza della regione su un campione di donne che hanno contattato queste realtà per chiedere aiuto.

Bonetti: "Fenomeno troppo presente"

La ministra ha dichiarato che "il fenomeno della violenza domestica è ancora troppo presente", che "sono diminuiti gli omicidi, tranne quelli contro le donne, che sono strutturalmente presenti nel nostro paese. Tuttavia l'aumento di richieste di aiuto al 1522 testimoniano una crescente fiducia verso una comunità che può accogliere. Una comunità che deve comprendere tutte le istituzioni, dalle forze dell'ordine alla scuola alle aziende sanitarie ai centri antiviolenza. Solo così possiamo offrire una vera speranza".

I relatori

Hanno partecipato all'incontro anche Roberto Di Lenarda, Rettore dell'Università di Trieste, Elisabetta Vezzosi, direttrice del dipartimento di studi umanistici, Patrizia Romito, docente di psicologia sociale, Martina Pellegrini, operatrice del Centro antiviolenza GOAP, Alessia Rosolen, Assessora regionale al lavoro.

Il lockdown

È stato analizzato il periodo del lockdown poiché le particolari condizioni avevano destato preoccupazione per le situazioni familiari a rischio e dagli equilibri fragili, messi a dura prova dalla la convivenza forzata e le difficoltà a contattare i soccorsi. Il minor numero di denunce, infatti, potrebbe far pensare a un aumento "sotterraneo" del fenomeno ma al momento, come si è detto durante l'incontro, non esistono dati, né in Italia né all’estero, che mostrino in maniera certa un aumento della violenza contro le donne nel periodo del confinamento. In questa sorta di "esperimento naturale" è stato tuttavia possibile vedere le differenze nei cambiamenti rispetto ai fenomeni di violenza e stalking nel caso di coppie e famiglie conviventi o separate.

La ricerca

La ricerca, iniziata il 3 giugno e tuttora in corso, dispone comunque di alcuni risultati preliminari, relativi alle 167 donne che si sono rivolte a un Centro antiviolenza della regione Fvg con violenza da un partner o un ex-partner. Di queste 167 donne, 66 convivevano con il partner violento e 101 invece non convivevano.  Prima del lockdown i tassi di violenza delle due categorie erano simili e molto elevati, mentre la situazione risultava più grave nei nuclei non conviventi per quanto riguarda le violenze sulle figlie e sui figli da parte dell’ex partner.

Come immaginato, la violenza è aumentata per le donne conviventi con il partner, mentre per le non conviventi si è registrata una diminuzione, anche dei maltrattamenti ai figli. Per quanto riguarda invece la salute delle donne, i risultati mostrano che le donne non conviventi, con alle spalle un periodo di distanziamento fisico dall’ex partner violento, riportano meno sintomi di sofferenza psicologica rispetto a chi convive.

Drammatica, in più della metà dei casi, la situazione economica delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza.
Oltre alla necessità di avere dati affidabili sulla violenza contro le donne,  raccolti con cura e rispetto delle persone coinvolte, lo studio fa emergere il valore di una collaborazione di ricerca tra Università, territorio e Centri antiviolenza.

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