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Domenica, 3 Luglio 2022
La storia

"L'hanno bruciato a Dachau, vengo qui ogni anno per papà Vittorio: io non dimentico"

La testimonianza è quella di Elisabetta Meriggioli, nata a Rovigno nel 1941. Aveva solo tre anni quando il padre fu arrestato dai nazisti, torturato nel carcere di Pola e spedito in Baviera. "E' morto il 16 aprile 1944. Vorrei tanto andare a vedere dove è morto papà, ma ho 80 anni e nessuno mi porta"

"Vengo qui ogni anno perché non dimentico che è stato deportato e poi bruciato a Dachau. Il mio sogno è andare a visitare il campo ma penso che non mi porterà nessuno". Elisabetta Meriggioli è nata a Rovigno nel 1941 ed aveva solo tre anni quando suo padre Vittorio viene arrestato dai nazisti, nelle campagne dell'Istria interna. Giovane militare italiano, dopo l'8 settembre 1943 abbraccia la Resistenza e decide di combattere il nazifascismo. Viene prelevato durante un rastrellamento. Portato in carcere a Pola, viene torturato e da lì, spedito in Baviera a bordo di un cosiddetto treno della morte. Abbiamo raccolto la testimonianza di sua figlia Elisabetta, residente nel capoluogo giuliano ed oggi 27gennaio presente alla cerimonia per il Giorno della Memoria, svoltasi dentro la Risiera di San Sabba a Trieste.  

L'arresto in Istria, il carcere a Pola a il treno della morte

"Quando quell'animale di Mussolini ha perso la guerra - così inizia il suo racconto - mio padre non è corso dai suoi bambini a casa. Lui era come il nostro Pertini (il celebre capo dello Stato), aveva aderito alla Resistenza, perché era contro il nazifascismo. Mia madre, era giovanissima, ha saputo della prigionia ed è andata da Rovigno a Pola a piedi. Quando è arrivata davanti al carcere ha trovato due militari che le hanno chiesto cosa volesse. "Cerco mio marito" aveva detto mia madre. Poco dopo l'aveva visto ad una finestra. Era tutto insanguinato. Lì dentro li torturavano". Poco dopo Vittorio viene messo su un treno assieme a molti altri istriani e finisce dritto a Dachau. 

"Io non dimentico"

"Mia sorella vive in Germania - racconta Elisabetta che oggi ha 80 anni - e lei ha una lettera che mio padre riuscì a scrivere. "Cara Emilia - scriveva - sono deportato, penso che non ci vedremo mai più. Addio". Sono i nonni di Elisabetta (i genitori di Vittorio ndr) a cercarlo tramite la Croce Rossa Internazionale. "Suo figlio è morto il 16 aprile 1944" scrissero così nei documenti che la figlia conserva gelosamente. "E' stato bruciato a Dachau e io non dimentico. I miei figli mi dicono che le cose sono passate ma io non voglio che succedano più queste cose. Per questo, anche se sono anziana, continuo a venire qui in Risiera ogni anno". 

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