Cronaca

"Votare Si al referendum", avvocati ed operatori culturali triestini fondano un comitato: «Paese più moderno ed efficiente»

Lanciata una pubblica sottoscrizione change.org

Flavia Dimora (professore universitario di diritto costituzionale), Diego Bravar (Presidente di ITAL TBS e vicepresidente di Confindustria), Raffaele Morvay (ex Presidente del Tribunale di Trieste), Diego Bravar (Presidente di ITAL TBS e vicepresidente di Confindustria), Giorgio Mustacchi (professore universitario e medico), Sergio Omero (medico), Flavia Dimora (professore universitario di diritto costituzionale), Bojan Brezigar (ex Direttore del Primorski Dnevnik), Maria Teresa Squarcina (psicologa e membro del Tribunale per i Minorenni), Luciano Semerani (architetto e professore universitario), Roberto Dambrosi (architetto), Simone Volpato, (libraio), Valerio Fiandra (operatore culturale) e gli avvocati Piero Fornasaro, Stefano Sabini, Gianfranco Carbone, Franco De Robbio e Alberto Pasino sono i primi sottoscrittori di un appello per votare Si al referendum Costituzionale.

Hanno lanciato una pubblica sottoscrizione su https://www.change.org/.

I motivi del Si sono sintetizzati in un documento in calce.

Per i sottoscrittori il referendum in cui gli italiani saranno chiamati a decidere rappresenta l'occasione per dare avvio a quel processo di modernizzazione di cui c'è bisogno.

E' un momento, perciò, in cui è necessario fare appello alla razionalità chiedendo ai cittadini chiamati ad esprimersi, non solo partecipazione, ma anche e soprattutto consapevolezza.

Il referendum non può e non deve diventare oggetto di speculazioni tattiche sul breve periodo, né occasione di prese di parte emotive dettate dal tifo o dall'antipatia politica.

Di seguito il documento sottoscritto

PERCHE' VOTEREMO SI'

Pur comprendendo le critiche ed anche convenendo su alcune delle osservazioni di chi per il prossimo referendum sulla riforma della Costituzione sostiene le ragioni del No, siamo assolutamente convinti che la scelta migliore nell'interesse del Paese sia quella del Sì.

Infatti, dopo anni di tentativi inutili, il Parlamento, dopo sei doppie letture e con una larga maggioranza, è riuscito a varare una riforma che affronta, con ragionevole, se pur perfettibile, efficienza alcune tra le nostre maggiori emergenze istituzionali modificando molti articoli della Costituzione, ma rispettandone l'impianto di valori.

Nel progetto non c’è, dunque, tutto quello che, chi scrive, avrebbe voluto veder realizzato dal legislatore ma, per certo, vi è molto di utile.

  1. Si supera - oltretutto conformemente al modello originario dei costituenti - un farraginoso e sostanzialmente inutile bicameralismo paritario e indifferenziato, disciplinando un rapporto diretto tra Camera dei Deputati e Governo.
  2. Con il nuovo Senato si delinea un modello di rappresentanza al centro delle istituzioni locali, nel mentre, riformando il Titolo V, si ridefinisce il rapporto Stato/Regioni incrementando l'ambito delle materie di competenza statale e tipizzando quelle proprie della competenza regionale, ponendo le premesse di un regionalismo più maturo e, nel contempo, superando le ragioni che hanno causato il proliferare i conflitti di competenza tra gli organismi territoriali.
  3. I procedimenti legislativi sono stati articolati in due modelli principali che, seppure, nelle materie ordinarie, privilegiano la camera politica, riservano a quella territoriale poteri essenziali tanto nelle materie di rilevanza costituzionale, quanto in quelle relative ai rapporti tra Stato e autonomie.
  4. La riforma incide, poi, sui poteri normativi del Governo, limitando gli spazi per la decretazione d’urgenza ma, consentendo l'ottenimento di risposte parlamentari celeri soprattutto riguardo la valutazione delle iniziative dell'esecutivo cui viene riconosciuta una corsia preferenziale e tempi certi di decisione da parte dell'Aula.
  5. D'altro canto, si da corso ad un significativo potenziamento delle garanzie a mezzo del rilancio degli istituti di democrazia diretta (leggi di iniziativa popolare, implementazione del referendum abrogativo, introduzione di quello propositivo e d’indirizzo ed altro ancora) e la previsione di un quorum più alto per l'elezione del Presidente della Repubblica.
  6. Si avvia, infine, una, ancora insufficiente ma, comunque significativa, semplificazione istituzionale a mezzo dell'abolizione del CNEL e la soppressione di qualsivoglia riferimento alle province quali enti di rilevanza costituzionale.

Né l'elenco degli aspetti positivi della riforma si limita a quanto appena riportato, estendendosi, invece, ad altre questioni inerenti la diminuzione dei parlamentari (220 in meno), la soppressione delle indennità senatorie (i componenti del Senato saranno, infatti, consiglieri regionali o sindaci e le loro "retribuzioni" rimarranno quelle dell'ente che rappresentano), l'indicazione di un tetto per le "compensi" dei consiglieri delle regioni (siccome parametrati a quelli, inferiori, dei sindaci delle grandi città) o, ancora, l'introduzione del divieto, per le assemblee territoriali, di continuare a distribuire contributi ai gruppi politici costituiti nel loro ambito.

Ciò detto, va riconosciuto - e certo chi sottoscrive non intende negarlo - che il testo presenta criticità ed è perfettibile ma, ciò non di meno, pur nella genesi compromissoria tipica del frutto dei lavori parlamentari, il progetto non implementa scelte gravemente sbagliate o oggettivamente divisive, creando, invece, un'occasione di "sblocco" di una situazione istituzionale la cui deriva ha, negli ultimi anni, imposto prassi non solo legislative ben più pericolose e potenzialmente antidemocratiche di quelle che si paventano in relazione al nuovo modello.

Da ultimo, un'osservazione.

Il referendum in cui gli italiani saranno chiamati a decidere rappresenta l'occasione per dare avvio a quel processo di modernizzazione di cui c'è bisogno.

E' un momento, perciò, in cui è necessario fare appello alla razionalità chiedendo ai cittadini chiamati ad esprimersi, non solo partecipazione, ma anche e soprattutto consapevolezza.

Il referendum non può e non deve diventare oggetto di speculazioni tattiche sul breve periodo, né occasione di prese di parte emotive dettate dal tifo o dall'antipatia politica.

L'Italia ha necessità innanzitutto d'intelligenza e di persone che liberamente la esercitino nell'ambito di un dibattito sereno in cui, per le ragioni che abbiamo accennato e a prescindere dalle personali opinioni di ognuno di noi, dalle preferenze di partito o dall'avversione o dalla simpatia che possiamo provare nei confronti dell'attuale Presidente del Consiglio, abbiamo scelto di esprimerci chiedendo, appunto, in nome dell'interesse superiore del Paese e non, invece, di quello di una o di un'altra parte, che gli elettori approfondiscano e valutino al meglio, spendendo la loro responsabilità in quella che pensiamo essere la scelta più utile al loro e al destino delle generazioni che verranno: la scelta del Sì.

Raffaele Morvay

Diego Bravar

Giorgio Mustacchi

Flavia Dimora

Bojan Brezigar

Maria Teresa Squarcina

Luciano Semerani

Sergio Omero

Alberto Pasino

Valerio Fiandra

Piero Fornasaro

Simone Volpato

Franco De Robbio

Stefano Sabini

Gianfranco Carbone

Roberto Dambrosi

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Votare Si al referendum", avvocati ed operatori culturali triestini fondano un comitato: «Paese più moderno ed efficiente»

TriestePrima è in caricamento