Un libro sui 90 anni del "modello Val Rosandra", la scuola che rivoluzionò l'alpinismo italiano

Giovedì 16 gennaio 2020, alle ore 18 presso la sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich di via Rossini 4 a Trieste verrà presentato l'ultimo numero della rivista “Alpi Giulie”, curato da Flavio Ghio e interamente dedicato alla storia della Scuola Nazionale di Alpinismo "Emilio Comici" in occasione del suo 90° anniversario. Oltre all'autore Flavio Ghio, introdotto da Matteo Sione, interverranno gli alpinisti Lucio Piemontese, Giorgio Ramani e Stefano Zaleri. Durante la presentazione saranno inoltre proiettati due brevi video storici a cura di Giorgio Gregorio.

Le iniziative per il novantesimo anniversario

Nel corso del 2109 la Società Alpina delle Giulie - Sezione di Trieste del Club Alpino Italiano ha voluto celebrare il novantesimo anniversario della fondazione della prima Scuola Nazionale d'Italia anche con le spedizioni in Patagonia e Marocco e, in collaborazione con l'Associazione XXX Ottobre, ospitando a Trieste nella prestigiosa sede della SISSA il Convegno degli Istruttori Regionali del Friuli Venezia Giulia e del Veneto proponendo interventi di stimati accademici sul tema del cambiamento climatico.

Il volume

La monografia di “Alpi Giulie”, condensando la storia della Scuola e del GARS (Gruppo Alpinisti Rocciatori e Sciatori) che ne è stato il promotore e realizzatore, ricostruisce quel percorso di fondazione e sviluppo, nato in un clima di speranza e attivismo, che ha unito diversi giovani attorno ad un obiettivo difficile da realizzare in quanto scarsamente sostenuto dai padri nobili dell’alpinismo triestino estranei all’esperienza arrampicatoria della Squadra Volante dei Cozzi, Zanutti, Carniel, Cepich, Marcovich.

La memoria del tempo

Dalle fotografie e dalle carte sopravvissute al tempo e all’incuria, promana la vita che le ha attraversate. Nel ripresentarle oggi il loro silenzio restituisce l’originario entusiasmo con cui la neonata “Scuola di Roccia della Val Rosandra” iniziava sulle pareti della Valle la sua grande stagione che avrebbe portato l’intero alpinismo italiano ai livelli dalla Scuola di Monaco. Sono Comici, Barisi, Benedetti, Butti, Opiglia, Prato, Stauderi, Zuani e i loro allievi divenuti istruttori - organizzati dal direttore Stefenelli - a porre le basi.

La diffusione del modello "val Rosandra"

Hanno avuto l’incoscienza di fare i formatori senza essere certificati ma portando la loro nave in mare aperto con la perizia del vecchio lupo di mare, muovendola con arte fino ad arrivare al riconoscimento del CAI Centrale di prima Scuola Nazionale di Alpinismo avente il compito di diffondere il “modello val Rosandra” con Comici, Prato, Migliorini, Stauderi e Mohor a tenere anche corsi fuori sede. Fu proprio Comici a trasmettere ai lecchesi la tecnica di cui erano ignari che permise a Riccardo Cassin di realizzare le imprese per le quali è entrato nella storia, compresa la nord della Cima Ovest di Lavaredo, compiuta anticipando lo stesso Comici.

Gli insegnamenti

La Scuola ha difeso poi quel ruolo e quel titolo contro chi, alpinisticamente capace, lo voleva suo. In questo compito, il primo direttore Fausto Stefenelli, uomo notoriamente mite, è stato un leone. Anche quando, lasciata la scuola e divenuto direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ha tacitato con garbata fermezza chi tentava di allargarsi riscrivendo la storia a proprio modo. Insegnando a non essere legati al proprio “particulare” tanto da ridimensionare se stessi e il proprio passato. È in questo esempio, più che in altri, l’insegnamento da raccogliere.

Le criticità dei tempi moderni

La Scuola ha poi proseguito il suo percorso. Da molto tempo non ha più Emilio Comici né esercita più la sua leadership in campo nazionale. Oggi l’organizzazione non consente fughe in avanti, le regole si sono moltiplicate, la tipologia di corsi si è differenziata al punto che ogni cosa ha una sua storia e un suo perché. Una frase come quella di Giulio Benedetti, il salitore con Comici della N.O. del Monte Civetta, è forse emblematica:

“La prudenza è l’anticamera della paura” oggi sarebbe perseguita col ferro e col fuoco. Eppure è grazie a questi eccessi che, nel 1929, un gruppo di giovani ha scardinato le porte della realtà attraversandola con i propri sogni. Senza quei giovani non ci sarebbe stata originalità e avremmo dovuto percorrere le altrui strade. 

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