"Ero uno zombie ma sono guarita", la battaglia di Anna contro l'anoressia diventa una mostra

Risalire la china. Uscire da un tunnel solo apparentemente senza la luce in fondo allo stesso. Mettersi in gioco, realizzando un calendario, servizi fotografici ed una mostra che, presto, a Ronchi dei Legionari, parlerà di un tema difficile e molto poco messo in risalto. Quello dell'anoressia. Protagonista è Anna Latino, veneta di Conegliano, impiegata di un istituto bancario che, da quel tunnel ci è uscita eccome. La sua storia, questo il suo obiettivo, deve essere un esempio per riconquistare non solo l'identità, ma soprattutto la dignità di una donna.

La mostra

L'esposizione non sarà solo una galleria di immagini di cui è la protagonista, ma un messaggio chiaro a chi, nelle sue stesse condizioni di un tempo, fa fatica uscire da quella condizione di malessere e di sofferenza. Un messaggio alle giovani generazioni che non accettano la loro fisicità e si lasciano andare. “A 20 anni pesavo 28 chili – racconta – ed ero praticamente uno zombie. Dalle storie dolorose si impara sempre molto e soprattutto ci si mette in gioco nuovamente. Quello che io ho fatto, aiutata dai medici, dal mio nuovo lavoro e dall'arrivo di Eleonora, mia figlia. Con la maternità è arrivata la passione per la fotografia. Mi piace condividere scatti, immagini che debbano suscitare eleganza e mai volgarità. Mostrare un corpo che può reagire alle violenze della storia. Ed è quello che voglio dire con la mia mostra”.

La sua vita

Il suo percorso nasce dalla sua infanzia difficile e dal rapporto con un padre davvero troppo distante e severo. “A 17 anni i primi sintomi. Passai 2 anni – sono ancora le parole di Anna - a mangiare una scatola di piselli al giorno di cui ricordo ancora le calorie, 80 x 100 grammi. Li mangiavo direttamente con le mani e persi via via la conoscenza dell’uso delle posate. Avevo le mani consumate  dal calore. I piselli sono sferici e ricordano l’ideale di perfezione tanto amato dalle anoressiche. Da li a poco cominciai a perdere peso vertiginosamente e mentre il viso si riempiva di piccola peluria, contro l’ipotermia, mentre i capelli cadevano copiosi. I muscoli si smagrivano tanto consumarsi visibilmente”.

La conclusione

E' l'inizio di un girone dantesco che si è concluso solo pochi anni da quando Anna ha ripreso in mano la sua vita, la sua mente ed il suo corpo. Ed ora il suo desiderio è quello che la sua dolorosa battaglia, per fortuna vinta, possa diventare un valido appiglio per chi, dall'anoressia, non riesce ancora ad uscirne e rifarsi una vita.

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