Domenica, 14 Luglio 2024
LA mostra

Da Penn a Newton: a Venezia in mostra gli archivi di Condé Nast

“CHRONORAMA” rappresenta il tempo che sfugge e la traccia visiva che lascia attraverso le immagini realizzate da oltre 150 artisti internazionali

VENEZIA - Fino al 7 gennaio, a Palazzo Grassi, è visitabile “CHRONORAMA. Tesori fotografici del 20esimo secolo”, la prima esposizione mondiale dedicata ai tesori fotografici recentemente acquisiti dalla Pinault Collection e provenienti dagli archivi di Condé Nast, alcuni mai visti prima dal grande pubblico. La mostra presentata a Palazzo Grassi raggruppa una selezione di 407 opere realizzate tra il 1910 e il 1979, ordinate in un percorso cronologico, che mostrano donne, uomini, momenti storici, vita quotidiana, sogni e drammi del 20esimo secolo.

Da Helmut Newton a Irving Penn

“CHRONORAMA” rappresenta il tempo che sfugge e la traccia visiva che lascia attraverso le immagini realizzate da oltre 150 artisti internazionali come Edward Steichen, Berenice Abbott, Cecil Beaton, Lee Miller, André Kertész, Horst P. Horst, Diane Arbus, Irving Penn, Helmut Newton, tra i fotografi, Eduardo Garcia Benito, Helen Dryden e George Wolfe Plank, tra gli illustratori. Tra i più grandi talenti della loro generazione, questi artisti hanno definito l’estetica fotografica e artistica del tempo attraverso la pubblicazione del proprio lavoro sulle riviste edite da Condé Nast (Vogue, Vanity Fair, House & Garden, Glamour, GQ…). Ai ritratti delle icone dello spettacolo e delle grandi personalità del secolo si mescolano fotografie di moda, fotoreportage, scatti di architettura, nature morte e saggi di fotografia documentaristica.

La fotografia di moda attraverso le varie epoche

Nonostante le fotografie fossero destinate a comparire nelle riviste, le immagini prodotte sono trattate come opere d’arte a pieno titolo. “CHRONORAMA” invita a osservarle fuori del loro contesto editoriale per ricomporre un mosaico visivo dove si collocano sia rinomati capolavori dell’arte fotografica sia immagini ad oggi inedite. Oltre a configurarsi come retrospettiva, la mostra è anche un invito all’introspezione da parte di un mondo occidentale che non ha solo intuito la potenza delle immagini, ma ne ha anche inventato il linguaggio. Se il 19esimo secolo è stato l’ultimo dominato dalla cultura scritta, il 20esimo si sarebbe ben presto affermato come era dell’immagine. Questi tesori di carta patinata ci permettono di osservare i cambiamenti di gusto in materia di abbigliamento, architettura o arredamento o di vere e proprie rivoluzioni artistiche: il Cubismo contagia gli abiti e il vestiario dell’élite mondana europea, il Neoclassicismo del primo dopoguerra trapela dalle silhouette femminili nuovamente fasciate da corsetti, l’Art Déco si declina in ogni forma, specialmente nell’architettura delle grandi capitali, mentre foulard variopinti e minigonne diventano espressione della liberazione sessuale di fine anni Sessanta.

Le parole del curatore

Matthieu Humery, curatore della mostra, introduce così la mostra: ‘In un’epoca in cui ogni minuto vengono creati milioni di immagini, condivise poi all’istante, “CHRONORAMA” riveste un ruolo di trasmissione all’attuale e alle future generazioni di grande importanza. La mostra presentata dalla Pinault Collection è incentrata sulla prolificità della cultura fotografica del secolo scorso, prima dell’avvento della tecnologia digitale.” “Ridestandoci da un sogno bizzarro con la sensazione di aver attraversato il tempo, nello spazio di una notte o di un singolo istante, dopo aver visto e vissuto un’avventura epica, spaziando in epoche diverse, ci troviamo faccia a faccia con questo immenso flusso di immagini, una visione caleidoscopica di un viaggio in tempi ormai passati. Questa la sensazione che trasmette “CHRONORAMA”.’

Chronorama Redux

Il nucleo di immagini storiche in mostra è posto in dialogo con “Chronorama Redux”, un progetto che propone uno sguardo contemporaneo sulle opere di “CHRONORAMA” attraverso i lavori di quattro artisti: Tarrah Krajnak, Eric N. Mack, Giulia Andreani e Daniel Spivakov. Le opere sono allestite in quattro spazi espositivi di Palazzo Grassi come interludi che irrompono nel percorso cronologico della mostra principale. Rinnovare lo sguardo, esplorare il rapporto con il tempo e le immagini, trasmettere testimonianze del passato sono i principi che si incarnano in questo primo progetto inedito a Palazzo Grassi sviluppato attorno agli archivi leggendari di Condé Nast.  

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