Trieste, 13 luglio: perché la data rappresenta "un'importante sfida per tutta la città"

Il testo di Štefan Čok, storico triestino di lingua slovena, è stato ospitato sulle pagine del celebre settimanale Mladina e sul quotidiano Primorski Dnevnik. Di seguito ne riportiamo la traduzione italiana

Il testo che proponiamo in lingua italiana è di Stefan Cok, storico triestino di lingua slovena, ed è stato ospitato sulle pagine del celebre settimanale Mladina e sul quotidiano Primorski Dnevnik. 

Faccio partire la mia riflessione da una constatazione di fondo: il nome Basovizza è conosciuto anche al di fuori dell’ambito locale della Venezia Giulia. Se chiedi a uno studente italiano di Milano forse ti dirà che ha già sentito questo nome. Se chiedi a uno studente sloveno di Maribor anche. Naturalmente i motivi per i quali i due studenti conosceranno il nome saranno del tutto diversi: per lo studente italiano sarà la Foiba, per lo sloveno gli Eroi. Entrambi i luoghi sono, a modo loro, problematici ma per motivi diversi: per quel che riguarda il monumento agli eroi di Basovizza rimane l’irrisolto problema della riabilitazione, per la quale, da quel che so, è difficile poter contare sulle vie giuridiche.

Malgrado ciò quel luogo ha un’enorme valenza simbolica per gli Sloveni che la geografia slovena identifica come Primorska, Litorale (in senso ampio). Per quanto riguarda la Foiba resta il fatto che vi sia un divario fra la narrazione alla quale spesso assistiamo in quel luogo e le conclusioni della storiografia. Ma anche questo luogo ha un’enorme valenza simbolica, in particolare per gli esuli. Questa doppia valenza simbolica c’era, c’è e ci sarà, indipendentemente da cosa avverrà il 13 luglio. La domanda è cosa vogliamo farne. Personalmente, quando cito Basovizza, la metto a frutto per evidenziare le diverse memorie che coabitano in quest’area e il fatto che anche i luoghi simbolicamente importanti possono essere cosa complicata.

Per questo guardo con grande prudenza, un po' di scetticismo critico e anche un po' di ingenua speranza a ciò che avverrà. Guardo a queste cose da più punti di vista, il che non è sempre facile: come individuo che ha a che fare con la storia ogni giorno. Come Sloveno triestino, ed eccome se sono legato alla mia comunità.  E come Triestino in generale, dato che ho a cuore il futuro di tutta la città. Mi rendo conto che non è possibile immaginarsi che i più alti rappresentanti dei due stati vadano insieme solo a una delle due Basovizze, un luogo della memoria presuppone anche l'altro e viceversa.

Ciò che mi preoccupa in questi giorni è soprattutto l'assenza in città del clima del 2010 (prima della visita dei tre presidenti si giunse ad esempio all'incontro fra Miloš Budin e Lucio Toth, rappresentanti di spicco della comunità nazionale slovena e degli esuli, la conversazione venne moderata dai direttori dei due quotidiani triestini, Piccolo e Primorski), ora siamo stati invece testimoni di vari avvenimenti che non vanno nella giusta direzione: la glorificazione di D'Annuzio, i discorsi sulla stessa Foiba in occasione del 10 febbraio, l'interpretazione unilaterale del 12 giugno ovvero della partenza delle forze jugoslave nel 1945. Tutto ciò non aiuta, tutt'altro, e crea solo difficoltà a tutti coloro i quali, siano essi Italiani, Sloveni o altri, si occupano di queste tematiche durante tutto l'anno e si sforzano di trasmettere a qualsiasi interlocutore soprattutto il messagio della complessità di questa nostra area, dove il conflitto non si svolgeva affatto sulla sola asse »Italiani-Sloveni« e anche le diverse memorie esprimono questa complessità.

Cosa può andare storto

Cosa può succedere di male il 13 luglio: mancano ancora alcuni giorni, in questo periodo si potrebbe giugere ancora a più di qualche dichiarazione o azione che guasti completamente il clima, ponga in discussione tutta la giornata, provochi che ognuno interpreti gli eventi a modo suo (ad es. se i quotidiani sloveni presenteranno solo i successi/insuccessi »sloveni«, quegli italiani solo gli italiani – qua mi riferisco naturalmente ai giornali nazionali, non a quelli locali), se dal 14 luglio in poi sarà più difficile per gli storici affrontare la complessità di quest'area perchè affrontano domande (e risposte) sgradevoli, se quanto avverrà a Basovizza, qualsiasi cosa avvenga, metterà in ombra l'elemento principale: il centenario dell'incendio del Narodni dom e la restituzione dell'edificio agli Sloveni triestini, il bilancio finale sarà negativo.

Cosa può andare bene

Cosa può succedere di positivo il 13 luglio: se il messaggio finale sarà il rifiuto di ogni uso della storia e delle memorie a fini politici, l'empatia verso la memoria del vicino (il che non significa necessariamente che si debba accettare quella memoria – puoi rendere omaggio a un luogo simbolico anche pur non accettando la retorica che troppe volte si ricollega a quel luogo), il rispetto verso la storiografia (e da questo punto di vista ci sono alcuni elementi importanti: il fatto che si debba finalmente conoscere la relazione della commissione mista e il fatto che entrambi i paesi concordino che la storiografia debba restare libera anche quando è fastidiosa – en passant, la politica si occupa della storia come tale, meglio sarebbe se si occupasse piuttosto del creare migliori condizioni pr l'insegnamento e la ricerca storica se ritiene che il passato sia importante) soprattutto se si affermerà il messaggio che la restituzione del Narodni dom è un evento storico importante per tutta la realtà triestina e transfrontliera, allora il bilancio sarà stato positivo.

Le conclusioni

Mettiamola così: se il 13 luglio resterà nella storia come un momento negativo lo scopriremo probabilmente subito, la sua positività invece potrà essere constatata di giorno in giorno dal 14 luglio in poi. Ma per la vita in un'area di confine, in particolare se fai parte di una comunità di minoranza, pazienza e costanza sono qualità fondamentali. Un ultimo pensiero, relativo alla Slovenia: è importante che il centro (qua non mi riferisco alle autorità, mi riferisco proprio alle persone, all'opinione pubblica) si renda conto della specificità transfrontaliera del Litorale, la rispetti e la consideri importante per il complesso del contesto sloveno. Il periodo prebellico, bellico e postbellico da noi è stato differente; il presente è diverso e lo stesso varrà per il futuro. Ciò non è detto in senso positivo o negativo, è però un fatto degno di riflessione.

Štefan Čok

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