Triestini chiusi in casa: "crolla" il numero degli interventi del 118 in codice rosso

Negli ultimi 40 giorni un "brusco" calo dei casi. Il direttore del 118, Alberto Peratoner: "Cambiata la frequenza degli interventi". Il cardiochirurgo (e consigliere comunale) Marco Gabrielli: "Numero di interventi urgenti su pazienti colpiti da infarto miocardico drasticamente diminuito”

I mezzi del 118 che in questo periodo partono a sirene spiegate verso la “scena” di un codice rosso sembrano essere un lontano ricordo. Negli ultimi quaranta giorni – vale a dire dall’inizio dell’emergenza CoViD-19 – il numero degli interventi richiesti da situazioni di elevata criticità è letteralmente crollato. Sul “campo” è altresì rimasta una scia di interventi prodotti da codici di minor gravità, soprattutto bianchi e verdi.

In maniera indiretta il “merito” del crollo è del virus, visto che la mole di decreti e ordinanze calate dal Governo e dalle Regioni fin dai primi giorni dell’allarme ha di fatto limitato gli spostamenti delle persone e "modificato" le operazioni di soccorso. Ad essere diminuiti sono infatti gli infortuni, gli incidenti stradali e, in ultimo, tutti i casi in cui la gravità dell’intervento è risultata al di sotto del codice rosso o che, nel gergo dell'uomo della strada, potrebbero essere indicati come "falso allarme". 

L'impegno dell'Asugi

L’Azienda Sanitaria sta mettendo in campo uno sforzo notevole nel fronteggiare il virus anche in virtù della gestione e del contenimento dell’emergenza attraverso tutte le realtà operative sul campo. Secondo il direttore del 118 Alberto Peratoner “l’intervento classificato come codice rosso, quindi di notevole criticità, ha perso la frequenza che possedeva prima dell’emergenza”. A diminuire sono soprattutto gli interventi cosiddetti “traumatologici” (infortuni sul lavoro e a casa, solo per citare alcune tipologie ndr) ma anche quelli dovuti a gravi situazioni cardiocircolatorie o neurologiche che possono portare ad ictus, ischemie o ad arresti cardiaci.

La conferma da un post del consigliere comnunale Gabrielli

Una conferma del brusco calo di “urgenze” giunge anche dal consigliere della Lista Dipiazza ed ex presidente del Consiglio comunale di Trieste, Marco Gabrielli che lavora come chirurgo nel reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale di Cattinara. “A livello di operazioni – racconta Gabrielli che negli scorsi giorni ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook in merito alla riduzione degli arrivi in ospedale – possiamo dire che, ad esempio, il numero degli interventi urgenti su pazienti colpiti da infarto miocardico è drasticamente diminuito”. 

Una riduzione che Gabrielli pensa sia dovuta anche al fatto che molte persone non chiederebbero aiuto o non chiamerebbero il 112, nell’intenzione di non voler gravare su un sistema sanitario già provato dall’emergenza CoViD-19. “Se uno ha un infarto cardiaco non è che la presenza in città del coronavirus allunghi i tempi di intervento: per avere buoni risultati bisogna intervenire in tempi brevi, come sempre. Parlo dell'argomento che conosco meglio professionalmente, ma il discorso vale anche per le altre urgenze”.

Per Gabrielli “in ospedale si fanno i salti mortali per tenere separati i pazienti con sospetto CoViD19 dai pazienti affetti da altre patologie. Nei reparti specialistici i pazienti con coronavirus non ci sono. Il rischio di contagio è minimo. Trascurare o attendere "che passi" una sintomatologia acuta può essere molto pericoloso. Se state male (tranne in presenza dei sintomi del virus ndr) andate all'ospedale o chiamate il 112”.

Una riflessione possibile a fine emergenza? 

Un altro argomento molto delicato è quello che riguarda le persone che muoiono in questo periodo e che non verrebbero sottoposte a tampone. Al momento non si hanno dati ufficiali – nonostante ciò l’inchiesta di Report di ieri 6 aprile con preciso riferimento all’area di Bergamo potrebbe coinvolgere nella riflessione tutte le regioni italiane – ma forse, se dovessero venir pubblicati, i numeri si potrebbero ottenere alla fine dell’emergenza e fornire così, almeno a livello italiano, una visione più ampia sulla pandemia e sull'analisi delle cause e, in generale, delle stesse curve nei grafici.  

Le relazioni sociali: cosa succede nelle case dei triestini? 

Capitolo suicidi. Nel giornalismo che segue le linee deontologiche solitamente non si fa menzione né della morte, né tantomeno dei tentativi che tuttavia sappiamo essere un numero non indifferente anche nella città di Trieste, anche se i dati ufficiali, ad esempio per il 2019, sembrerebbero non essere disponibili. Prima dell'emergenza questo tipo di interventi non venivano resi noti (in passato qualche testata locale ha clamorosamente violato le regole della deontologia, ma questo resta argomento di competenza dell'Ordine dei Giornalisti) e non emergono neanche oggi in piena emergenza. Il dibattito resta tuttavia aperto e rappresenta un "nodo" che prima o poi, la stampa e i vertici professionali della sanità, ma anche nel campo dei servizi sociali, dovrà essere affrontato. 

Gli effetti dell'emergenza: il CoViD-19 all'esame degli psicologi

In questo periodo molto complesso anche dal punto di vista delle relazioni sociali – la scorsa settimana e in un arco temporale di alcuni giorni, il 118 sarebbe intervenuto due volte all’interno della stessa abitazione a Trieste per una violenta lite familiare dalle conseguenze non trascurabili e che avrebbero coinvolto anche un minore – la solitudine e gli obblighi della quarantena hanno "sconvolto" la quotidianità, a volte producendo strascichi emotivi e relazionali difficili da monitorare. Pensiamo ad esempio al bisogno di ascolto che molti anziani hanno, oppure alle conseguenze che il virus ha prodotto nel mondo del lavoro autonomo, e ancora a chi invece il lavoro non ce l'ha più. Questa pandemia verrà studiata anche dagli psicologi, su questo non v'è dubbio. 

Conclusioni

Questi sono solamente alcuni degli effetti del CoViD-19 sulla società. Il bollettino fotografa il suo andamento e, in questa fase in cui il coronavirus sembra essere alle prese con un rallentamento (secondo i grafici del Financial Times tuttavia la curva non ha iniziato la discesa, essendo "ferma" e stabile ndr), alimenta le speranze di poter finalmente entrare nella cosiddetta fase 2. Non sarà un libera tutti, ma potrebbe lasciare intravedere la luce.

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