Mercoledì, 17 Luglio 2024
Come può uno scoglio arginare il mare

Ausonia come il Twiga, quanto valgono le concessioni degli stabilimenti triestini

Da qualche tempo il ministero delle Infrastrutture e trasporti ha mappato l'intera linea di costa italiana, mettendo in rete tutte le informazioni relative agli stabilimenti balneari del Belpaese. Tasto dolente, quello delle concessioni, per tutti gli esecutivi che si sono succeduti dal 2006 ad oggi a causa della direttiva Bolkestein. Ma a dare un'occhiata ai numeri, ecco che il problema starebbe non tanto nelle concessioni, bensì nelle tariffe. "Non si può non includere gli sforzi che facciamo come imprenditori", così i gestori. Può però lo stabilimento della Versilia pagare come l'Ausonia o viceversa? L'approfondimento

TRIESTE - Ausonia come il Twiga di Briatore. L’attacco dell’articolo è volutamente provocatorio, ma ad analizzare le informazioni che si possono leggere sul Sid, il portale del mare realizzato dal ministero delle Infrastrutture e trasporti e che mette in rete la gestione degli stabilimenti balneari d’Italia, si capisce che le differenze di canone tra la struttura di Flavio Briatore e quella triestina non sono poi così marcate. Le tariffe le impone lo Stato, è vero, ma il tema non è di facile analisi. L’operazione del governo svela la mappa degli stabilimenti, con informazioni molto precise su canoni annuali, demanio, stato d’uso, strutture e resoconti delle passate gestioni. Per capire quanto incassa lo Stato (circa 115 milioni di euro, contro un fatturato di oltre 300 miliardi) dalle strutture balneari italiane, basta essere muniti di Spid ed interrogare il sistema. 

Bolkestein, uno scoglio da 17 anni 

Un tasto dolente, quello delle concessioni, che a Roma conoscono bene. Tutti gli esecutivi nazionali che si sono succeduti dal 2006 ad oggi (ovvero dalla direttiva Bolkestein), non sono mai riusciti ad avviare la rivoluzione chiesta dall’Unione Europea. Nell’aprile di quest’anno l’Italia si è vista sbattere la porta in faccia per l’ennesima volta. Questa volta è stata la Corte europea, attraverso il giudice di Lussemburgo, a dettare la linea che il nostro Paese dovrebbe seguire, d’ora in avanti. “Le concessioni italiane non possono essere rinnovate automaticamente, ma devono essere oggetto di una procedura di selezione imparziale e trasparente” questo il verdetto in sede di giustizia europea e che fa tremare diverse migliaia di famiglie. Insomma, "è la pubblicità legata alla possibilità di partecipare alle gare il nocciolo, non la concessione di per sé", così un addetto ai lavori.  

Situazioni di continuato privilegio? 

Un tema che interessa e divide la politica ma che, nelle parole di Fratelli d’Italia, sarebbe sul tavolo del governo, intenzionato prima o poi a trovare una soluzione al problema, anche se il dibattito è stato spostato al 2024. Ma le resistenze tipicamente italiane non sono facili da superare, né tantomeno quelle situazioni di particolare e continuato privilegio. In attesa che Giorgia Meloni decida il futuro dei balneari e riesca ad “arginare il mare”, lo scoglio non verrà superato neanche quest’estate. Perché ormai, siamo ad inizio agosto e la stagione balneare è già approdata al suo giro di boa. E gli stabilimenti balneari lungo le coste del golfo di Trieste? Quanto pagano allo Stato? La lista, tranne qualche eccezione, è presto fatta. Di seguito riportiamo ciò che risulta pubblicato sul portale ministeriale e le informazioni che gli stessi gestori ci hanno fornito. 

Gli stabilimenti triestini

Quest’anno il bagno ferroviario di viale Miramare, che ha una concessione fino al 2033, ha pagato 16.474, 35 euro. A questi vanno aggiunti ulteriori 3528 euro, integrazione richiesta dal governo Meloni a livello di adeguamento Istat e pagati nel periodo tra maggio e giugno. Dal 2017 ad oggi il canone ha oscillato tra i 15.116 euro del primo anno ai 13.147 del 2022. In mezzo c’è stato il Covid, ma nel 2020 e nel 2021 lo stabilimento ha pagato una cifra compresa tra i 12 e i 13 mila euro. Nell’annus horribilis che aveva mostrato al mondo la pandemia il bagno ferroviario non aveva ricevuto alcuna riduzione del canone, anzi (si era passati dai 12.378 ai 12.725 euro). Vicino allo storico bagno dei ferrovieri c’è lo stabilimento C.R.A.L. Qui il canone è di gran lunga inferiore: si parla infatti di poco più di 3.300 euro, per quanto riguarda il 2023 (ma cresciuto di circa 1.200 euro dal 2017).

Ausonia paga come il Twiga

Il caso dell’Ausonia è particolarmente emblematico. I dati a disposizione sul portale sono relativi alle ultime tre annualità (quelli prima non compaiono), ma, come fanno sapere dalla Croce del sud, consorzio di gestione, “la concessione è stata rinnovata fino al 2045. Ne avevamo ottenuta una nel 2005, che poi è stata rinnovata ed infine quest’ultima”. Rispetto al 2022, nell’anno in corso lo storico stabilimento paga un po’ di meno, ovvero 23.399, 56 euro contro gli oltre 25 mila euro corrisposti la scorsa stagione. Ma è soprattutto il confronto con il 2021 a far rizzare le antenne. Due anni fa l’Ausonia ha pagato allo Stato 10 mila euro e 91 centesimi: un aumento di oltre 13 mila euro, in soli 24 mesi. 

Pedocin, dal 2021 un regime "normale"

A due passi da l’Ausonia c’è il bagno alla Lanterna, il cosiddetto “Pedocin”. Qui il canone da corrispondere allo Stato è di 2.698 euro. Bazzecole, si dirà. Eppure, stando ai dati delle annualità precedenti, i triestini potranno strabuzzare gli occhi di fronte ai 349 euro del 2017, cresciuti fino ai 361 euro (sì, annuali) del 2020. L’anno successivo, il secondo dell’era Covid, il canone del Pedocin schizza a ben 2.500 euro, con un incremento considerevole. Insomma, l’unico stabilimento diviso ancora tra uomini e donne non ha più l’eccezionale status degli anni precedenti, si potrebbe dire. Proseguendo lunga la costa triestina si arriva allo stabilimento Sticco. Qui però si cambia soggetto: la concessione è data dalla Regione, costa circa 15 mila euro e ad oggi vale fino al 2033. "Il senso delle cose - così Manfredi Carignani, uno dei soci assieme a Francesco Minucci - sta nel fatto che noi paghiamo per un bene dello Stato, ma non solo la concessione, bensì anche e soprattutto l'investimento che ogni anno un imprenditore fa per poter fornire nuovi servizi. Ben venga la direttiva, ma forse è tutto il sistema che andrebbe rivisto".   

In quanto tempo recupero la cifra?

E in quanto tempo gli stabilimenti riescono ad incassare la cifra che poi dovranno corrispondere alle casse statali? Restiamo sul Pedocin, dove un biglietto d’ingresso costa 1,10 euro. In questo caso bastano 2300 ingressi, un numero che lo stabilimento di epoca asburgica raggiunge facilmente in qualche giorno. In altre parti il canone viene “smarcato” magari in qualche settimana, senza troppe difficoltà. All’Ausonia, dove l’entrata a biglietto intero costa 8 euro, sarebbero necessari circa 3000 ingressi per incassare la somma per saldare il canone annuale (anche se qui andrebbero conteggiati gli abbonamenti, le tariffe speciali come gli ingressi plurimi e chi più ne ha più ne metta). Al ferroviario di viale Miramare, come spiegato dal presidente Claudio Vianello, “se il meteo ci dà una mano, ci vuole almeno un mese per recuperare la cifra imposta dal canone”. 

Costi di gestione, rischi imprenditoriali

A tutto ciò vanno sommati altri costi di gestione come quelli legati al personale, fornitori, senza contare poi il rischio che gli imprenditori o le cooperative si assumono durante la gestione. "Il nostro canone è di 3509 euro - così Luca Calabrò dello stabilimento Le Ginestre - e lo versiamo al comune di Duino Aurisina. La concessione è stata rinnovata proprio quest'anno e scadrà nel 2033". Il canone vale per 230 metri di lunghezza per una larghezza di pochi metri di battigia, il resto (bar, parcheggio e ulteriori strutture) è invece proprietà privata. "Ogni anno investiamo decine di migliaia di euro tra attrezzatture, servizi di bagnini e molto altro. E' vero che si potrebbe guardare ai 3500 euro come una cifra non particolarmente impegnativa, ma è altrettanto vero che nella questione vanno inseriti tanti altri elementi, compreso il rischio che le famiglie si prendono nel gestire gli stabilimenti. Non credo si preferiscano le holding a conduzioni famigliari" chiudono dalle Ginestre.    

Rivedere il sistema? Non ancora, troppo difficile

Al di là dei singoli casi, una cosa è sicura: nonostante Bruxelles non sia più disposta a tollerare imperituri privilegi all’italiana, lo Stato continua ad applicare tariffe che, se confrontate, mostrano differenze abissali tra le diverse concessioni. Inoltre, (la conferma arriva dalle criticità che anche questo governo ha in materia di direttiva Bolkestein), le differenze tra regioni e regioni sono marcate. "Le coste italiane non sono tutte uguali" così Calabrò delle Ginestre. C'è una domanda che però, alla fine, un cittadino dovrebbe porsi. A fronte degli incassi stagionali di stabilimenti come il Twiga (milioni di fatturato, utile di oltre 600 mila euro nel 2022) e canoni molto simili a quelli di stabilimenti come ad esempio l'Ausonia, forse il governo, oltre che iniziare ad applicare la direttiva europea, dovrebbe pensare di mettere mano all'intero sistema. Decidersi, una volta per tutte, intervenendo laddove sussistano status di privilegio e pochi investimenti, premiando dall'altro lato i virtuosi. Insomma, rendere onore al merito.  

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