Due mesi senza bonus, stipendio e buoni spesa: la disperazione di una famiglia triestina

La testimonianza di una famiglia in difficoltà ai tempi del Coronavirus: "La situazione è ormai insostenibile"

A fine marzo ai comuni sono stati distribuiti diversi milioni per l’acquisto di buoni spesa, una misura pensata per le famiglie in difficoltà. Sembrava un buon salvagente, un provvedimento che avrebbe potuto aiutare chi davvero non poteva permettersi nemmeno lo stretto necessario. Una bella soluzione che, però, ha lasciato indietro gli ultimi, ovvero quelli che già prima del coronavirus vivevano in situazioni precarie e che, per qualche ingranaggio non funzionante che spesso sta alla base di questo Paese, ad oggi, non ha ricevuto né il bonus né i buoni spesa.

E' capitato ad una famiglia triestina, che chiameremo Rossi, ma come loro, tanti altri hanno dovuto fare i conti con questa paradossale situazione. I Rossi sono un nucleo famigliare di due adulti con due minori a carico, che oggi si trova con l'acqua alla gola. “A causa del coronavirus siamo stati entrambi licenziati in tronco – ha dichiarato uno dei genitori – . Siamo senza stipendio da due mesi e l'unica entrata che abbiamo è il reddito di cittadinanza che ammonta a meno di 200 euro, beneficio che ci ha impedito di richiedere il bonus e che ha ritardato la ricezione dei buoni spesa (arrivati nella giornata di oggi 21 maggio, dopo un mese dalla domanda ndr)”. Nella graduatoria infatti, la famiglia Rossi si colloca tra gli ultimi posti. Sul sito del Comune le tre categorie di beneficiari e i loro punteggi vengono così descritti: 30 punti per le persone in disagio economico per emergenza Covid-19 che non hanno percepito alcun contributo pubblico, 20 punti per coloro che hanno percepito qualche contributo e 10 per coloro “che erano in disagio economico anche prima dell'emergenza che percepivano o meno contributi pubblici, tra cui il reddito di cittadinanza”. Ovviamente, si legge ancora sul sito, “all' interno delle 3 categorie i punteggi più alti sono assegnati a chi ha il più basso patrimonio mobiliare a disposizione ”ovvero sembrerebbe che i Rossi potranno sì avere un punteggio alto, ma rientreranno pur sempre nell'ultima categoria, quella da dieci punti.

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I giorni quindi passano e le spese non fanno altro che aumentare anche a causa della chiusura delle scuole: “Ci siamo dovuti sobbarcare ulteriori spese come il costo del computer e quello della connessione ad internet. Inoltre, con la sospensione della mensa, anche il cibo è diventato un grosso impegno. E' oggettivo che rispetto ad un single che magari ha avuto subito accesso alle misure del governo, spendiamo di più e abbiamo più bisogno di aiuto”. “Ora – conclude – siamo in attesa delle misure del decreto rilancio dove siamo stati inclusi, ma intanto sono già passati due mesi e la situazione è sempre più insostenibile”. La famiglia, inoltre, non ha neanche ricevuto le mascherine. Sono solo venti euro, diranno i più, ma in una situazione di bisogno, anche le più piccole risorse sono fondamentali. Un quadro che descrive il paradosso di un sistema che avrebbe dovuto aiutare i più deboli e che, invece, ha rivelato alcune falle. “Non è un paese per poveri”, viene da dire.

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