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Conti truccati, merce fantasma ed evasione per 270mila euro: nei guai 63enne

Un uomo residente in Italia e con la doppia cittadinanza italiana e slovena è accusato dalla Procura di Capodistria di aver evaso il fisco e di aver falsificato documenti aziendali. Clienti fasulli, cifre gonfiate e un triangolo tra la Turchia e l'Italia, passando per la Slovenia

Un 63enne sloveno ma in possesso anche della cittadinanza italiana è accusato dalla Procura di Capodistria di aver evaso il fisco per 270mila euro nel periodo dal marzo 2017 al maggio dell'anno successivo. L'uomo, titolare di un'azienda con sede a Sesana, avrebbe ordinato al proprio commercialista di emettere, tra fatture e bolle di trasporto, oltre 50 documenti nei confronti di società italiane, slovacche ed ungheresi, contenenti false informazioni al fine di non versare l'Iva. inoltre, gli investigatori del Dipartimento di Polizia del comune litoraneo hanno denunciato il 63enne per nove reati legati alla falsificazione o distruzione di documenti aziendali. Per i fatti contestati dalla magistratura slovena, l'imprenditore rischia una condanna da uno a otto anni (per il reato di evasione fiscale ndr) e fino a due anni per la falsificazione di documenti. 

L'inchiesta della Procura

Le indagini sono partite dopo la segnalazione inviata dall'Amministrazione finanziaria della Repubblica di Slovenia a cui si è aggiunto il lavoro di investigazione della procura istriana. Durante le operazioni, è stato accertato che il 63enne (che è residente in Italia ndr), avrebbbe commesso i fatti negli anni successivi ad aver assunto, nel 2015, la direzione dell'azienda di Sesana. Tra il 2017 ed il 2018 avrebbe permesso alla società a lui intestata di evadere imposte su beni importati dalla Turchia e da destinare a ditte di altri stati membri dell'Unione Europea, per una prima tranche pari a 190mila euro; nella primavera del 2018 lo stesso reato sarebbe stato commesso per un importo di oltre 80mila euro. 

Merce inesistente e consegne fasulle

Come accertato dagli investigatori di Capodistria, è stato scoperto come la società del 63enne non effettuasse alcuna consegna in Italia o, secondo un'altra ipotesi, i clienti non avessero segnalato gli acquisti alle autorità fiscali italiane, non giustificando quindi il mancato versamento dell'Iva. L'azienda di Sesana avrebbe avuto un rapporto diretto con quattro fornitori sloveni (a cui la ditta avrebbe inviato le fatture false ndr) che alle autorità di Lubiana risultavano falsi e non operanti, come pure la stessa merce, inesistente. 

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