Ferriera: l'accordo di programma "infiamma" Servola e scava il solco tra i sindacati

La Cgil denuncia "il mancato mantenimento delle promesse fatte in merito agli esuberi". Rodà e compagni guardano al "controllo e monitoraggio". Botta e risposta tra Relli e Colautti sulla firma

L’accordo di programma della Ferriera rischia di infiammare nuovamente il dibattito istituzionale e provocare una possibile ed insanabile frattura all’interno del comparto sindacale triestino. Lo “scontro” sulla sua applicazione ha fatto riemergere elementi di carattere politico che sono stati ribaditi più volte durante le due conferenze stampa convocate alla stessa ora di oggi 19 giugno dalla Cgil e da Fim, Uilm, Failms e Usb.

Se da un lato l’ottenimento dell’accordo è stato salutato dagli ultimi come una “vittoria”, l’approccio in merito agli sviluppi della partita sullo stabilimento servolano è diametralmente opposto. La fronda del sì al referendum rivendica concretezza e dice di guardare al futuro con attenzione, mentre il “partito” dei contrari parla di “promesse mai mantenute né dalla Regione e né dal Mise sul fronte degli esuberi”.

La Fiom: "Dicevano zero esuberi, promesse non sono state mantenute"

“Nell’accordo di programma si era parlato di zero esuberi, mentre un paio di giorni fa abbiamo scoperto che, non solo hanno voluto chiudere 123 anni di storia della siderurgia triestina, ma che in più lascia a casa più di 100 persone”. Secondo Marco Relli della Fiom, infatti, sono 168 i posti di lavoro che ballano e un accordo “che prevede esuberi non è firmabile. Questa situazione non possiamo accettarla. Per realizzare un progetto portuale non sono stati in grado di riassorbire centinaia di dipendenti. Le promesse fatte ora svelano il loro vero volto”.

"Abbiano il coraggio di togliere la firma dall'accordo"

Dall’altra parte della città Sasha Colautti di Usb ha alzato i toni della discussione sul tema della partecipazione all’accordo. “Se la Cgil afferma che questo accordo non va bene, allora che si assumano le loro responsabilità e abbiano il coraggio di togliere la loro firma dal documento”. Accuse che sono state ribadite a più riprese anche da Antonio Rodà di Uil, Umberto Salvaneschi di Cisl e Christian Prella di Failms e che Marco Relli della Fiom, raggiunto telefonicamente da TriestePrima, ha rispedito al mittente. “La Cgil rispetta il voto referendario e non usa ritirare, come fanno altri, la firma da accordi approvati. A differenza di tanti, la Fiom è un sindacato basato sulla democrazia”.

Parola d'ordine: monitoraggio

Al di là della querelle sindacale, Salvaneschi, Prella, Rodà e Colautti promettono “battaglia” attraverso operazioni di “controllo e monitoraggio” . “Ora inizia la partita più difficile – hanno sottolineato – per il fatto che analizzeremo ogni mossa futura e chiederemo, dopo aver visto i contenuti finali, l’applicazione dell’accordo”. Secondo il partito del sì al referendum “bisognerà guardare agli sviluppi occupazionali, porre un’attenzione particolare sugli investimenti e far capire a tutti che la questione Ferriera non può rimanere scollegata ad un modello industriale diverso”. Rodà ha infine lanciato una frecciata a Relli. “La Fiom parla di 163 esuberi ma la polemica è strumentale, visto che di questi circa 70 sono pensionabili e gli altri verranno riassorbiti”. Insomma, anche se l’area a caldo è stata chiusa, la temperatura in Ferriera non sembra destinata a scendere.

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