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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca Piazza Unità d'Italia

"Dimenticati a distanza": oltre 200 persone in piazza Unità chiedono la scuola in presenza (FOTO)

La manifestazione è stata organizzata dal Comitato scuole in presenza. Sono stati appoggiati simbolicamente a terra scarpe, zaini e laptop, a simboleggiare l’ "abbandono" degli studenti a una didattica a distanza che esaspera le famiglie

Gli studenti e i genitori scende nuovamente in piazza e porta con sé oltre duecento manifestanti, uniti nella richiesta di una riapertura in sicurezza delle scuole in presenza. La protesta, organizzata dal Comitato scuole in presenza con la partecipazione del movimento Priorità alla scuola, ha avuto luogo oggi in piazza Unità dalle 11 del mattino. Sono stati lasciati simbolicamente a terra scarpe, zaini e laptop, a simboleggiare l’abbandono degli studenti a una didattica a distanza che evidentemente non solo ostacola l’apprendimento, ma esaspera sia i ragazzi che i genitori.  Il movimento è presente in oltre 60 città italiane dopo il primo lockdown e raccolto il diffuso malcontento per portarlo in altrettante piazze, con cadenza ormai quasi settimanale. 

“Il problema di altri settori come quello sanitario e quello dei trasporti pubblici – spiega la portavoce del movimento Priorità alla scuola Cristina Gregori - non può essere ribaltato sulla scuola. I ragazzi sono stati sacrificati già troppo e quindi le azioni di governo e delle istituzioni devono cambiare senso da subito. Nessuno dice che se la situazione è tragica e il lockdown è totale le scuole debbano restare chiuse, ma non si può cominciare con la chiusura delle scuole e non finire mai. Il ragazzino è stato individuato come untore per tranquillizzare la cittadinanza, ma il sacrificio non servirà granché. Soprattutto è importante tenere aperte le scuole anche per il tracciamento perché in nessuna realtà che raccoglie un numero così alto di persone c’è un tracciamento così puntuale”. 

Una decisione, quella di chiudere le scuole, anticipata dalla Regione prima che dal Governo, e giustificata dalla Giunta Fedriga con dati allarmanti legati alla maggiore incidenza di contagi nella popolazione giovane. Lo stesso vicegovernatore Riccardi, già il quattro di gennaio, aveva dichiarato in conferenza stampa, che “nel periodo dal 30 novembre al 27 dicembre il 18% dei casi di positività al Covid riguarda la fascia tra i 10 e i 19 anni”, precisando tuttavia che “ciò non significa che il contagio sia avvenuto nella scuola, ma che probabilmente la fascia di età più predisposta alla vita sociale è la più a rischio e questi ragazzi hanno più possibilità di contrarre il virus al di fuori delle aule per poi portarlo inconsapevolmente nelle classi“. 

Due mesi dopo, il 3 marzo, nella conferenza stampa in cui era stata annunciata la didattica a distanza per tutti gli studenti delle scuole superiori e medie, l’assessore all’educazione Rosolen aveva dichiarato che "le regioni italiane che hanno riaperto prima le scuole si trovano ora in condizioni critiche". Nella stessa occasione il Governatore Fedriga aveva avvertito che “i contagi si registrano principalmente in famiglia, secondariamente sul lavoro e poi a scuola, in tutte le altre situazioni l'incidenza sarebbe molto minore”. 

La stanchezza e la sofferenza di insegnanti e genitori è tuttavia palpabile, come il rifiuto di credere che non esista alcuna soluzione per svolgere le lezioni in presenza e in sicurezza. Lo sostiene anche Arianna Magrini, portavoce del Comitato scuole in presenza, una rete nazionale che riunisce famiglie italiane da nord a sud e difende il diritto costituzionale all’istruzione. “Non dimentichiamo – spiega Negrini - che tutti i ricorsi al Tar fatti da ogni regione d’Italia sono stati vinti, perché i giudici non ritenevano sufficienti i dati epidemiologici riportati per una chiusura delle scuole così protratta nel tempo, anche in Fvg. Il diritto costituzionale dev’essere garantito in tutto il territorio in maniera omogenea, ci sono regioni d’Italia che sono chiuse da un anno per ogni ordine e grado, come la Campania e la Puglia. Ci sono ragazzi che hanno bisogni educativi speciali, ragazzi che hanno la legge 104, che sono stati spesso abbandonati a se stessi e di cui non parla nessuno. In molte famiglie si sono vissute situazioni tragiche”.

La protesta continuerà il 26 marzo, data in cui la Confederazione dei Comitati di Base (Cobas) organizzerà uno sciopero della didattica a distanza per chiedere che una consistente parte del Recovery fund sia destinata alla scuola. Nella stessa data avrà luogo un evento online sulla pagina Facebook del Comitato Scuole in presenza, a cui parteciperanno con diversi relatori, che esporranno i disagi della Dad, acronimo che nei cartelli della manifestazione odierna assume il nuovo significato di “Dimenticati a distanza”.

Protesta DAD 21 marzo

 

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