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Giovedì, 18 Agosto 2022
Nuove regole e dissenso

Nuove restrizioni, le voci dei non vaccinati: “Ormai siamo ai margini della società”

I non immunizzati per vaccinazione o guarigione sono ormai una minoranza. Con le nuove regole relative al super green pass e la regione in zona arancione, chi non ha la certificazione si sente escluso da tutto. Abbiamo raccolto le voci di alcuni triestini che ad oggi vivono in questa situazione

Tempi duri per i non vaccinati in zona arancione, che vivono una sorta di lockdown guardando la stragrande maggioranza dei cittadini vivere una vita pressoché normale, fatte salve le mascherine e le regole di distanziamento e sanificazione. In Friuli Venezia Giulia l'arancio è scattato dal 24 gennaio, e da oltre dieci giorni, per chi non ha il super green pass, la vita è diventata una specie di corsa a ostacoli. Chi non è vaccinato né guarito non può avere accesso a bar, ristoranti, alla maggior parte dei negozi e ai mezzi pubblici, oltre a non poter uscire dal comune e dalla regione se non per comprovata necessità o esibendo un tampone negativo (il cosiddetto green pass base). Si tratta ormai di un'esigua minoranza a causa della virulenta variante Omicron con il suo boom di guarigioni e delle corse ai centri vaccinali dopo ogni stretta del Governo. Minoranza che, tuttavia, si dice sempre più esasperata e ai margini della società.

Chi ha soldi evita la vaccinazione, chi è povero no

"Mi pesa soprattutto non poter usare i mezzi pubblici - spiega una donna 46enne -. Vado a piedi facendo 15 chilometri al giorno. A volte qualcuno mi offre un passaggio o mi presta un suo mezzo, mangio pasta in bianco per pagare i tamponi che mi servono per lavorare. Ho imparato a chiedere aiuto, a spendere solo per il necessario. E' un discrimine sociale fortissimo: chi ha denaro ha la libertà di evitare la vaccinazione, chi è povero no. E' inutile che parlino di servizi essenziali. I mezzi pubblici non vengano considerati tali. Nel 2020 ero obbligata ad andare a lavorare ogni giorno quando ancora del CoViD si sapeva solo che era mortale, e ci andavo in autobus con mascherine di tessuto, mentre abbiamo aspettato due anni per rendere obbligatorie le Ffp2. E' chiara la logica del governo: costringere alla vaccinazione senza costringere. Dimostra che abbiamo un governo incapace di agire onestamente".

"Vediamo solo i nostri nipotini, gli amici solo al telefono"

La lotta è trasversale e coinvolge diverse fasce d'età. “Siamo convinti che il virus esista - dichiara una coppia di pensionati vicini alla settantina - e infatti facciamo di tutto per proteggerci: cerchiamo di non vedere nessuno che non siano i nostri nipotini, gli amici li sentiamo solo al telefono. Non ci vacciniamo perché abbiamo problemi di salute e non ci fidiamo, ma agiamo responsabilmente per ridurre al minimo i rischi. Quello che ci manca di più è la libertà. Da non vaccinati in zona arancione non possiamo spostarci da un comune all’altro. Ci sembra che le restrizioni siano più utili a far vaccinare la gente che non ad arginare il contagio. Per quello sarebbe più utile il tracciamento, che ora è saltato”. Un settantenne, di fronte a un negozio di bricolage, spiega che “se mi spande un rubinetto, per sostituirlo devo farmi il tampone e spendo 10 euro in più: così per ogni acquisto che viene definito non necessario. La grande distribuizione online ringrazia per questo, e per questo pagano, di nuovo, solo i commercianti locali”.

Virus e bonus, gli altri problemi dimenticati: "E' tutto surreale"

Un traduttore trentenne, che lavora da casa, mette l'accento sui cambiamenti nelle relazioni sociali: "Mi pesa soprattutto l'impossibilità di parlare di altro argomento che non sia il CoViD. In realtà nessuno ha voglia di ammettere la verità e cioè che speriamo che gli altri si vaccinino perché anche loro ci proteggano e non perché rischino davvero, come nel caso dei bambini e degli adolescenti. E' umano, ma sarebbe corretto ammetterlo. Vedere che le persone si sono completamente dimenticate di ogni altro problema ecologico, sociale, politico fa male. Vedere impalcature ovunque, quando bisognerebbe dare i soldi agli ospedali o per premiare le produzioni sostenibili. E' tutto surreale".

"Clima di guerra" e gli amici con la spesa fuori dalla porta

"Siamo tutti uniti contro la pandemia - spiega una cassiera di 45 anni -, solo abbiamo modi diversi di combatterla, non dobbiamo essere nemici per forza. Ho visto famiglie spaccate a metà nel momento in cui ci si dovrebbe proteggere di più e lo Stato permette questo indegno clima di guerra tra concittadini dopo un anno in cui ci sentivamo amici perfino dei vicini mai visti prima, a cui lasciavamo la spesa fuori dalla porta. Oppure telefonavamo tutti i giorni, cantavamo alle finestre. Per quanto mi riguarda la pandemia ha tirato fuori il meglio delle persone e la campagna vaccinale, non il vaccino in sé, il peggio. Per il resto mi spiace per i negozi e per i ristoranti che guadagneranno un po' meno, mentre ingrasseranno le farmacie. 

Il futuro 

"In un’ottica di riapertura - dichiara una madre -, discriminiamo i bambini per le 'colpe' dei genitori. Bambini contro la mamma e il papà. Green pass a durata indefinita (non illimitata), ma tanto poi puoi modificarla a tuo piacimento. Io non ho neanche il permesso di comprare un quaderno per la scuola di mio figlio, questo per uno non è un bene primario? Per un bambino a cui si rompono le scarpe, le scarpe nuove non lo sono? Discriminiamo i bambini non vaccinati che non hanno scelto di esserlo, e che sono comunque a rischio basso. Perché?". Così un'addetta alla vendita in un negozio del centro: "La cosa peggiore è stata sentirmi dire di dover fare i controlli ai clienti. Prego di non dover importunare anziani o impedire l'accesso in negozio a qualcuno che paga e che fino a ieri poteva entrare. E' facile obbligare gli altri a fare il lavoro più spiacevole quando hanno un contratto fragile". 

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